Imu sugli impianti di risalita, l’appello al Governo: a rischio 1000 posti di lavoro

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Non ci stanno e presentano ricorsi gli impiantisti delle montagne bresciane, insieme a quelli delle altre province lombarde. Un salasso, quello da pagare per l’Imu sugli impianti di risalita, che non si possono permettere. Al loro fianco si schiera la ex vice campionessa del mondo dello sci Lara Magoni, consigliere del gruppo regionale Maroni Presidente. "Chiedo al Governo di rivedere subito questa  folle scelta che rischia di far crollare un intero comparto dell’economia turistica montana. Siamo pronti a dar battaglia. Per le società degli impianti, già oberate e in piena crisi, una tassa del genere sarebbe un ulteriore colpo di grazia”. “Conosco molto bene la sofferenza che già stanno vivendo le nostre montagne con numerose società sull’orlo del baratro – precisa Magoni -:  stiamo parlando di circa un migliaio di lavoratori a rischio per colpa di una scellerata azione che potrebbe avere a breve degli esiti disastrosi”. Nello specifico la sentenza riconosce che nel calcolo della rendita catastale rientrino anche tutte le strutture fisse che «concorrono al pregio e all’utilizzo degli immobili stessi». La classificazione pone le funivie nella categoria non più di trasporto pubblico, e quindi esente, ma di attività commerciale e quindi soggetta al pagamento dell’IMU. Con questa sentenza, quindi, l’impianto a fune viene paragonato a un’attività commerciale.  “Non comprendo la ratio di quest’azione – conclude la vice-campionessa del mondo di sci che durante i suoi primi due anni di mandato in Consiglio regionale ha portato avanti numerose battaglie legate al tema della montagna, dal maestro di sci con disabilità al soccorso alpino licenziato in Consiglio proprio lo scorso febbraio -.  Se da un lato vengono sbandierati numeri e si promette l’adozione di misure volte ad incrementare l’occupazione, dall’altro lato si va a colpire  chi mantiene con sacrificio i posti di lavoro nonostante un periodo di crisi senza precedenti. Non ci stiamo e chiediamo una modifica urgente della norma”.

 

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