I driver della speranza

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Quantitative easing: che cos’è?

Il Quantitative easing è un programma della Banca Centrale Europea che prevede l’acquisto massiccio di titoli dagli intermediari finanziari (banche e fondi) con lo scopo di dare liquidità al sistema e combattere la deflazione. Concretamente tutto l’Eurosistema -3 Bce e banche centrali nazionali – ha iniziato a comprare direttamente titoli di Stato e altre obbligazioni analoghe emesse da istituzioni europee. La mossa è dovuta al fatto che il costo del denaro è stato tagliato fino allo 0,05 per cento e non può scendere oltre: dunque l’unico modo per usare la politica monetaria per influenzare l’economia è  l’acquisto di titoli. Il piano di acquisti vale oltre 1.140 miliardi e continuerà, al ritmo di 60 miliardi al mese, fino almeno all’autunno 2016 o fino a quando l’inflazione non tornerà ad avvicinarsi al 2 per cento (oggi è -0,3 per cento).  L’impatto complessivo per l’Italia dovrebbe essere di 150 miliardi di euro, 130 acquistati dalla Banca d’Italia e 20 direttamente dalla Bce.

Cambio Dollaro-Euro: che succede?

Il cambio tra euro e dollaro si è portato ai livelli più bassi degli ultimi 12 anni. Ma il biglietto verde nelle ultime settimane si è apprezzato contro tutte le principali monete mondiali. Sono diversi gli elementi che stanno rafforzando il dollaro. In primis, l’attesa per un rialzo dei tassi Usa, che hanno una politica monetaria diversa da quella dell’Eurozona (dove il quantitative easing metterà ogni mese sul mercato 60 miliardi di euro). Ma il rafforzamento del dollaro è dovuto anche a un’altra considerazione: l’economia americana è l’unica grande del pianeta a crescere a un certo ritmo sostenuto, quando le altre principali economie (Eurozona, Cina, Giappone) mostrano segnali di debolezza. Ora il nodo è capire dove si porterà il cambio tra l’euro e il dollaro. E qualcuno prevede che si andrà addirittura oltre la parità…

Crolla il prezzo del petrolio: che accade?

Lo scorso luglio, al Brent, un barile costava 110 dollari, a gennaio si è scesi a 60. Livelli che non si vedevano dal 2009 e che hanno spinto gli analisti a rivedere al ribasso (anche di 20 dollari) le previsioni per il prossimo biennio. Il crollo del prezzo del petrolio è  frutto anzitutto delle decisioni prese a novembre dall’Ope. L’organizzazione dei Paesi produttori, sotto l’impulso in particolare dell’Arabia Saudita, ha infatti deliberato di non tagliare la produzione di greggio mantenendo dunque i 30 milioni di barili giornalieri e un eccesso di offerta rispetto alla domanda internazionale. Le conseguenze sono molte. Sulla vita pratica dei cittadini europei la conseguenza principale è il calo del prezzo della benzina. Nel mondo la situazione è più complicata e alcuni Stati rischiano il traccolo. I Paesi che stanno accusando le maggiori difficoltà sono la Russia (non aderente all’Opec)  l’Iran, la Libia o la Nigeria, le cui economie vedono ridurre drasticamente le entrate con un petrolio troppo basso.

Jobs Act, cosa prevede 

La riforma del lavoro varata dal governo Renzi prevede diverse novità. Eccone una sintesi:

Salario minimo

Come avviene nella maggioranza dei Paesi europei, sarà fissata una soglia sotto la quale il datore di lavoro non potrà scendere nella retribuzione oraria.

Contratto a tutele crescenti

Tutti i nuovi dipendenti di un’azienda saranno assunti con il contratto a tempo indeterminato e tutele che cresceranno in relazione all’anzianità di servizio. Verranno aboliti i contratti a progetto.

Disoccupazione

Il vecchio sussidio di disoccupazione sarà rapportato ai contributi versati e potrà anche andare oltre gli attuali 18 mesi.  La Cig non sarà più autorizzata in caso di cessazione definitiva di attività aziendale e ci saranno nuovi limiti  sia per la cassa integrazione ordinaria (ora di due anni) sia per la straordinaria (quattro). L’obiettivo è di assicurare un sistema di garanzia universale per tutti.

Articolo 18

Saranno reintegrati i lavoratori licenziati per motivi discriminatori, ma sarà possibile il reintegro anche per i licenziamenti disciplinari. Per i licenziamenti economici che saranno considerati illegittimi resta invece solo l’indennizzo.

Mansioni flessibili

Sarà più semplice far passare il lavoratore da una mansione all’altra, compreso il cosiddetto demansionamento, in caso di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale.

Tutela della maternità

Sarà estesa anche alle lavoratrici prive di contratto a tempo indeterminato.

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UN COMMENTO

  1. Splendido nel Jobs Act il capitolo denominato mansioni flessibili che serve a umiliare e massacrare le risorse umane "non gradite" nell’ambito delle guerre di potere o politiche all’interno delle aziende. Con in più lo spettro dei licenziamenti economici illeggittimi con previsione solo di un indennizzo. Roba da "caccia alle streghe quotidiana" che, malgrado l’apparenza, sarà pagata molto cara in termini di efficienza e produttività.

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