Chiusura uffici postali, Girelli (Pd): valutiamo soluzione alternativa toscana

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“Oltre il 10% dei comuni lombardi subirà la chiusura o la razionalizzazione dei presidi postali. Una decisione sostanziale per il territorio che, a quanto ci risulta, la gran parte dei sindaci ha appreso leggendo i giornali”. E’ questo il commento del consigliere regionale del Pd Gian Antonio Girelli a margine della Commissione Bilancio riunitasi quest’oggi per audire i responsabili regionali di italiane in merito al piano di riorganizzazione aziendale ufficializzato nei giorni scorsi che prevede nella sola Lombardia la chiusura di 61 presidi, di cui 8 nella provincia di Brescia, e la razionalizzazione di altri 121 sportelli. “Siamo fortemente preoccupati per questa vicenda che ha le basi nel decreto Scaiola del 2008 – spiega Girelli -. Le rimodulazioni del servizio postale vanno ad impattare fortemente nelle aree più deboli; in un momento come questo, di difficile tenuta di coesione sociale, le rappresentano importanti punti di riferimento e di aggregazione per la collettività soprattutto nelle piccole comunità e come tali vanno salvaguardate. Da parte nostra abbiamo avanzato alcune possibili alternative: innanzitutto è fondamentale coinvolgere i comuni cercando, dove è possibile, una collaborazione con Italiane per garantire l’apertura degli sportelli in via di chiusura. Per quanto riguarda le razionalizzazioni queste si possono riarticolare in modulazioni orario prevedendo modelli suppletivi e integrativi come sta facendo ad esempio Regione Toscana”, aggiunge. 

 Anche a livello nazionale il Pd sta lavorando su questo fronte. “Nei prossimi giorni – conclude Girelli – il sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, ha convocato l’amministratore delegato di Poste Italiane, Francesco Caio, e il presidente dell’Authority per le comunicazioni, Angelo Cardani per avere maggiori informazioni in merito al piano di riorganizzazione nazionale e per valutare l’impatto sulle comunità locali".

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  1. Convocano Francesco Caio al Ministero ? E quello, come da scuola McKinsey ed in linea con i suoi ex- compagni di banco Passera, Profumo e Massiah, dirà loro che si chiama riorganizzazione aziendale ma in pratica è un drastico taglio ai costi di struttura, cui seguiranno altri tagli su altri costi. Il servizio all’utenza e le stratgeie sui ricavi vengono dopo. Il tutto con vigile occhio al bilancio, alla "creazione di valore" ed infine alla privatizzaizone, già prevista, di Poste Italiane. Ecco, il sottosegretario potrebbe cavarsela con una semplice telefonata.

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