Tenuamente graffiante, la giovane Soak conquista il Grande

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(a.marsigalia) Sola sul palco, ma immensa nei suoi 18 anni appena compiuti. Lei è Bridie Monds-Watson, in arte Soak, la giovane artista irlandese che ieri ha riempito con la sua voce bambina, tenuamente graffiante, il suggestivo Ridotto del Grande. La giovanissima cantautrice ha scelto infatti Brescia per il suo debutto in Italia e, alternando chitarra classica, con chitarra elettrica ha portato il pubblico nel suo mondo fatto di testi che scovano all’interno, di melodie avvolgenti, che alternano l’irrequietezza adolescenziale alla sicura incertezza della vita. Uno sguardo giovane su un mondo profondo, espresso negli accordi e nelle parole di canzoni come "B a noBody", dove racconta come "La speranza che hai negli anni della tua adolescenza è fatta di momenti incustoditi / Stiamo provando, con tutti noi stessi, a diventare qualcosa". Un vero specchio di quello che oggi sono le nuove generazioni, plasmato su quelle dita che si muovono agilmente tra corde tese.  

Con una voce a tratti interrotta ad arte regge un’ora di presa sul pubblico, anticipando i pezzi con aneddoti su come sono nati e frasi ironiche. Giovane ma matura nello sguardo, nel passaggio tra un brano e l’altro c’è l’idea che sta dietro ad ognuno. E racconta frasi di vita, fatta di amici, del ragazzo che non ti considera (Sea Creatures), di chi si allontana prendendo una via oscura. Una vita tutta da scrivere, visto che Soak è solo all’inizio. Resta quindi solo l’attesa dell’uscita del suo album di debutto, dove ci saranno anche, rispetto ai singoli già diffusi, alcuni nuovi elementi di contorno al suo stile intimo – folk: dagli arrangiamenti d’archi in "Wait" alle armonie angeliche di "Pale". Da ascoltare, come il titolo del suo album, "Before We Forgot to Dream".

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