Quadrini (Udc) apre a Del Bono: negli ultimi mesi ha cambiato marcia, dialoghiamo

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Gianmarco Quadrini
Gianmarco Quadrini

di Andrea Tortelli – A Roma è collocato nel territorio dei filo-governativi e a Brescia ha sostenuto, con Forza Italia, il progetto che ha portato all’elezione di Pierluigi Mottinelli a presidente della Provincia. Nel recente passato il suo partito aveva governato la città con Adriano Paroli, appoggiato anche nell’ultima tornata elettorale contro Emilio Del Bono. Ora, pure su quest’ultimo fronte, il segretario provinciale dell’Udc Gianmarco Quadrini sembra aver fatto riflessioni diverse. E, in un’intervista a BsNews.it, – come peraltro ha fatto anche l’ex sindaco Adriano Paroli – apre scenari di dialogo che un paio d’anni fa apparivano impensabili.

Nel 2013 lei dichiarava: “L’Udc ha esaurito il suo ruolo storico”. Conferma?

Confermo, e l’ultimo passaggio congressuale rappresenta la pietra tombale di questa esperienza politica. Invece di cogliere il significato della sconfitta del 2013 e le istanze di cambiamento che arrivano dal Paese si è scelto di confermare il segretario Lorenzo Cesa. Il problema non è la sua figura: l’operazione mi è sembrata però il tentativo di regolare conti interni o di salvaguardare un percorso più che una scelta per il bene del movimento. Anche il tentativo di dar vita ad Area Popolare con il Nuovo Centrodestra di Alfano, che nasce da una intuizione giusta, è stato sbagliato nei metodi, perché si è trattato di una operazione di vertice senza nessun coinvolgimento della base territoriale. In questo contesto, complice la legge elettorale, faccio fatica a immaginare un futuro per l’Udc. E non è un caso che a Brescia abbiamo deciso di dar vita a un’associazione politico-culturale, “Brescia Popolare”, che possa portare sul territorio la testimonianza della nostra appartenenza politica. E’ chiaro che non basta, ma si tratta solo di un punto di partenza.

Per arrivare dove? Oggi quasi tutti i nomi che contano della politica bresciana vengono dalla vecchia Dc. Sogna ancora di tornare sotto lo stesso tetto di Del Bono, Paroli, Girelli, Peroni, Mottinelli e gli altri?

Molte delle esperienze politiche delle persone che cita si stanno consumando all’interno di recinti che sono simili a camicie di forza. Oggi lo scenario di una nuova Dc mi pare impensabile. Ma una riflessione comune andrebbe fatta. Nonostante fosse un partito fortemente rappresentativo, la Democrazia Cristiana non ha mai agito in solitudine e pretesa di autosufficienza, ponendosi sempre come riferimento di una coalizione di forze unite dalla volontà di ricostruire il Paese. Anche nell’epoca del leaderismo spinto, del liberismo e del pensiero unico c’è questa esigenza. Sono convinto che sia indispensabile mettere insieme le forze culturalmente omogenee superando le questioni ideologiche e costruendo insieme un progetto di Paese. Mi pare che Renzi si stia muovendo in quella direzione…

Lei è renziano?

Di certo non mi iscrivo ai Renzi Boys. Vedo in lui luci e ombre: derive populiste che non mi piacciono, ma anche qualità come la capacità di muoversi velocemente e concretamente per cercare di risolvere i problemi. Ha coraggio.

Torniamo a Brescia. Nella stessa intervista del 2013 lei lanciava un appello a Emilio Del Bono invitandolo a non essere il sindaco di una sola parte. E’ stato ascoltato?

Se guardo ai primi due anni dell’azione di governo della sua Loggia no, ma nel Del Bono degli ultimi sei mesi mi pare di vedere maggiore consapevolezza che le difficoltà di una città complessa come Brescia si possono affrontare in maniera più incisiva coinvolgendo anche chi rappresenta quella parte di elettorato che non ti ha sostenuto. Fare il sindaco ti porta giocoforza a cambiare il punto di vista e a comprendere che è necessario allargare l’orizzonte per il bene di tuti.

Lei due anni fa ha sostenuto Paroli. Oggi in Loggia si sente più vicino alla maggioranza o all’opposizione?

Oggi mi ritaglio più un ruolo da osservatore. Il centrodestra a volte si spende per rivendicazioni importanti, ma altre si perde in questioni sterili. Inoltre in questo fronte c’è un evidente problema legato alla mancanza di una leadership riconosciuta attorno a cui costruire una proposta di governo credibile. Il centrosinistra, invece, risente ancora del retaggio culturale che piace molto a certa sinistra. Ma riconosco a Del Bono e all’assessore al Bilancio Paolo Panteghini di aver fatto un importante lavoro per ricostruire i fondamentali di questa città e metterla al riparo dai rischi.

Chi sono oggi i suoi interlocutori nei due fronti?

