Poste italiane, in 15 anni 234 dipendenti in meno nel bresciano

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Sono 234 i posti di lavoro cancellati da Poste Italiane nel bresciano negli ultimi cinque anni. Siamo passati da 2523 dipendenti del 2001 ai 2289 di quest’anno. Quasi 1000 in meno rispetto al 1990 quando i lavoratori postali nel nostro territorio erano 3255. I dati sono stati diffusi nel corso del convegno promosso dal sindacato dei Postali Cisl di Brescia per riflettere e discutere sulla metamorfosi dell’azienda degli ultimi anni.

IL CAMBIAMENTO DI CUI POSTE ITALIANE HA BISOGNO – “L’ultimo spot televisivo di Poste Italiane – ha osservato in apertura dei lavori il segretario provinciale di Slp Cisl Giovanni Punzi – ha come slogan ‘Il cambiamento siamo noi’, mentre a noi sembra che bisognerebbe cominciare a ragionare da dove comincia il cambiamento vero di una specificità così rilevante come quella di Poste Italiane. Nessuno può negare la profonda trasformazione messa in atto dalla più grande azienda italiana, ma bisogna ricordare con forza che questo processo ha lasciato spinose questioni aperte nei confronti del territorio, dei cittadini e dei suoi stessi lavoratori”. Il sindacalista ha parlato dei vincoli della recente quotazione in Borsa, che impone all’azienda precise logiche di mercato, e la riaffermazione della natura sociale del servizio postale, che richiede invece risposte svincolate dal business; ma ha anche ricordato il sistematico ridimensionamento di Poste Italiane nella nostra provincia e il lancio di progetti come quello del “postino telematico” che sempre di più spersonalizzano il servizio.

I NUMERI DEL RIDIMENSIONAMENTO – Ad integrare la relazione d’apertura una serie di dati hanno ulteriormente chiarito la situazione. Brescia e provincia contano oggi mediamente su uno sportello postale ogni 1247 abitanti e su un portalettere ogni 1282; ci sono 93 uffici postali mandati avanti da un solo dipendente, 47 con 2 dipendenti, 33 con 3, 32 con 4, 19 con 5, 8 con 6, 32 con 7.

IL CONFRONTO – Un giudizio positivo, dal punto di vista tecnico, dell’ingresso in Borsa è stato espresso da Paolo Prandi, docente di Risk Management all’Università Cattolica di Brescia, che ha analizzato i dati di bilancio e di investimento dell’azienda, dicendosi ottimista della tenuta di mercato per la solidità e la tradizionale affidabilità di Poste Italiane. Gian Antonio Girelli, consigliere regionale della Lombardia, firmatario tra l’altro di un’interrogazione sulla soppressione-riduzione del servizio postale in Lombardia e sul territorio bresciano, si è mostrato preoccupato (ma tutt’altro che vinto) riguardo le strategie di Poste, che da una parte si rinnovano e dall’altra sfuggono ai propri doveri tagliando in modo pesante il servizio pubblico. Sulla stessa linea si è espresso Gabriele Zanni, presidente dell’Associazione comuni bresciani, che insieme ai sindaci coinvolti da chiusure e soppressioni del servizio ha intrapreso numerose battaglia nel tentativo, spesso vano, di far cambiare decisione all’azienda. Pino Marinaccio, segretario regionale dei Postali Cisl, ha duramente criticato l’operato dell’amministratore delegato di Poste Italiane, Francesco Caio, il quale dopo la quotazione in Borsa dell’azienda ha assegnato a se stesso e ai suoi fedelissimi un ricco premio economico. Non è stato così per i lavoratori. “Perché – ha chiesto polemicamente il sindacalista – i dipendenti non hanno potuto usufruire fin da subito, come aveva preventivamente suggerito la Cisl al management aziendale, di una parte gratuita di quote azionarie? E quale prezzo pagheranno i lavoratori se oltre al 40% verranno messe in vendita altre quote? Per rendere conto agli azionisti, si chiuderanno altri uffici e si dovrà affrontare lo spettro di centinaia di esuberi? Lo Stato ha incassato una parte irrisoria rispetto al suo deficit pubblico, quindi questa operazione di quotazione in Borsa non era così necessaria. Non tira una aria buona, ma se il sindacato si è preso le sue responsabilità per non andare contro l’Azienda in un momento così delicato, i futuro non farà più sconti”.

A moderare i lavori del convegno – al quale ha portato un saluto e l’apprezzamento della Cisl il segretario generale Enzo Torri e che ha richiamato partecipanti non solo da Brescia ma anche dalle province limitrofe – è stato Andrea Croxatto che ha anche fatto parte del gruppo di lavoro che ha sviluppato l’idea del confronto a più voci sul presente e sul futuro del servizio postale nel nostro territorio lanciata dal segretario provinciale dei Postali Cisl di Brescia.

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