Spariti i crocifissi dall’alberghiero di Desenzano, gli alunni: colpa di un insegnante

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Scoppia il caso crocifissi all’istituto alberghiero Caterina Dè Medici di Desenzano dove ne sono spariti quattro dall’inizio dell’anno. Il caso è arrivato fino in Consiglio comunale per mano del consigliere leghista, Rino Polloni, che ha documentato la mancanza con una serie di immagini trasformandola in un’interrogazione rivolta al sindaco Rosa Leso (Pd).

A confermare l’ammanco è il vicepreside e responsabile di sede, Daniele Toccacieli che al Corsera di brescia ammette: “ E’ vero, i crocifissi mancano da quattro aule”. Due sembra che si siano rotti, ma gli altri sono spariti e nessuno sa chi sia il responsabile. Un gruppo di studenti ha raccontato al vicepreside di aver visto “un insegnante della scuola riporre il crocifisso in un cassetto della cattedra ma non siamo riusciti a trovarlo. E’ una vicenda davvero delicata, un simbolo del genere non dovrebbe sparire”. Per essere certo che non succeda più Toccacieli, ex democristiano di ferro, “ ne ho ordinati trenta: questo è il simbolo della nostra cultura”.

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  1. Frasi come “questo è il simbolo della nostra cultura” le trovo ridicole, così si mette il “simbolo” davanti alla “cultura”. Non è il crocifisso ad essere importante, ma ciò che esso rappresenta, cioè i valori della cristianità…però del fatto che siano andati persi non ne parla nessuno. Immagino che con trenta crocifissi nuovi gli studenti troveranno la fede…

  2. Comunque credo che la colpa sia di qualche professore che ha bisogno di sentirsi al centro dell'attenzione perché, e parlo di esperienze personali, agli stranieri nella fattispecie musulmani, della presenza del crocifisso, delle festività Natalizie ed altro, non interessa un bel niente. Purtroppo ci sono professori catechizzati politicamente che tutte le volte che si avvicinano le festività natalizie e pasquali tirano fuori la boiata di togliere i simboli della cristianità.
    Mi fate una gran pena!!!!!!!

  3. Tra un po’ succederà che nelle aule dovremo mettere crocifissi, mezzaluna e quant’altro di religioso, come nelle bandiere: del comune, della regione, della nazione e dell’Europa. Tutti simboli che alla fine non ci dicono niente…

  4. Cosa ci sarebbe di sbagliato nel lasciare i simboli religiosi fuori dalla scuola e, semmai, esporre il simbolo della Repubblica Italiana. che è l’unico nel quale tutti possono e dovrebbero riconoscersi?

  5. Suvvia secondo me Kebab è indipendentista padano incaricato postare per suscitare reazioni contrastanti. Vedete è facile scrivere come un non italofono

  6. Sei un leghista provocatore, prenditi i lega-razzisti ed espatriate, siete fatti della stessa pasta, i musulmani hanno bisogno dei leghisti e viceversa, in Italia non esisterebbero gli uni senza gli altri

  7. Le tradizioni non si cambiano. Chi è contrario può sempre cambiare nazione, città, scuola ecc. Il mondo è grande sta a te scegliere.

  8. forse qualcosa ce lo può insegnare leggendo le sue parole: “Chi non vuole parlare russo e rispettare leggi russe può tranquillamente andarsene da qualche altra parte. La Russia non ha bisogno di queste minoranze e non abbiamo intenzione di cambiare le nostre leggi per loro”

  9. Siete l’esempio perfetto del mio commento delle 17.20 di ieri. Per voi la tradizione in se conta più dei valori che rappresenta, cioè quelli della cristianità. Inoltre vi faccio presente che ci sono molti italiani che i crocifissi nelle scuole non li vorrebbero, giusto per ribadire che siamo un paese laico.

  10. Ripeto che a tanti stranieri, a meno che si parli di stranieri che interpretano i testi sacri in modo radicale e quindi pericolosi per la società, non interessano i simboli della cristianità la colpa è solo di alcuni professori e maestre politicizzati. Ricordati che qualsiasi testo sacro devi prenderlo per quello che è…. Mai interpretarlo ad immagine propria e secondo i tuoi scopi finiresti per diventare anche tu un terrorista. E guarda che non parlo solo dei testi islamici ma di tutti.

  11. E’ più facile attaccarsi ai simboli che aderire ad una cultura. In questo i preti, da sempre, sono maestri, e trovano pubblico proprio perchè alla gente piace il simbolo, non la testimonianza di vita e quindi il clero prolifera nei privilegi e nel potere.

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