Consulenti del lavoro: Il Jobs Act non creerà occupazione, ma può rimuovere ostacoli

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Se ne è discusso ampiamente venerdì 13 marzo al convegno organizzato proprio dai Consulenti del Lavoro nel salone della Camera di Commercio, dove sono intervenuti anche il dirigente del Ministero del Lavoro Paolo Pennesi e il sindaco di Brescia Emilio Del Bono.

“In attesa dei prossimi decreti attuativi – esordisce Pelizzari – è bene essere chiari. Il Jobs Act non è una bacchetta magica in grado di risolvere tutti i problemi in men che non si dica. Non si può pretendere che le nuove regole creino di per sé occupazione, poiché essa è una conseguenza delle politiche industriali. Sono gli investimenti a creare i posti di lavoro. Il mercato del lavoro, poi, è un sistema complesso nel quale influiscono una miriade di variabili e ognuna di esse va analizzata con attenzione. Ciò che è certo è che si assisterà ad un aumento dei contratti a tempo indeterminato, e questo è un nobile obiettivo, che può essere centrato anche grazie agli incentivi sulla decontribuzione”.

I dati statistici a riguardo fanno ben sperare anche nel Bresciano, dove secondo Pelizzari c’è all’orizzonte un aumento significativo delle stabilizzazioni professionali. “Nel 2014 – racconta – abbiamo registrato un 17% di contratti a tempo indeterminato sul totale. Nei primi due mesi del 2015 la quota è già salita tra il 25 e il 28%, anche se bisogna precisare che si tratta più di uno spostamento di contratti da determinati a indeterminati che di nuovi posti di lavoro. Il Jobs Act, comunque, può e deve abbattere determinati paletti per favorire occupazione e crescita”.

La tesi dell’Ordine dei Consulenti, insomma, è chiara. In attesa dei prossimi decreti attuativi c’è la certezza che l’occupazione non si fa con le leggi, le cui importanti finalità, tuttavia, costituiscono la rimozione di ostacoli deleteri per lo sviluppo del Paese, come la burocrazia. “Un aspetto positivo del Jobs Act è che andrà a fare pulizia in quella che era diventata un’autentica giungla contrattuale garantendo maggiore stabilità”. Anche la revisione dell’articolo 18 rientra nell’ambito di una semplificazione necessaria, soprattutto nell’ottica della crescita dell’impresa italiana e di un’apertura agli investimenti stranieri, che necessitano di un mercato del lavoro meno rigido. L’articolo 18 più che garantire diritti era diventato un baluardo ideologico. Guardando la realtà dei fatti il reintegro del lavoratore era un fatto molto raro al contrario dell’indennizzo. Si andrà in questa direzione garantendo parametri in linea con l’anzianità del dipendente”.

La riforma degli ammortizzatori sociali è vista positivamente: “Il lavoro, oggi, non può essere sempre per la vita. I lavoratori – soprattutto i più giovani – devono essere versatili ed aperti al cambiamento. Un rapporto di lavoro può anche finire, è l’occupazione che non deve mancare e in virtù di questo assunto il mercato del lavoro deve essere pronto ed aperto a nuove dinamiche”.

Intanto i Consulenti del Lavoro stanno trattando un altro argomento di stretta attualità connesso ad economia e lavoro: l’iniziativa di microcredito che destinerà alle PMI italiane 40 milioni di cui 10 giunti dal taglio degli stipendi dei parlamentari del Movimento 5 Stelle. “È un’iniziativa valida e di utilità sociale. Circa 1.000-1.500 piccole e medie imprese riceveranno 25mila euro estendibili in alcuni casi fino a 35mila. Certo, si prevede un numero ampio di richieste e se ne potrà soddisfare solo una piccolissima parte, ma è un’azione senza dubbio positiva, un segnale importante”.

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro sta supportando il Ministero dello Sviluppo Economico in questa direzione. Sul sito www.consulentidellavoro.it è disponibile una sezione riservata al microcredito che riporta le informazioni necessarie in costante aggiornamento. La platea dei potenziali beneficiari riguarda i soggetti che non hanno tutte le garanzie per ottenere un prestito bancario. Il microcredito ha lo scopo di finanziare l’avvio o lo sviluppo di un’attività di lavoro autonomo o di microimpresa attiva da meno di 5 anni organizzata in forma individuale, di associazione, di società di persone, di società a responsabilità limitata semplificata o di società cooperativa. “A Brescia – conclude Pelizzari – sono una quindicina i consulenti a disposizione per avviare le pratiche di richiesta del finanziamento. Ci auguriamo che anche nel Bresciano possano arrivare fondi per la crescita e lo sviluppo di nuove idee imprenditoriali. Oggi il nostro tessuto economico è sempre più votato a garantire servizi ai cittadini, ma non possiamo continuare a vivere di solo terziario”.

 

 

GIANFAUSTO ZANONI: “CONSULENTI DEL LAVORO, FORMAZIONE SINONIMO DI QUALITÀ"

“Il nostro compito è interpretare i bisogni di una società in evoluzione e soddisfare le esigenze del mercato garantendo una presenza fissa al fianco di imprese e lavoratori. A Brescia siamo in 450. Spesso ci confondono per commercialisti, ma siamo tutt’altro, degli specialisti nella gestione a 360 gradi dei rapporti di lavoro”.

Il segretario dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Brescia Gianfausto Zanoni inquadra così il ruolo della sua categoria, chiamata nel recente passato ad un salto di qualità. Ormai da tempo è necessario il titolo di laurea per l’accesso alla professione, aggiunto ad un percorso di tirocinio  di 18 mesi.

Per i Consulenti del Lavoro iscritti all’Ordine sono poi costanti ed obbligatori i corsi formativi e di aggiornamento. Il Consiglio ha recentemente sviluppato anche una commissione di certificazione dei contratti, che ne autentica la genuinità.

 

 

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