Arresto albanesi, Beccalossi (FdI): sanno che qui non c’è certezza della pena

12

"Una prepotenza che ha dell’incredibile. Prima compiono una rapina, poi non si fermano a un posto di blocco e sparano, infine, feriti dai colpi dei Carabinieri che rispondevano al fuoco, si recano in un ospedale per essere medicati. Non è la sceneggiatura di un film poliziesco, ma la cronaca di quanto accaduto la notte scorsa tra Brescia e Bergamo". Viviana Beccalossi, assessore regionale e dirigente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, nell’esprimere "solidarietà e un sentito ringraziamento agli uomini dell’Arma che hanno rischiato la vita per fronteggiare questi criminali dell’Est Europa", commenta così l’episodio avvenuto la scorsa notte nelle strade del Bresciano, dove i componenti della cosiddetta “banda degli albanesi” hanno preso di mira una tabaccheria in via Gamba e poi, inseguiti dalle Forze dell’ordine, hanno forzato un posto di blocco per terminare la propria corsa, feriti, all’ospedale di Treviglio (BG) per avere soccorsi.

 

"Questa gente – conclude Viviana Beccalossi – ha capito che in Italia la certezza della pena, sempre più spesso, si ferma alle parole. Infatti, il rischio reale è che, dopo aver compiuto rapine in lungo in largo per tutta la Provincia ed aver avuto la spavalderia di presentarsi a farsi curare, a spese dei cittadini in una struttura sanitaria pubblica, trovino anche il modo di tornare liberi dopo qualche giorno e ricominciare le proprie attività criminali. Rivolgo pertanto il mio appello alla magistratura competente: risparmiateci l’ennesima beffa, quella di rivedere in giro persone che considerano le nostre strade come una riserva di caccia, salvo poi presentarsi a chiedere aiuto al momento del bisogno”.

Comments

comments

12 COMMENTS

  1. Diamo ai cittadini privati e ai vigilantes la possibilità di difendersi con le armi, il nostro è un far-west dove vincono sempre i banditi, gran parte di importazione. Siamo arrivati alla barzelletta dei delinquenti risarciti per i giorni passati in galera.

  2. Si appella alla magistratura ? Meglio che la Viviana si appelli al luogo dove le leggi si fanno cioè al Parlamento ed ai parlamentari, dei quali peraltro ha fatto parte. Se il Codice Penale fa ridere e quello di Procedura Penale ancora di più, la colpa è quella di non aver legiferato nella direzione dell’inasprimento delle pene, della certezza delle stesse nonchè della difesa della stato di diritto e del terzo potere in una repubblica civile, cosa che noi non siamo. Il tutto grazie anche e soprattutto al partito ed allo schieramento di cui ha fatto parte la Beccalossi. Si guardi allo specchi mentre parla, cara Viviana…

  3. il mese scorso con la scusa della lotta al terrorismo (…) il "governo" ha posto ulteriori limitazioni alla detenzione delle armi da parte degli onesti cittadini. l’intento è quello di limitare le armi regolari circolanti (oggi tutte denunciate e tracciabili) con il fine ultimo di garantire più sicurezza. e questo è solo l’inizio, l’idea è proprio quella di eliminare il diritto di detenere armi da parte degli onesti cittadini. ovviamente le banda di rapinatori utilizzano armi di provenienza illecita visto che i delinquenti non fanno uso di armi regolarmente acquistate, denunciate e tracciabili ma se le procurano con metodi alternativi, ma questo semplice concetto chi lo va a spiegare ai nostri politici? per loro (ministero dell’interno) la sicurezza – decreto anti-terrorismo!!! – si garantisce disarmando i cittadini e togliendo loro la possibilità di difendersi, minacciando allo stesso tempo pene severissime a chi anche se sottoposto a minaccia diretta usa le armi per salvarsi la pelle (eccesso di legittima difesa e tutto il resto). quindi i terroristi, sempre secondo il "governo", sono i cittadini, quelli colpiti dalle limitazioni, mica la criminalità comune o organizzata che sia…

  4. Ma il fatto che gli stati uniti, dove possedere un’arma è molto facile, abbiano un tasso di crimini violenti altissimo e il Giappone, dove è quasi impossibile per un civile possedere un’arma da fuoco, sia uno dei paesi più sicuri al mondo non vuol dire niente secondo te? Mettere in circolazione più armi da fuoco significa poterle reperire più facilmente per tutti, non solo per i cittadini onesti. Diritto per i cittadini onesti di possedere un’arma da fuoco? Ci rinuncio volentieri…

