Ettore Lonati: rimango a Brescia, per amore

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“Resto a Brescia, per amore”. A dichiararlo è Ettore Lonati, presidente dell’omonimo gruppo che nella Leonessa ha ancora buona parte dei propri interessi. Ma che guarda sempre più verso il mondo e in particolare verso Oriente. Oltre all’azienda fondata nel 1945 da Francesco, oggi leader mondiale nella produzione di macchine per calze, e alle altre società meccano tessili (Santoni, Tecnopea, Mil), l’impero della famiglia Lonati comprende acciaierie (Alfa Acciai), società di elettronica (Dinema), realtà commerciali (uno su tutte il nascituro Scalo Milano: un investimento da 170 milioni di euro), immobili (come le Tre torri) e aziende nel settore agro-alimentare. Un mondo di interessi variegato, che molto spesso hanno sede a Brescia. Ma anche un punto di osservazione privilegiato sull’economia globale e sulla crisi.

Dal mondo sembrano finalmente arrivare segnali positivi. Il prezzo del petrolio crolla, il dollaro si rivaluta sull’Euro favorendo l’export e la Banca centrale europea ha dato il via libera a una pioggia di miliardi sulle economie nazionali. Quale di questi elementi, secondo lei, avrà ricadute più forti sul territorio bresciano?

La rivalutazione del dollaro potrebbe essere un elemento di forte sostegno per l’industria bresciana, da sempre vocata alle esportazioni, mentre il “quantitative easing” potrebbe portare grandi benefici a livello di credito soprattutto alle piccole e medie imprese. Molto importante per tutti, comunque, sarebbe che le risorse liberate dall’Europa andassero a finire in investimenti infrastrutturali. Questo ci permetterebbe di colmare l’attuale gap e rappresenterebbe un volano importante per l’economia.

Le risorse sono limitate. Nel Bresciano su quali infrastrutture è opportuno puntare?

La Tav è senza dubbio una delle priorità. Mentre l’aeroporto di Montichiari è una grande occasione persa: non riesco a capire come mai una realtà come la nostra non possa avere un scalo che funzioni, ma debba essere sempre succube dei vicini aeroporti di Verona e Bergamo. Poi c’è la questione dei collegamenti stradali… Qualcuno dovrebbe prendere atto del fatto che oggi le principali tangenziali bresciane, come la Sud, avrebbero bisogno di un raddoppio delle corsie per fare fronte alle esigenze del territorio.

A Renzi e al governo su cosa chiederebbe uno sforzo in più?

Sicuramente la riforma della scuola è una delle priorità. L’obiettivo deve essere quello di portare il nostro sistema formativo a livello europeo. E per farlo bisogna investire di più nella preparazione degli insegnanti, nelle strutture e nel mettere a disposizione degli studenti attrezzature adeguate.

Lei in effetti ha sempre investito molto sulla formazione. Penso a Machina, Cfp Lonati, Laas…

La formazione è essenziale per tornare a crescere, anche sul versante economico. Su questo fronte è necessario fare uno scatto il prima possibile, superando ostacoli che ci rendono non concorrenziali rispetto al mondo. Soltanto per fare un esempio: gli iscritti alla Laas concluderanno il loro ciclo di studi nell’anno dei 18, con quattro anni di “liceo”,  e potranno iscriversi a qualsiasi università del globo o entrare nel mondo del lavoro come i coetanei europei: quindi un anno prima rispetto agli altri studenti italiani (che escono in media a 19 anni). Mentre, se decidessero di optare per la maturità italiana dovrebbero attendere il compimento dei 18 anni anagrafici. Un’assurdità.

Da tempo avete deciso di diversificare le vostre attività. Uno degli investimenti più significativi è quello su Scalo, un grande spazio alle porte di Milano dedicato a moda, design e buon cibo che sarà inaugurato entro la fine dell’anno. E’ convinto che il mercato interno ripartirà oppure pensa semplicemente che vi taglierete una fetta, grande o piccola, del mercato attuale?

Ritengo che anche il mercato interno sia destinato a ripartire. Comunque Scalo sarà un’eccellenza dedicata al lusso e questo settore presenta già tendenze di mercato diverse dagli altri. Di certo crediamo molto nel progetto, che oltretutto sarà collegato al capoluogo lombardo dalla Tem e dalla metro. Il nostro obiettivo è fare di Scalo il secondo centro della città di Milano. Un centro verde, visto che sarà circondato da un parco di 200mila metri quadrati.

Il vostro business è ormai legato al mondo. Ma con Brescia mantenete un legame molto forte. Cosa vi àncora qua?

È possibile oggi fare impresa in Italia ed essere competitivi nel mercato mondiale oppure restare nella Leonessa è una scelta d’amore verso il territorio?

Ammetto che si tratta soprattutto di una scelta d’amore. Qui sono nato e a questo territorio sono legato: questo è il principale motivo per cui resto. Ma non dobbiamo nasconderci che fare impresa in Italia significa ancora superare mille ostacoli e insidie. Penso a leggi che sono vecchie di decenni in un mondo che cambia a velocità supersonica. Ma soprattutto alla burocrazia, che talvolta ha effetti drammatici sulle aziende. Mi viene in mente il caso di un ristorante che ha dovuto aspettare un anno prima di avere l’allacciamento dell’energia elettrica: al dunque hanno dovuto comprare un generatore di corrente per poter aprire al pubblico. I modelli da imitare comunque esistono, e non bisogna per forza guardare a Paesi lontani come Cina o Stati Uniti. Basterebbe fare come i nostri vicini francesi, che a fronte di un investimento mettono a disposizione delle aziende energia e collegamenti stradali, oltre che i terreni a prezzi calmierati.

 

Andrea Tortelli

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  1. Meno male che a Brescia ci sono ancora imprenditori come lui…. Ma la domanda è: cosa succederà quando le aziende passeranno a figli e nipoti? Tutti avranno lo stesso amore per Brescia? Non possiamo continuare a sperare nel buoncuore dei nostri imprenditori….

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