Lavoro nero, due imprese bresciane su tre esposte alla concorrenza sleale

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Lavoro sommerso e contraffazione: due ostacoli non da poco per le imprese artigiane bresciane, che combattono su entrambi i fronti la concorrenza sleale.

Lavoro sommerso – Nella classifica stilata dal recente studio dell’osservatorio di Confartigianato, Brescia segue subito dopo Milano (con 47mila) come provincia lombarda per numero assoluto di imprese esposte: sono 22.678 le imprese bresciane minacciate dalla concorrenza del lavoro sommerso. Il 63,6%. Quasi due imprese su tre delle 35.674 imprese artigiane presenti (al III° trim. 2015) è esposto alla concorrenza di chi lavora in un’impresa irregolare. Tra gli artigiani che pagano le maggiori conseguenze ci sono i 10.637 installatori bresciani, le 3.237 imprese edili, i 2.809 parrucchieri e centri estetici, oltre a trasporti e magazzinaggio (2.007 imprese) e servizi di alloggio e ristorazione (1.043).

Contraffazione – A Brescia le imprese artigiane manifatturiere maggiormente esposte alla concorrenza sleale derivante dalla contraffazione sono invece 1.383, pari all’8,6% delle imprese del manufatturiero, appartenenti in particolare ai settori: tessile, abbigliamento, articoli in pelliccia, articoli di maglieria, cuoio, borse, pelletteria, calzature, gioielleria e pietre preziose, giochi e giocattoli, profumi, cosmetici, saponi, occhialeria – produzione lenti e armature. In calo del 2% rispetto al III° trimestre di un anno fa. Dallo studio, svolto sulla base dei dati dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza si rileva come a Brescia dal 2008 al 2014 si sono registrati 882 sequestri per un totale di 3.018.517 milioni di pezzi contraffatti sequestrati e un valore complessivo stimato in oltre 54 milioni di euro. A livello lombardo, nello stesso periodo, sono avvenuti 21 mila sequestri di merce contraffatta, che hanno comportato il ritiro dal territorio di oltre 46 milioni di pezzi, il cui valore è stato stimato attorno ai 751 milioni di euro, l’1,1% del valore aggiunto prodotto dalle imprese manifatturiere lombarde.

Per il presidente di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale Eugenio Massetti: «Oltre che con tasse e burocrazia, le nostre imprese devono confrontarsi pure con la concorrenza sleale. L’abusivo è sconosciuto agli enti e alle associazioni di categoria, lavora e non paga le tasse. Tutto il contrario rispetto all’artigiano vero. Un ritratto, quello dell’abusivo che non è quello del “povero” che cerca di sbarcare il lunario come può, quanto piuttosto di personaggi pronti a speculare sulle imprese regolari per guadagnare di più. Importante capire – conclude il presidente Massetti – che non si tratta di imprese che offrono servizi e prodotti a prezzi migliori, ma piuttosto di un gruppo di persone che lavora nell’illegalità e spesso senza alcuna competenza e che, dunque, può mettere in serio pericolo anche la sicurezza dei clienti».

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  1. Ma gli enti competenti perchè non controllano? Ispettori Inps, Inail, Guardia di Finanza, cosa fanno? E’ qui che devono agire… e per tutelare non solo i lavoratori ma tutti noi che poi utilizziamo i prodotti di questo lavoro.

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