Dopo la scomparsa di Fabio Curti, “l’uomo con la sportina”, Facebook gli dedica una pagina

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Lo si vedeva, spessissimo – per non dire sempre – agli appuntamenti culturali più rilevanti della città, ormai da tantissimi anni. Andatura dinoccolata, riservato, gentile ed educato, vestiva sempre con camicia rigorosamente bianca, cravatta, giacca scura e cappotto oppure soprabito beige, in mano l’immancabile 24ore morbida o la sua borsina nera, a volte entrambe. Se ne è andato nei giorni scorsi Fabio Curti, nome sconosciuto ai più, ma la sua presenza era una costante negli eventi della città, che seguiva con precisa e puntuale perseveranza.

Il signor Curti aveva 72 anni, viveva in città con una sorella ed un fratello. Impiegato generico presso il Consorzio Agrario, è stato messo in pensione quando questo è stato chiuso. Da allora non ha mai smesso di seguire gli eventi in città, che fossero presentazione di libri, vernissage, inaugurazioni, letture pubbliche o concerti. La sua ultima apparizione è stata quella al Santuario della Madonna delle Consolazioni in città, dove ha avuto un malore risultato essergli fatale. Ieri, in Sant’Afra, è stato celebrato il funerale. E contemporaneamente qualcuno su Facebook gli ha dedicato una pagina, questa: In memoria di Curti Fabio. L’immagine per il nostro articolo è ricavata da un disegno di Alessandro Alghisi.
(red.)

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  1. un uomo,si direbbe,una presenza,riprodotta fedelmente da questi essenziali disegni che ritraggono un modo "diverso" di pensare ….diverso dal mondo di oggi fatto tutto dal verbo apparire….e nulla dell’essere.
    grazie Fabio di essere stato una "icona" non conosciuta da tutti,ma riconosciuta da molti …. forse sul piedistallo del Bigio,dovresti essere messo tu, il nostro Signor Rossi .

  2. Una persona davvero speciale in questi tempi di vuoto culturale ed etico. L’avevo visto moltissime volte a conferenze e concerti, dove si informava sempre con cortesia e discrezione e andava poi a custodire nella sua immancabile borsa un depliant o un atraccia scritta dell’evento cui partecipava. Assiduo anche nelle letture dall’altare della chiesa di S.Afra in S.Eufemia. Addio ad un persona per bene. E ce ne sono sempre di meno in circolazione…

  3. Mettiamo sul Bigio il bresciano sconosciuto. Quello che lavora in acciaieria, quello che tira la vergella al laminatoio o quello che guida un camion o la donna che porta i piccoli alla scuola per poi immergersi in un giorno senza riposo. Celebriamo i bresciani.

  4. Commovente persona che avrebbe molto da insegnare a certi personaggi che credono di esser personalità delle cultura e della politica perché si fanno i selfie a teatro e li pubblicano su facebook. Grazie per la sua costante e appassionata presenza, Sig. Curti.

  5. Niente male l’idea di riconoscere al "piccolo grande uomo" sempre silenziosamente presente agli eventi culturali cittadini, lo spazio sul piedistallo di Piazza della Vittoria. Sarebbe un modo per accomunare tutti i bresciani in una scelta divisa fra nostalgici ed incerti sul da fare. Di sicuro si rappresenterebbe quel valore della cultura e del sapere per tutti e non la sfrontata tendenza al non senso dell’apparire agli eventi culturali di pochi e frettolosi nomi dell’"eccellenza locale".

  6. Quella chiesa, dedicata alla Madonna delle Consolazioni si chiamò nella storia anche "Chiesa della memoria" in ricordo dei caduti della prima guerra mondiale. Lì è venuto a mancare il signor Curti, quasi in un’ immagine un po’ catartica che associa quella consolazione finale, che certo si è assai meritato in’un onesta vita terrena, alla memoria che la sua città, Brescia, gli dovrebbe dedicare molto più di quanto abbia fatto per qualche banchiere, prelato, affarista di turno…

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