Caso Manzoni, Rolfi (Ln): no a scuole ghetto, Del Bono si faccia sentire

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“La vicenda delle classi di soli bambini stranieri, nell’istituto Manzoni in centro storico a Brescia, è la dimostrazione di quanto il problema della troppa immigrazione subita dalla nostra città sia gravido di enormi problemi sociali, per il presente e per l’immediato futuro.” Così Fabio Rolfi, vice capogruppo della Lega Nord al Pirellone, commenta la notizia delle due prime elementari che non hanno alcun bimbo italiano tra i banchi. Rolfi le chiama "classi ghetto" e aggiunge che in casi come questi "è impossibile concretizzare una reale integrazione e dove gli insegnanti sono chiamati a svolgere un ruolo più simile a quello degli assistenti sociali piuttosto che a quello degli educatori". Rolfi si appella a Del Bono chiedendo che richieda al  Provveditore agli studi interventi più decisi rispetto a quelli annunciati. "Servono risorse aggiuntive ma anche scelte straordinarie, compresa quella di redistribuire questi bambini in altri istituti cittadini. Bisogna ribadirlo con chiarezza: non devono esserci scuole ghetto nella nostra città. Del Bono – conclude Rolfi – alzi quindi il telefono, chiami il ministro del suo partito e faccia appello al Governo del Pd, per trovare soluzioni capaci di ristabilire l’equilibrio nelle scuole bresciane.”

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  1. Ma Rolfi fa il consigliere regionale o il segretario cittadino della Lega Nord?
    Non l’ha capito nessuno che vuol candidarsi alle elezioni comunali di Brescia o in Parlamento!? Ma continua a fare, piuttosto, il tuo lavoro in consigli oregionale per cui sei stato eletto e per cui sei lautamente pagato!

  2. Mi pare che qualcuno si dimentichi di aver amministrato questa città e di aver avuto tempo e risorse per fare le scelte oppotune…gli stranieri abitano il centro storico non credo da ieri e i loro figli, tanti, vanno alle nostre scuole da tempo ormai…

  3. La giunta Paroli-Rolfi-Labolan i avrebbe dovuto impedire la nefasta copulazione extracomunitaria già sei anni fa premiando, come in Cina, chi non faceva figli. Una sola eccezione all’anno per noi bresciani, ovviamente.

  4. C’è un modo ragionevole perchè gli alunni stranieri non costruire le classi ghetto nelle scuole pubbliche del centro storico. Imporre un numero congruo di alunni anche nelle private considerato che percepiscono contributi sostanziosi dallo Stato, delle serie: un po’ per uno in braccio alla mamma. Troppo comodo avvantaggiarsi con l’esclusiva “no stranieri” nelle scuole private a scapito della scuola pubblica e poi pretendere la grana.

  5. La scuola elementare Calini, che si trova a due passi dalla Manzoni e fa parte dello stesso Istituto Comprensivo, quali percetuali ha? E la scuola delle Suore Dorotee in Via Marsala? e le Orsoline?

  6. Ma non sono una ricchezza per noi e per i nostri figli, per la loro cultura e per il loro apprendimento? Visto che di italiani non ce ne sono (causa il calo demografico perchè noi non abbiamo voglia di fare figli, non ci piace più…), gli stranieri, fra di loro, si integrano arricchendo e migliorando le loro culture. Cosa vi interessa di noi razzisti italiani, montagnini di Collio ignoranti o figli di professionisti con la puzza sotto al naso, che ci perdiamo queste ricche opportunità? Non capisco perchè vi preoccupate e ne fate un problema…

  7. Sembra di parlare di redistribuzione di pesi. Quindi la troppa presenza di extracomunitari è un peso, un problema. Ma non erano una ricchezza?

  8. Forse qualcuno non molto sveglio fa finta di non voler capire che il problema è stato sollevato dalla canea razzista e che una soluzione alla loro ” presunta ribellione” può essere appunto quello di caricare le scuole private di una equa distribuzione di alunne ed alunni visto che ci tengono tanto a voler essere definite come scuole pubbliche e per questo pretendere fondi pubblici!

  9. Il mio ragionamento non pensava alla redistribuzione, ma mi riferivo all’affermazione di Rolfi “è la dimostrazione di quanto il problema della troppa immigrazione subita dalla nostra città sia gravido di enormi problemi sociali”. Per parlare di troppa immigrazione bisogna vedere le percentuali complessive non quelle di una sola scuola. Una differenza di distribuzione all’interno della stessa area cittadina potrebbe semplicemente significare che alcune scuole rifiutano gli stranieri mentre altre sono molto più accoglienti.

  10. Un piccolo aggiornamento sui numeri, visto che in pochi li conoscono: le due classi prime sono composte in tutto da 35 bambini (tutti di origine straniera, ma alcuni con cittadinanza italiana) e di questi solo sei non parlano l’italiano. C’è sicuramente una notevole disuguaglianza nei livelli di conoscenza della lingua, ma in prima elementare si fa presto ad imparare.
    Giorno dopo giorno il “caso” si ridimensiona, forse prima di parlare sarebbe opportuno conoscere.

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