No ai matrimoni gay, Gandolfini in prima fila alla manifestazione di Roma

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Sarà in prima fila Massimo Gandolfini, neurochirurgo della Poliambulanza di Brescia, nella manifestazione organizzata il 20 giugno a Roma contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso e la "colonizzazione ideologica del Gender". Gandolfini è infatti portavoce del movimento «Difendiamo i nostri figli» che ha organizzato la protesta nazionale. Gandolfini denuncia una degenerazione sociale, puntando il dito sul divorzio breve e le "teorie che propugnano l’indifferentismo sessuale dei bambini. La loro innocenza non va toccata da questi programmi e hanno diritto a avere un padre e una madre, siamo contrari alla parificazione delle unioni civili di coppie omosessuali al matrimonio e se passa il ddl Cirinnà l’equiparazione sarà solo questione di tempo". Già sostenitore del fatto che l’omosessualità è una malattia Gandolfini sostiene, come riporta il Corsera, che "senza una mamma e un papà i bambini subiscono una ferita profonda…" e che "se viene a mancare una delle due figure è chiaro questo processo subirà un danno". Gandolfini, a sostegno delle sue tesi, afferma infatti che le teorie dei movimenti Lgbt si basino su studi senza alcun fondamento scientifico.

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UN COMMENTO

  1. Gandolfini è un eccellente e stiamtissimo medico neurochirurgo. Ma allora dovrebbe dirci semplicemente su quali teorie supportate da studi con “fondamenti scientifici” l’omosessualità sia definibile una patologia umana. No, perchè altrimenti è lui che che ci fa preoccupare a meno che non sappia che in un angolo remoto del cervello umano risiede un agglomerato di neuroni responsabili dell’omosessualità che si può asportare chirurgicamente. E qui ci fermiamo…

  2. Nemo propheta in patria. Abbiamo a Brescia un genio incompreso che con rigore scientifico e coraggio si oppone all’intera comunità scientifica che sostiene che l’omosessualità NON é una malattia. É il nuovo Giordano Bruno. Brescia all’avanguardia con in nostri ospedali esposti nelle trincee della verità: l’Ospedale civile con la vicenda Stamina e ora la Poliambulanza con Gandolfini . Il mondo ci guarda e ci invidia per queste stelle che brillano…..

  3. essere omosessuali non deve essere facile, ma nemmeno poi così fantastico. se c’è bisogno di fare il cosiddetto “coming out”, quindi mettere la testa fuori e ammetterlo pubblicamente di fronte a genitori, amici, colleghi di lavoro, vuol dire che un certo disagio nell’essere omosessuali esiste…

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