  5. è la tua idea, e anche se non la condivido non posso fare altro che rispettarla, ma… ti sei mai chiesto perché prendi come esempio il Giappone e non l’Inghilterra, che è il paese che ha le leggi sulle armi più restrittive qui nel vecchio continente (è anche il Paese dove la polizia è praticamente disarmata)? forse perché nel paese asiatico non esiste di fatto la microcriminalità (in quanto alle grandi associazioni malavitose… bè, quelle probabilmente sono meglio armate dell’esercito!) ed il senso di sicurezza è maggiormente avvertito. lo stesso rigore morale del popolo giapponese e il rigore che lo contraddistingue… bè, fanno il resto. ritieni che l’Inghilterra sia un Paese sicuro al pari del Giappone? sai, per farti un altro esempio, che gli svizzeri sono in percentuale più armati degli italiani? come siamo messi con il tasso di criminalità nel paese elvetico? non ti sentiresti comunque sicuro in Svizzera sapendo che ci sono in giro tantissimi AK47? e sai, ad esempio, che la legge in materia di armi dell’Albania è tra le più restrittive? ti sentiresti comunque sicuro nel porto di Durazzo?
    è dimostrato che non c’è alcun legame tra il numero armi ***legali*** circolanti e il numero di eventi criminosi, in quanto questi ultimi vengono commessi esclusivamente con armi di provenienza illecita e non tracciabile, o credi che un delinquente prima di mettersi in attività si doti di porto d’armi e acquisti un’arma per i suoi scopi? non commettere l’errore di credere che se non ci fossero armi ***regolari*** in possesso degli onesti cittadini il tasso di criminalità diminuirebbe, perché le armi i criminali se le procurano comunque…

  6. Prendo come esempio USA e Giappone perchè credo rappresentino i casi estremi. Le organizzazioni malavitose giapponesi non sono poi così armate e pericolose per il cittadino, tanto che si può andare tranquillamente di notte nei quartieri controllati dalla Yakuza e sentirsi sicuri…ma non divaghiamo. E’ vero che, come dici tu, non è solo il numero di armi da fuoco possedute che determina il fenomeno della criminalità violenta, ma anche la percezione della sicurezza. Ad esempio in Canada, che ha una grande tradizione di caccia, moltissima gente ha fucili in casa, ma la situazione non è paragonabile a quella dei loro vicini americani, questo perchè il fucile è visto come arma da caccia, non di difesa. Il fatto è proprio questo, secondo me, se dai armi in mano a gente che non si sente sicura il paese diventa come il far west…visto che in Italia, grazie anche a una campagna di disinformazione atta a far percepire alla gente più pericolo di quello che effettivamente c’è per distogliere l’attenzione da altri problemi, o per pura propaganda politica (idea mia, ma non credo di sbagliare di molto) immagina come andrebbe a finire. Senza contare che le armi "illegali" possono essere benissimo delle armi "legali" rubate, se sul territorio italiano le armi da fuoco dichiarate triplicano, triplicheranno anche quelle non dichiarate, perchè diventerebbe più facile reperirle. Pensiero mio (e già mi fa piacere discutere con una persona che non viene a propinarmi delle verità assolute ma argomenta le sue posizioni) ma io mi sentirei meno al sicuro sapendo che tutti i miei vicini di casa sono armati. E poi di sicuro il terrorismo non si combatte armando i cittadini, ma con altri mezzi (servizi segreti ad esempio) su questo credo sarai d’accordo. E poi, se devo farmi giustizia da solo…vorrei pagare meno tasse!

  7. quindi sarai d’accordo con me che il "livello di pericolosità" di una società non è determinato esclusivamente dal numero di strumenti atti ad offendere che questa società possiede. E allora, qual è il senso di disarmare gli onesti cacciatori o tiratori e di limitare le possibilità di queste categorie di esercitarla la loro passione ***in piena legalità e sicurezza***? legalità e sicurezza, ci tengo sempre a sottolinearlo, anche perché i recenti episodi criminosi (v. tribunale di Milano, infermiere di Napoli, ecc.) hanno visto coinvolti personaggi dubbi, che detenevano armi illegali, procurate chissà come… personaggi come questi, delle limitazioni che il governo impone a me che sono onesto semplicemente se ne fregano…
    peccato però che le testate giornalistiche e i principali network d’informazione abbiano costantemente puntato il dito sul folle armato di fucile che in casa deteneva un arsenale dimenticandosi di informare che tre quarti delle armi ritrovate erano illegali! e da qui possono partire due considerazioni, una sulla concessione del porto d’armi e sulla sua "revisione" periodica, e l’altra sulla preparazione di chi usa le proprie armi. ma rischio di divagare. hai anche parlato di politica: cosa se non la politica ha generato questa cosa delle restrizioni? il decreto legge in questione è stato "camuffato" con il nome di antiterrorismo sia per gettare fumo negli occhi dei cittadini e dare una parvenza di "cosa fatta per il bene della collettività", sia per dare il contentino ad una certa "costola" del partito di maggioranza. in realtà non serve a niente, se non a complicare ancora di più le cose a chi è nella piena legalità e tentare in modo subdolo di farlo desistere dal detenere un’arma. contesto, infine, la tua affermazione sulle armi rubate: secondo me ce ne sono in circolazione così tante di provenienza "balcanica" che la percentuale di quelle rubate e poi riciclate dalla malavita è trascurabile. e non parlo del fucile da caccia, parlo di armi automatiche, non acquistabili legalmente. il terrorismo si combatte in molti modi, rafforzando il potere di chi è preposto a proteggerci (attivamente sul territorio o passivamente, monitorando magari internet) ma anche promuovendo un senso di "auto-protezione" dei cittadini per non lasciarli completamente inermi e dipendenti da aiuti esterni che non possono sempre essere pronti e disponibili. ti ribalto la domanda che mi ha fatto mia nipote la sera dell’attentato alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi, mentre guardava il terrorista freddare il poveraccio steso a terra: "Perché nessuno lo ha fermato? Quelli che guardavano dalle finestre e riprendevano con il telefonino, non potevano fermarlo?"

