Caffaro, il Comune punta a salvaguardare gli edifici storici

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Il corpo industriale della Caffaro di via Milano non va abbattuto. Questo il progetto del Comune di Brescia. Le motivazioni sono sia di tipo architettonico, cioè si tratterebbe di pregevole esempio di archeologia industriale, ma anche di tipo morale, cioè come monito e simbolo dell’avvelenamento e del disastro ambientale causato in città.

Nel prossimo PGT la Loggia modificherà la destinazione d’uso dell’area della Caffaro da «produttiva» a «verde pubblico», mentre l’edificio di via Milano sarà ripensato come spazio pubblico.

«Prevediamo che nella fabbrica ci sarà uno svuotamento della funzione produttiva per lasciare posto ad un bosco o ad un parco in parte fruibile. Per questo abbiamo deciso la destinazione a verde pubblico. – ha dichiarato al Corriere della Sera l’assessore all’urbanistica di palazzo Loggia Michela Tiboni – I capannoni con gli impianti e le cisterne inquinanti presenti su via villa Glori e via Nullo possono essere abbattuti. Ma l’edificio su via Milano, con lo storico ingresso alla fabbrica, ha senso che venga conservato».

Il quotidiano ricorda come i dati Arpa e del Comune mostrino come l’inquinamento sia al massimo in prossimità dell’ex reparto Pcb e che a Nord di via Milano non si trovi: ciò implicherebbe un più facile recupero degli edifici che si affacciano su via Milano, che quindi non avrebbero veleni nelle fondamenta tali da richiedere una bonifica. 

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UN COMMENTO

  1. La professoressa Tiboni dimostra ancora una volta la sua inadeguatezza al ruolo che ricopre. la sua ignoranza (da latino "colei che non sa") è sconfinata. Gli edifici industriali della prima metà del secolo scorso, la maggior parte dei quali progettati dall’Ing. Dabbeni (di cui Brescia dovrebbe andare orgogliosa e che la Tiboni dovrebbe conoscere a memoria), DEVONO essere tutelati a prescindere, sia che siano edifici nobili sia che siano depositi di formaggio (Casere). Ridurre tutto a questione di soldi e di bilancio è solo una copertura per nascondere l’assoluta mancanza di idee, di cultura, di visione. Rimpiangiamo i tempi in cui l’Assessore Venturini ricopriva l’incarico ora non degnamente occupato. Gentile Professoressa, si faccia insegnare dalla Fondazione Micheletti la storia dell’industria e della città, ha molto da imparare.

  2. Siamo sinceri:il recupero urbanistico di aree un tempo industriali è un obiettivo entusiasmante e da assecondare quando la necessaria variazione della destinazione d’uso non sconfina in alcun interesse speculativo o, peggio, affaristico e tutto privato. Ci vengono infatti in mente la Wuhrer ed il cosiddetto Borgo, oggi purtroppo un deserto commerciale con in più non pochi problemi edificatori residenziali privati. Poi ci viene in mente il Fecciarossa e l’ex area ATB, con l’invitabile, grave ripercussione sulle già asfittiche attività commerciali del centro. E qui ci fermiamo, ripeto…fermiamo.

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