Opere di urbanizzazione: l’Alfa Acciai aiuta il quartiere di San Polo

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Una spennellata di verde nel quartiere di San Polo. A effettuarla sarà l’Alfa Acciai, che ieri assieme al Comune di Brescia, per il tramite dell’assessore all’Urbanistica Michela Tiboni, ha ufficializzato la serie di interventi che verrà realizzata in merito al completamento delle opere di urbanizzazione previste dalla convenzione siglata nel 1998. 
Rispetto alle tempistiche iniziali, nel 2010 l’azienda ottenne dal comune di rimandare la realizzazione delle ultime opere previste, opere che ora sono state definitivamente approvate e avranno un costo maggiore, 349mila euro al posto degli iniziali 162mila euro (quelli cioè che rimanevano da cantierare nel 2010). L’intervento che verrà realizzato entro un anno, questa la tempistica accordata, riguarderà l’ampliamento della collina di mitigazione sul lato sud/sud est dello stabilimento, con la messa a dimora di un boschetto che aiuterà i residenti di via San Polo e via Cadizzoni a sentire (e vedere) meno l’azienda, il completamento delle piste ciclabili per chiudere l’itinerario tra via Maggia, via San Polo e via Cadizzoni, la realizzazione di due attraversamenti pedonali, in via Maggia verso via Carpaccio, con semaforo specifico per i ciclisti, e in via San Polo, con isola spartitraffico centrale, l’allestimento di una nuova postazione BiciMia in via San Polo. Ma saranno anche altre le opere minori realizzate a spese dell’Alfa Acciai, come detto entro metà 2016. 
(red.)

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  1. Hanno fatto profitti da decenni sulla pelle dei bresciani….dovrebb ero dare alminimo alla città il 50 % dei profitti annui così come l’inceneritore e la Ori Martin..

  2. Ringrazio il gentile utente il Minimo perché con il suo intervento mi dà la possibilità di esprimermi riguardo a questi argomenti. Innanzitutto dividerei l’aspetto inceneritore dalle acciaierie: il primo distrugge i rifiuti che i cittadini producono, le seconde generano ricchezza e posti di lavoro. Entrambe inquinano, come inquina girare in auto, riscaldarsi, bere bibite, mangiare, fumare, assumere farmaci. Cioè vivere. Si tratta di decidere se gli imprenditori debbano rimanere nella nostra città (sia quando le loro aziende generano profitti, ma anche negli anni in cui i bilanci sono pesantemente negativi) o se preferiamo che se ne vadano. Io una risposta me la sono già data. Giorgio Costa

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