Maxiconvegno su economia e finanza, Bonometti: serve una merchant bank delle imprese del Nord

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Bisogna dar vita una merchant bank industriale del Nord, che si concentri sulle piccole e medie imprese del Nord: il problema dell’accesso al credito delle imprese si risolve anche così. A lanciare la proposta è stato questo pomeriggio il presidente dell’Associazione industriale bresciana Marco Bonometti, durante il convegno sul rapporto tra economia e finanza (“Crescita aziendale e ricorso ai mercati finanziari: come supportare i progetti imprenditoriali innovativi e/o di successo, la scelta tra debito e capitale”) che si è tenuto dalle 17 nell’aula magna di via San Faustino. Un appuntamento – moderato dal caposervizio Economia del Giornale di Brescia Gianni Bonfadini – che ha messo attorno al tavolo nomi importanti. Oltre al prorettore Claudio Teordori e al professor Alberto Mazzoleni (che ha riportato i dati di uno studio su crisi e risanamento delle imprese), infatti, sono intervenuti il presidente di Monte dei Paschi Alessandro Profumo e il presidente del Comitato esecutivo di Mittel Giorgio Franceschi.

L’incontro – finanziato da Aib e dal fondo Marcello Gabana – si è aperto con l’intervento di Teodori, che ha sottolineato la forte dipendenza delle imprese dalle banche, giustificandola anche con “la scarsa cultura finanziaria dell’Italia”. Quindi Mazzoleni ha esposto brevemente la ricerca sviluppata dall’Osservatorio sulla crisi e sui processi di risanamento delle imprese del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Brescia, che – analizzando un campione di 41mila imprese, di cui 1.500 bresciane – “approfondisce le caratteristiche che dovrebbe avere un’impresa medio piccola per poter agevolmente accedere ai mercati finanziari sia del debito sia del capitale, indicando un modello generale di classificazione delle aziende”, “considerando le attese delle imprese su questo tema ed approfondendo i casi delle società italiane che al termine del 2014 hanno fatto ricorso a strumenti di debito diversi dalla Banca come i minibond”.

Nel Bresciano le aziende medie classificate come eccellenti sul fronte della solvibilità del debito sono circa il 30 per cento del campione, quelle mature il 24 per cento, le imprese in declino il 18, mentre le molto indebitate il 15 per cento (che corrispondo spesso a quelle con le peggiori prospettive di sviluppo). Infine le aziende in fase di sviluppo, il 7 per cento del totale. Dati incoraggianti, anche se al calar dei fatturati corrisponde mediamente un peggioramento della situazione. Nessuna tra le imprese bresciane scelte, invece, ha fatto ricorso a minibond, strumento giudicato come troppo laborioso e costoso.

“Economia e finanza non sono attori contrapposti, anzi”, ha detto Bonometti, “io penso che i problemi finanziari siano sempre la conseguenza dei problemi delle imprese”. Quindi il presidente di Aib ha indicato le priorità, sintetizzandole con tre parole: manifatturiero, ripresa ed Europa . E subito ha aggiunto che per arrivare a un risultato positivo bisogna puntare su competitività, domanda interna e credito, superando i problemi della burocrazia (“a partire dagli enti locali”), del fisco e della stretta creditizia. Quanto alle soluzioni su quest’ultimo fronte, quindi, Bonometti ha sottolineato il successo dell’iniziativa del credito di filiera (già erogati oltre 300 milioni) e rilanciato proponendo, oltre alla merchant bank industriale del Nord, la creazione di un fondo centrale a sostegno della capitalizzazione delle Pmi (eliminando Confidi e altri strumenti superati) e la cartolarizzazione dei crediti commerciali per liberare risorse da destinare al capitale.

Quindi ha preso la parola Profumo, che – dopo aver sottolineato come anche gli istituti di credito siano delle imprese – ha spiegato che le banche hanno dato “forse troppo” alle imprese italiane (più indebitate che altrove), un modello “non sostenibile per il futuro” vista la necessità di coprire i rischi (“oggi una metà di aziende sane paga le debolezze della metà in difficoltà”) e remunerare il capitale. “Ci vogliono più trasparenza e dialogo”, ha aggiunto il presidente di Mps.

Infine, intorno alle 18.30, è toccato Franceschi di Mittel, che dopo aver rimarcato “l’eccessivo indebitamento a breve termine delle Pmi e il calo degli investimenti”, ha posto l’accento sul ruolo delle società di private equity, che nel solo triennio 2012-2014 hanno investito nelle imprese più di dieci miliardi di euro (capitali messi in buona parte da investitori stranieri, con aspettative di rendimento superiori al 20 per cento) per poi spostarsi sullo strumento dei minibond. “La diversificazione delle fonti di finanziamento, oggi, è essenziale”, ha detto. Subito dopo Franceschi ha fatto capire che nel futuro prossimo di Mittel ci sono novità di rilievo: “Stiamo ridefinendo le priorità alla luce di questo nuovo quadro, partendo dal fatto che c’è bisogno di un soggetto che possa interloquire con gli imprenditori a tutto tondo. Cogliamo la sfida lanciata da Bonometti”.

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  1. Le banche avranno dato forse troppo in passato alle imprese, come dice Profumo, ma sicuramenta hanno dato vergognosamente troppo al loro top management negli ultimi vent’anni. Anche in questo non è più sostenibile il futuro, visti soprattutto i risultati e la connotazione, tutta italiota e clientelare, di aver dato troppo a grandi imprese e grandi gruppi, anche finanziari e non produttivi, sacrificando così l’ossatura dell’economia storicamente rappresentata dalle piccole e medie imprese. In quanto allla copertura dei rischi, per l’ennesima volta, il sistema bancario dovrebbe guardare a quei fantastilioni di euro prestati in maniera tecnicamente non praticabile al “nome” del richiedente più che in base all’analisi qualitativa e quantitativa dell’impresa a cui erogare credito. Uno schifo, che ha travolto migliaia di bravi, ma piccoli imprenditori. Nuovi modelli di classificazione delle imprese per accedere al capitale o al debito ? Tranquilli, saranno sempre i soliti noti a benficiarne.

  2. una bella banca per spennare i piccoli risparmiatori con bidonate finanziarie e ancora peggio con commissioni e tasse da loro decise ed imposte SCHIFO

  3. leggete bene Bonometti intende una merchant bank non una banchetta! Tra le mille iniziative di questo uomo è quella che più ritengo valida. Certo disapprovo la scelta di sostenere il Brescia decotto e coinvolto in bilanci insostenibili.

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