Un bresciano a capo delle Ferrovie dello Stato: inizia l’era Mazzoncini

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Un bresciano a capo delle Ferrovie dello Stato: lui è Renato Mazzoncini, 47 anni, e nuovo amministratore delegato dell’azienda di trasporti. Laureato in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Milano, dopo essere stato in Ansaldo Trasporti e aver ricoperto incarichi in cda di varie aziende di tp, Mazzoncini, arriva nel gruppo Fs nel maggio del 2012 con l’avvio della joint venture tra Fs e il gruppo Ranza per lo sviluppo delle rispettive società controllate, Busitalia e Autoguidovie. Poi la privatizzazione dell’Ataf, l’azienda di trasporto pubblico locale fiorentina, operazione che vedrà il passaggio del pacchetto di maggioranza dal Comune alla controllata di Fs. Dal primo dicembre 2012 Busitalia-Sita Nord gestisce, con Cap (Cooperativa Autotrasporti Pratese) e Autoguidovie, il trasporto pubblico nella città di Firenze attraverso la società Ataf Gestioni s.r.l. (70% Busitalia, 25% Cap e 5% Autoguidovie).

Dalla sua prima uscita pubblica come ad, a Roma, ha messo in chiaro il percorso da intraprendere e posto qualche freno sul processo di privatizzazione:" il termine privatizzazione non mi piace. Da ora in poi mi piacerebbe che si parlasse solo di quotazione. – ha detto, aggiungendo poi che – "non c’è un obbligo perentorio di completare la quotazione nel 2016. La quotazione non può essere il nostro fine, non è il fine del nostro mandato, ma è il mezzo per rendere più robusta la nostra azienda".

Mazzoncini, da cittadino della Leonessa, un occhio sui trasporti cittadini lo ha già messo: come scrive il Bresciaoggi sembra che il nuovo ad Fs abbia già discusso con Del Bono per un possibile ampliamento della rete metropolitana cittadina "con la creazione di una vero e proprio snodo a stella che, passando per gli assi da Rovato a Desenzano e da Iseo a Parma e Cremona, dia vita a una rete di trasporto su ferro davvero unica. Mi piacerebbe – spiega – poter dare il mio contributo per disegnare un’architettura infrastrutturale che la renda Brescia più competitiva, più verde e più a misura d’uomo". Un’opinione ce l’ha anche sulla Tav e sul tanto discusso snodo tra Brescia, come vuole il sindaco, e Montichiari, ritenendo, riporta il quotidiano "che non sia possibile sviluppare dei servizi tra Milano e Brescia sostenibili dal punto di vista del mercato saltando Brescia. Credo che prevedere la stazione a Montichiari sarebbe un’opera con un costo enorme e un effetto deprimente dal punto di vista commerciale".

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  1. Bresciano sì, ma pure in quota renziana. E tutto si può dire meno che Renzi non si ricordi, premiandoli, quanti via via incrocia nella sua breve, ma folgorante carriera politica. In quanto a Brescia, l’ipotesi di uno snodo ferroviario che saldi tutte le direttrici, in particolare est-ovest da Rovato a Desenzano, è un’ottima idea, ovvia pensando al percorso attuale del Metrobus. Servono però miliardi di euro, cosa non secondaria di questi tempi.

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