Blitz antiterrorismo, Bordonali (Lega): comunità islamica firmi accordo con stato italiano

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"Gli arresti di oggi confermano tristemente cio’ che dico da tempo: la Lombardia e’ la regione piu’ esposta al rischio di attentati terroristici di matrice islamica. Dispiace notare come nella provincia di Brescia si compiessero azioni di propaganda, reclutamento e finanziamento del sedicente stato islamico, con collegamenti diretti con i terroristi siriani. Siamo al punto di non ritorno. Ora la comunita’ islamica deve assolutamente scegliere un referente unico e credibile e siglare un accordo con lo Stato italiano, visto che e’ l’unica comunita’ religiosa a non averlo ancora fatto". Cosi’ l’assessore regionale alla Sicurezza, Protezione civile e Immigrazione Simona Bordonali ha commentato l’operazione antiterrorismo condotta congiuntamente dalla Polizia di Brescia e dalla Polizia del Kosovo.

CHIUDERE MOSCHEE ABUSIVE – "Questo accordo – ha continuato Bordonali – deve contenere il riconoscimento della parita’ di diritti tra uomo e donna, deve garantire che le donne non indossino burqa e niqab e non vengano sottoposte a mutilazioni genitali, deve rinnegare i matrimoni poligamici, deve rinnegare totalmente qualsiasi giustificazione al terrorismo e deve accettare la presenza di simboli cattolici negli edifici pubblici. Fino ad allora bisogna vietare l’edificazione di qualsiasi moschea sul nostro territorio e, in questo senso, la Lombardia e’ gia’ avanti, grazie alla nostra legge regionale sui luoghi di culto, e bisogna chiudere immediatamente tutte quelle abusive"

OPERAZIONE CONDOTTA IN MODO IMPECCABILE – "Il questore di Brescia ha condotto le indagini in modo impeccabile – ha concluso l’assessore -. A lui e a tutti gli agenti che hanno partecipato all’operazione vanno i complimenti miei e di tutta la Giunta regionale. La Lombardia ha una carenza di circa 2.500 agenti delle Forze dell’ordine. Ora il Governo deve inviare sul nostro territorio regionale almeno tutti gli agenti che erano destinati temporaneamente alla Lombardia in occasione di Expo"

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  1. Il Papa nel continente più complicato e delle contraddizioni nel cuore dell’Africa. La cura contro la guerra, la cura per la misericordia. Una grande opportunità dal punto di vista storico di andare contro tendenza.
    Oggi siamo dominati da questa concezione ad una risposta al terrorismo agli orrori che ci circondano con risposte militari. Il tentativo di Papa Francesco, sia quello di universalizzare un messaggio d’altro tipo, di misericordia ed anche dal coraggio di esposizione al pericolo, sia per testimoniare quella che è una logica di tipo diverso, come una rivendicazione del Cristianesimo, come “una religione buona” della pace. Io, direi non soltanto buona, ma che abbia la capacità di entrare chiaramente, e politicamente all’interno dei grandi conflitti, di portare una parola di controtendenza. “Ama il tuo nemico” è in fondo la frase più paradossale del Vangelo, significa rovesciare quelle che sono le logiche identitarie, che scattano automaticamente in tutti nei momenti di crisi, bisognerebbe poter rileggere ogni tanto “Varcare la soglia della speranza un saggio scritto da Papa San. Giovanni Paolo II e dello scrittore e giornalista Vittorio Messori, effettivamente è la rivoluzione dei buoni. Il viaggio di Bergoglio, rappresenta l’apice di questo pensiero. Non scordiamoci la grande forza dei Gesuiti, il loro coraggio! Egli stesso un gesuita chiamato Francesco e in esso incarnato. Questo viaggio è una grandissima sfida!
    E’ l’inizio del Giubileo, quindi il Papa ha voluto essere due volte provocatorio! La prima volta perché certamente decide storicamente di aprire il Giubileo non dalla porta santa della basilica di San Pietro, che aprirà poi l’8 dicembre festa dell’immacolata, ma dalla periferia, partendo dalle zone di conflitto e di povertà. Due volte provocatorio per la scelta del tema perché il tema della misericordia non è un tema solo Cattolico o Cristiano, ma è anche un tema che unisce molte religioni, tra cui gli Ebrei e comprende anche il mondo musulmano “Allah è Grande e Misericordioso”, tant’è vero che il Papa è andato a visitare la Moschea in un ambiente difficile, anche dal punto di vista della sicurezza.
    Mi permetto comunque di fare un controcanto alla platea di questo giornale, per dire che è anche un messaggio rivolto all’interno della Chiesa, in quanto il Cristianesimo è stato anche portatore di odio, di divisioni e non solo di crociate, pensiamo allo scontro con l’oriente, vedi Costantinopoli e, dunque significa anche Giubileo, riflessione all’interno degli errori e di “mea culpa!”
    Il Papa si sta muovendo non solo come uomo della Chiesa, ma anche laicamente come grande ambasciatore di un occidente che ha dei limiti su alcuni fronti diplomatici. Con la sua visita a Cuba, è riuscito a smuovere il problema dell’embargo attivo da oltre 60 anni, abbiamo visto che Giovanni Paolo II, fu uno dei promotori per avvicinare al resto dell’Europa l’est europeo sulle tracce del Beato Papa Paolo VI, che di fatto per primo ha ripreso il dialogo verso l’oriente, verso l’est Europa e verso gli Stati Uniti.
    Quindi questo ruolo del papato, in questo momento difficile, perché l’Africa non è immune dal problema del terrorismo, dal problema di tensione di matrice Islamista, non Islamica, non è un caso che il Papa, abbia più volte detto che siamo in un dedalo di terza guerra mondiale, -non per motivi politici- ma per togliere subito i dubbi al pensiero che il terrorismo non è di matrice né religiosa, né islamica. Non è il Cristianesimo contro l’Islam, ma è l’Islam che viene utilizzato purtroppo per scopi terroristici.
    Il Cristianesimo stesso deve capire che, la violenza non è soltanto altrui ma anche propria, e che quindi è il compito che ogni religione, così come ogni cultura e anche la democrazia stessa deve avere.
    E’ tempo che seguendo le scosse che Papa Francesco sta dando alla cristianità e al deposito umano delle religioni, anche per noi cattolici democratici sia arrivato il momento di ripensare al tema dell’ispirazione cristiana, del fare politica e pertanto di ridefinire il concetto di laicità. In questo Giubileo delle periferie tutte le diocesi saranno invitate a celebrare sul territorio per aprire le porte sante, il filo comune di tanti luoghi delle nostre grandi e piccole Città, luoghi della misericordia le carceri, gli ospedali, l’Università Statale degli Studi di Brescia, le case di riposo, scrigno di sofferenza, abbandono e di futuro. Mia madre è la Chiesa mio padre è lo Stato.
    Celso Vassalini

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