Garda, la Goletta di Legambiente boccia cinque località su dieci

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Non è ottimistico il commento di Legambiente sui monitoraggi fatti sul lago di Garda. Dai dati emersi si nota che due località che lo scorso anno erano risultate “entro i limiti”, quest’anno hanno superato i parametri imposti dal Dlgs 116/2008 meritandosi il “bollino rosso”.

I numeri sono stati snocciolati oggi, nella conferenza di chiusura di tappa tenutasi a Gardone Riviera, nella sede della Comunità del Garda, alla presenza del presidente onorario Aventino Frau e alla quale sono intervenuti Giorgio Zampetti, coordinatore scientifico nazionale Legambiente,  Mario Bocchio, presidente Garda Uno Spa, Cristina Milani e Paolo Bonsignori, circolo Legambiente Per il Garda. La campagna nazionale per la tutela dei bacini lacustri italiani – in collaborazione con il COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati) e Novamont – ha presentato i risultati dei monitoraggi scientifici effettuati dai tecnici dell’associazione ambientalista.

I parametri indagati dal laboratorio mobile della Goletta dei Laghi sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli, secondo le procedure indicate dal Dlgs 30 maggio 2008 n° 116), la cui presenza è connessa con quella di scarichi civili non depurati. Il giudizio inquinato o fortemente inquinato viene dato sulla base dei valori riscontrati rispetto a quelli di riferimento stabiliti dalla normativa.

“Il monitoraggio – spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – ha l’obiettivo di denunciare le pressioni inquinanti che gravano sui laghi italiani. Al centro dell’attenzione ci sono gli scarichi non depurati e i punti maggiormente critici, individuati anche grazie alle segnalazioni dei cittadini. Siamo convinti che bisogna partire da queste situazioni per un’azione di tutela dei bacini lacustri, con politiche che coinvolgano tutti i Comuni, non solo quelli costieri. Un altro aspetto importante riguarda anche lo stato complessivo ambientale del lago, come disposto dalla direttiva quadro 2000/60. Rispetto alla scadenza di fine 2015, secondo i dati della Regione Lombardia, solo il 50% dei laghi lo ha raggiunto e il lago di Garda rientra in classe sufficiente, rispetto all’obiettivo buono. Elementi che indicano l’importanza di interventi e azioni incisive di tutela non solo delle acque ma dell’intero territorio lacustre”.

 In alcuni punti l’inquinamento da batteri fecali (escherichia coli ed enterococchi intestinali) rimane cronico, come per esempio nella località Rive di Salò alla foce del canale presso la spiaggia, giudicata “fortemente inquinata” come anche la foce del torrente del porto a Padenghe e quella del rio Maguzzano sempre a Padenghe.

“Entro i limiti” come pure nel 2014 sono la foce del Toscolano a Maderno, la foce del torrente San Giovanni a Limone sul Garda, lo scarico altezza lungolago Battisti a Desenzano e il punto di fronte al canale del lido Lugana a Sirmione, località Santa Maria di Lugana. Buono quanto emerge dai campionamenti effettuati in località Rivoltella a Desenzano, dove la foce del canale presso via Agello risultò inquinata nel 2014 (e anche dal 2009 al 2011 e nel 2013), mentre quest’anno rientra nei limiti. Da segnalare, comunque, presenza di feci tutt’intorno al luogo di prelievo e schiume sulla superficie dell’acque a poca distanza dalla foce.

"Il Garda bresciano lo scorso anno risultò il meno problematico dei bacini lombardi – dichiara la direttrice di Legambiente Lombardia, Barbara Meggetto – grazie a un sistema più capillare di collettamento dei reflui. Ma evidentemente non si è compiuto un ulteriore salto di qualità negli ultimi 12 mesi, perché le analisi parlano chiaro. Si avverte sempre più, quindi, la necessità di intervenire in un sistema depurativo ormai vecchio di oltre 30 anni, che potrebbe non assicurare più gli standard del passato. Il fatto stesso che ci siano punti che da un anno all’altro escono dai limiti di legge ci impone di pensare che sia quanto mai necessario passare dai progetti alla realizzazione di nuove e più efficienti infrastrutture "

Presentato dal Cigno Azzurro, in occasione della chiusura della tappa lombarda sul Garda, anche il dossier regionale Goletta dei Laghi 2015 sullo stato di salute dei bacini, che fa il punto sui monitoraggi effettuati negli ultimi 5 anni da Legambiente e sugli obiettivi imposti dalla direttiva quadro europea 2000/60. Nonostante la scadenza sia al 31 dicembre 2015, l’obiettivo di uno stato buono delle acque interne lombarde è stato raggiunto solamente dal 50% degli invasi. Tra le cause, come evidenziato nel dossier del Cigno Verde, emergono la forte antropizzazione dei territori, l’industrializzazione, l’agricoltura intensiva che negli ultimi decenni hanno reso sempre più complicata la gestione della risorsa idrica, compromettendone anche la qualità. 

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