Bruciata viva dal marito, Pinki torna a casa e lancia un appello: basta subire

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Pinki è tornata a casa. La donna 26enne di origine indiana e passaporto italiano che il 20 novembre scorso è stata bruciata dal marito, dopo quasi 50 giorni di ospedale è tornata a casa dai fratelli e dai genitori.

Quel terribile giorno però rimarrà per sempre immerso nella sua memoria. La sua unica colpa vivere e vestire all’occidentale, cosa che né il marito né la suocera riuscivano a sopportare. Prima di darle fuoco ricoprendola con un liquido infiammabile il marito, che ora si trova in carcere con l’accusa di tentato omicidio, l’aveva picchiata violentemente davanti ai loro figli di 2 e 4 anni che ora vivono insieme a lei nella casa dei nonni materni.

Il Giornale di Brescia l’ha intervistata e la donna ha voluto lanciare un messaggio verso tutte coloro che sono vittime di queste terribili violenze: “Basta subire”.

 

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  1. Ma le nostre femministe che tanto si stracciavano le vesti decenni fa per combattere l’uomo italiano retrogrado e maschilista, qui dove sono? Cosa dicono? Perchè non scendono in piazza? Hanno paura? Era solo una montatura per creare nuovo bacino di voti (di sinistra)?

  2. Ma Pannella, Bonino e company, paladini dei diritti civili, dove sono? Non dicono nulla? Non fanno scioperi della fame o della sete? Si sono imborghesiti? E’ un’utenza che a loro non interessa? Quindi le persone sono persone “a secont”.

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