  8. Aspetta un attimo…nel tuo primo post dici "la sicurezza – decreto anti-terrorismo!!! – si garantisce disarmando i cittadini e togliendo loro la possibilità di difendersi" quindi stai parlando di detenzione di armi per autodifesa, non per sport, su quello posso anche essere d’accordo, ma sulla liberalizzazione delle armi per autodifesa non lo sarò mai…e non sono un pacifista, sono uno che crede che certe cose le debbano fare i professionisti, il giustiziere della strada mi piace solo nei film. A tuo nipote potevi tranquillamente rispondere che non c’era nessuno in grado di fermarlo in quel momento, cosa avresti preteso scusa? Che la gente alle finestre tirasse fuori l’arsenale e facesse piovere piombo addosso al terrorista? Una scena degna dei Simpson, se permetti. Te lo ripeto, io in un posto dove tutti i miei vicini di casa sono armati non ci vorrei vivere, preferisco che le armi le abbiano solo i criminali e quelli che i criminali li dovrebbero fermare. Poi vogliamo parlare degli incidenti domestici con le pistole nel comodino? Con il livello culturale e la rabbia repressa dell’italiano medio sarebbe una catastrofe, la mia è solo teoria, ma spero non accada mai.

  9. facciamo chiarezza: c’è chi ha la licenza per usare l’arma fuori da casa (si chiama porto d’armi e ha le sue varianti, dalla difesa personale all’uso sportivo), e c’è chi semplicemente detiene l’arma in casa, senza avere la possibilità di portarla fuori (ha la licenza di detenzione ma non il porto d’armi). il porto per difesa personale è difficilissimo da ottenere e devi dare più che ottime motivazioni per richiederlo, te lo rilascia addirittura il Prefetto tanto è "speciale" come licenza. ce l’hanno le guardie giurate e possono averlo gioiellieri, banchieri e comunque chi dimostri di essere una potenziale vittima di rapina per via del lavoro che svolge. ma, ripeto, è difficilissimo da avere. solo questa categoria di "armati" può portare armi fuori dal proprio domicilio in condizione di prontezza, cioè pronte all’uso, senza doverle assemblare. chi ha un porto d’armi per uso sportivo è obbligato a trasportare e non portare (sembra una sciocchezza la differenza tra porto e trasporto, ma non è così) le armi smontate, senza che le stesse possano essere approntate per un uso rapido. sennò sono guai, e grossi, ed è giusto che sia così. questa è la legge. diverso è quello che fai o puoi fare in casa tua: se sei sotto minaccia, tu o la tua famiglia, devi poterti difendere con quello che hai a disposizione, per quello puoi detenere un’arma senza avere il porto d’armi, a patto che la conservi diligentemente e non la porti fuori da casa. come vedi, dalla difesa di casa tua e dei tuoi cari a fare il giustiziere della strada… ce ne passa! ovviamente restando nella legalità, fuori da essa… ognuno è responsabile delle proprie azioni! la vediamo in modo diverso, questo è evidente. io non sono d’accordo che un tale armato possa entrare in casa mia con la matematica sicurezza che io sono inerme e senza difese. non lo accetterò mai perché questo modo di pensare porta solo ad un escalation di atti criminosi, al pari dell’impunità garantita per chi li commette (ti ricorda qualcosa, tipo la situazione del nostro Paese in questi ultimi anni con la crescita esponenziale dei furti e delle rapine?). ma da qui a pensare che se becco uno zingaro in giardino lo crivello di colpi, anche qui ce ne passa!

  10. …il tuo punto di vista, e potrei anche fidarmi del tuo buon senso…ma non tutti ne hanno come te, questa è la mia preoccupazione (potrei anche chiamarla certezza). La crescita esponenziale di furti e rapine è dovuta alla crescita esponenziale della povertà, della disoccupazione, delle disparità sociali, è un rapporto di causa/effetto inevitabile in un periodo di crisi.

LEAVE A REPLY