Green Hill: le motivazioni della sentenza di colpevolezza

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La sentenza, per certi versi rivoluzionaria, è stata pronunciata il 23 gennaio, ieri il tanto atteso giorno del deposito delle motivazioni che hanno spinto alla condanna di Renzo Graziosi, veterinario dell’allevamento, e Ghislane Rondot, co-gestore di Green Hill, oltre che dell’azienda, che dovrà risarcire i danni ad Enpa, Leal, Lega nazionale per la difesa del cane, Lav e Legambiente. 

A scorrere le 68 pagine delle motivazioni che hanno portato il giudice Roberto Gurini alla condanna di primo grado sembra di leggere il racconto di ciò che veniva fatto in un lager per animali. Tutto era finalizzato alla realizzazione di profitto, non importa con che conseguenze per i beagle. Tra gli esempi più significativi che si leggono nelle motivazioni depositate dai giudici c’è il trattamento riservato alle fattrici, spremute con gravidanze ravvicinate e continue fino al punto di perdere l’istinto materno e rifiutare i cuccioli, oppure la soppressione degli esemplari malati, ma comunque curabili, tramite iniezioni di Tanax nel cuore o nei polmoni, senza l’utilizzo di anestesia o sonniferi. Ancora: l’utilizzo del tatuaggio sugli animali anziché del microchip.

A fornire ulteriori e decisive prove del trattamento riservato agli animali sono state alcune email tra Renzo Graziosi e Ghislaine Rondot, nelle quali si ammettono diverse manchevolezze e dove si parla dei controlli molto blandi da parte dei veterinari dell’Asl, ora sotto inchiesta.
(Red.) 

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