Centrodestra e centrosinistra sono categorie sono categorie ormai superate, ma guardando al vecchio scema del centrodestra mi vengono in mente figure come Mauro Parolini, Stefano Saglia e Adriano Paroli. Oppure Ettore Isacchini e Giuseppe Romele. Ma anche – forse stupirò qualcuno – il leghista Fabio Rolfi, persona concreta e con un approccio serio alla politica. In quel che si continua a chiamare centrosinistra, invece, ho un ottimo rapporto con Guido Galperti, stimo il presidente della Provincia Pierluigi Mottinelli, ma anche figure di provenienza diessina come Claudio Bragaglio e Aldo Rebecchi. Di Del Bono ho un’ottima considerazione, ma per circostanze con lui non ho un rapporto così stretto come con altri.

Le piacerebbe costruirlo?

Quando ho potuto dare una mano in maniera disinteressata alla città, come sulla nomina del commissario Caffaro, l’ho sempre fatto convinzione. Non ci sono state molte occasioni, ma ce ne saranno di sicuro in futuro.

Della squadra di governo di Del Bono che pensa?

All’inizio avevo un giudizio fortemente critico sulla giunta, ma oggi mi sento di poter dire che quel giudizio era condizionato dall’aver corso in posizioni diverse dalle loro nella battaglia elettorale.

E al sindaco che consiglio non richiesto darebbe?

Gli suggerirei di non sentirsi troppo vincolato in camicie di forza che potrebbero indurlo a valutare non correttamente alcune situazioni, ma di operare sempre guardando prima di tutto all’interesse dell’intera città. Anche se ciò implica saltare staccionate che oggi appaiono insuperabili.

Alle prossime comunali guarderete a lui? Al centrodestra? A un uomo forte della cosiddetta società civile?

Ripeto: per me centrosinistra e centrodestra non esistono più. Inoltre al voto mancano due anni e mezzo, che in politica – soprattutto oggi – sono un’era. Fare previsioni oggi sarebbe assurdo. Certo mi preoccupa che si stiano riducendo sempre più gli spazi di rappresentanza popolare: penso al Senato, ma anche alla riforma delle Province.

Chiudiamo parlando proprio di Provincia. Di Mottinelli che pensa?

La riforma ha partorito un mostro, senza risorse e senza competenze. Ma l’energia, l’impegno e le capacità profuse da Mottinelli sono riuscite nell’impresa di dare a questo ente una parvenza di riferimento territoriale. Anche alla luce di questa esperienza, mi pare che Mottinelli sia una delle figure che possono rappresentare con una certa solidità la futura scena politica bresciana.

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  1. Siccome quadrini è politicamente finito sta cercando di inventarsi l'ennesima metamorfosi pur di non uscire dalla mangiatoia ….. che schifo

  2. Fatico a immaginare come un’apertura come questa non sia stata concordata con il sindaco. Aria di renzismo verdiniano anche a Brescia????????

  3. Caro Emilio, questa intervista ti pone di fronte a un bivio importante per la tua vita politica: puoi dire sì e diventare un renziano della prima ora quasi per magia, preparandoti a lasciare Sel per l’Udc e simili oppure puoi dire no a Quadrini e agli inciuci rivendicando la coerenza delle tue posizioni. SCEGLI!

  4. Paroli e Quadrini che improvvisamente e contemporaneamente si 'rendono disponibili'?? si sente la puzza fino a qui. E comunque, sono tre democristiani, perché stupirsi… Si vincono le elezioni separati, ma poi ci si ritrova, e auguri agli elettori.

  5. ormai gli inciuci tra PD , SEL , CGIL , ex DC , ex Fininvest ( vedi sindaco di Bergamo )e civiche di sinistra non si contano piu’, che misera fine.

  6. Caro vecchio democristiano: basta guardare lo stato delle strade provinciali, sempre più simili a quelle della Parigi-Roubaix, e abbiamo già dato il giudizio sulla “positiva esperienza” dell’ammucchiata in provincia!!!

  7. Liberarsi dalle camicie di forza che vincolano l’apertura verso nuovi orizzonti politici, così dice un Quadrini mutato e mutante persino nel look. Non si sa più se ridere o piangere difronte al più sfacciato opportunismo politico mascherato da nuovismo. Quadrini ha la faccia tosta di evocare e ricompattare innanzitutto l’intera DC del passato: Romele, lo stanco ed anziano Isacchini, poi Paroli, Parolini e Galperti e quindi un volo pindarico a sinistra con Rebecchi e nientemeno che con il compagno Bragaglio con una virata finale sul camerata Saglia ed il padano Rolfi. Un osservatore giustamente interessato al modello renziano, modello che tutti salda e tutti accomuna sotto la bandiera del riciclaggio politico più sfacciato e palese. Giusto quindi il finale su Mottinelli: il Presidente “quattro stagioni”, pizza tanto creativa quanto assai indigesta…

  8. Come non apprezzare lo sforzo di un simile politico? Non contano nulla e quindi avendo bisogno di briciole di potere fa quel che si può…. hahahha un grande quadrini. Complimenti davvero, pochi ce la potrebbero fare hahahah A roma verdoni a brescia quadrini

  9. Un Quadrini sempre migliore…. Lui non guarda le ideologie, gli schieramenti, la politica. Lui va oltre! Lui segue il POTERE, dove c’è potere lui compare. Quadrini all’opposizione… ma quando mai?? Lui si oppone a restare minoranza! Non nel senso che vuole crescere… A lui basta entrare in maggioranza! Questa è la politica 3.0!! Grande stima !! (notare il grande silenzio degli altri del suo “partito”

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