Sivieri (Apindustria): più attenzione alle piccole

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Qualcuno parla già di ripresa, e gli ultimi dati sembrano dargli ragione. Ma una nota interessante certamente c’è: in questo contesto, dopo anni di forte difficoltà, anche le piccole e medie imprese stanno tornando a crescere. Nella speranza che il quantitative easing europeo ne sostenga lo sviluppo a livello finanziario e che il governo faccia la sua parte. Ne abbiamo parlato con il presidente di Apindustria, Douglas Sivieri.

Secondo Banca Italia nel terzo trimestre 2014 le piccole e medie imprese italiane hanno visto crescere le esportazioni del 3,3 per cento, due punti in più delle grandi. Un segnale che evidenzia anche come – per la prima volta dopo anni – le speranze di ripresa passano soprattutto dalle aziende piccole e medie. Vede segnali positivi?

Che le piccole e medie imprese siano il tessuto economico-produttivo del Paese è un dato di fatto sin dagli anni Cinquanta. Di fronte a questo resta un mistero il perché la politica industriale sia fatta per pochi grandi e non per la maggioranza. Positivo invece il dato delle esportazioni, soprattutto se teniamo conto che molte pmi vorrebbero rivolgersi all’estero, ma non possono farlo per mancanza di adeguate risorse finanziarie e impossibilità di sviluppare un’adeguata struttura commerciale o produttiva a supporto. Se le esportazioni crescono – pur agevolate da fattori esogeni quali la rivalutazione del dollaro – vuol dire che sempre più pmi riescono a internazionalizzarsi. Un messaggio positivo, anche se potrebbe essere interpretato negativamente, come un obbligo dovuto al peggioramento del mercato interno. Ma se riescono a vendere bene nel mondo, appena la situazione in Italia migliorerà, le nostre imprese saranno pronte a fare meglio sul mercato interno e acquisire nuovo slancio per essere sempre più competitive.

Il prezzo del petrolio crolla, il Dollaro si rivaluta sull’Euro e dalla Bce arriva una pioggia di miliardi sulle economie nazionali. Quale di questi elementi avrà ricadute più forti sul Bresciano?

La rivalutazione del dollaro, almeno nell’immediato. Il petrolio infatti è crollato, ma riprenderà a crescere. È un dato troppo variabile per avere una incidenza stabile sul lungo periodo. Per quanto riguarda invece l’immissione di liquidità da parte della Bce, in seguito all’acquisto dei titoli di stato italiani, bisognerà vedere cosa effettivamente arriverà sul territorio. Sappiamo bene che il rapporto fra le imprese e gli istituti di credito è spesso un rapporto complesso e delicato, che i nostri associati ci segnalano in peggioramento nel 25% dei casi e in miglioramento solo nel 12% dei casi. Del 63% che ci ha indicato rapporti stabili, possiamo immaginare che non siano tutti meravigliosi, spesso, purtroppo anonimi, privi della necessaria collaborazione che invece vorremmo vedere fra il mondo del credito e il mondo dell’impresa. Non possono restare a lungo mondi contrapposti, ma nemmeno lontani.

Oggi è ancora difficile accedere al credito per le imprese. Aib ha fatto un accordo con le banche che di fatto rende le grandi imprese garanti delle piccole. Voi cosa pensate di fare per i vostri associati? Il Quantitative easing vi aiuterà?

Il quantitative easing europeo è un palliativo. Sicuramente aumenterà la disponibilità di capitale delle banche e abbasserà il costo dei prestiti, ma non è scontato che l’esito sia effettivamente quello di incrementare il credito verso aziende e cittadini. Noi, per aiutare i nostri associati, vogliamo innanzitutto lavorare sulla dilazione dei pagamenti e sugli insoluti, perché rappresentano due criticità che pesano fortemente sull’indebitamento delle imprese, come ci hanno dimostrato due indagini svolte in questi mesi. Inviteremo i presidenti delle Associazioni imprenditoriali e i parlamentari bresciani inseriti in commissioni afferenti al tema del credito per valutare insieme le azioni – anche normative – da intraprendere per dare soluzione a quella che possiamo considerare una vera e propria piaga.

La riforma delle Camere di commercio voluta da Renzi avrà effetti positivi sul sistema, favorendo il taglio degli sprechi, o ridurrà gli investimenti sul territorio?

La differenza la fanno sempre le persone, non il numero di uffici. Inoltre non possiamo sempre parlare della necessità di contenere la spesa pubblica e poi di fronte a ogni “taglio” preoccuparci che automaticamente coincida con una minore attenzione al territorio. Se le persone che lavorano in Camera di Commercio hanno come primario obiettivo quello di supportare il tessuto imprenditoriale e offrire servizi innovativi ed efficienti, poco incide il numero di imprese che fa riferimento a una stessa Camera. Quanti esempi abbiamo di iniziative a cui sono stati dedicati personale e risorse finanziarie che non hanno avuto alcun seguito? Certamente, nel processo di riforma, sarà fondamentale salvaguardare le funzioni e i servizi più importanti della Cdc, quelli – come l’internazionalizzazione – dove il sistema camerale può effettivamente offrire un supporto concreto e con un costo più contenuto rispetto ad aziende di consulenza.

 

Quanto è importante oggi investire in infrastrutture? Su quali opere bisogna puntare per sostenere la ripresa?

Le infrastrutture sono un tema importante e delicato, perché richiedono l’equilibrio di molti fattori: le esigenze produttive, il benessere dei cittadini, la qualità della vita, la salvaguardia del territorio, la possibilità di essere competitivi con il resto del mondo. La ripresa ha sicuramente bisogno della banda larga. Il mondo cambia e la maggior parte dei cambiamenti passa attraverso internet: la visibilità delle nostre imprese sui mercati esteri passa per internet, così come buona parte della comunicazione, il mondo del lavoro passa per internet e anche i contatti commerciali passano per internet. La banda larga oggi però è insufficiente. E il digital divide è un fattore di mancata competitività per il sistema Paese.

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