Lavanderie: calano attività, addetti e spesa delle famiglie. Massetti: contrastare l’abusivismo

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Pulitintolavanderia artigiane: un settore che negli ultimi anni ha affrontato un ridimensionamento in termini di imprese e addetti anche a Brescia. Complice la crisi che ha diminuito la spesa delle famiglia e la concorrenza dei self service a gettoni. Ma la qualità rimane alta e si specializza. Al IV° trimestre 2015 sono 331 le imprese artigiane del settore lavanderie e pulitura di articoli tessili e pelliccia in provincia di Brescia, su un totale di 2.827 in Lombardia. In pratica, 67 in meno rispetto al 2009, mentre sono 487 quelle che hanno chiuso in tutta la Lombardia. Addetti in totale nel settore a Brescia, ne rimangono 700 oggi. Erano 800 nel 2009. In tutta la Lombardia sono 5.600, contro i 5.800 di sei anni fa. A pesare è la diminuzione di spesa delle famiglia italiane calcolata dal centro studi di Confartigianato: la dinamica della spesa media mensile delle famiglie per lavanderia e tintoria nel nord-ovest Italia era di 12,95 euro nel 2001, mentre oggi è 9,16 euro mensili.

A complicare lo scenario vi sono, poi, le lavanderie self service a gettoni che prevedono l’utilizzo autonomo delle macchine (lavatrici e asciugatrici) da parte dei clienti. Si rivolgono a segmenti specifici di consumatori (in primis studenti fuori sede e immigrati) ai quali offrono due vantaggi principali: la convenienza economica e l’apertura 24 ore su 24. Seppure non siano numerose, le lavanderie self service sono in crescita soprattutto nelle città. Il motivo? Hanno un costo (di avviamento e di gestione) relativamente basso e, se ubicate nel quartiere “giusto”, possono garantire incassi interessanti. Una concorrenza che ha lasciato poco spazio alle tradizionali lavanderie, svantaggiate innanzitutto per una concorrenza spesso letale.

«Le lavanderie self service sono importanti per il mercato, ma non quando configurano una concorrenza abusiva alle lavanderie artigiane tradizionali. A questi esercizi commerciali, infatti, non si applica la normativa relativa alla legge che disciplina l’attività professionale di tintolavanderie e per operare sono tenute solo al registro delle imprese e all’ottenimento dell’autorizzazione da parte del Comune in cui si esercita l’attività. La lavanderia self service sono in pratica attività di noleggio attrezzature, uno spazio allestito con lavatrici ed essiccatoi, utilizzati direttamente dalla clientela. L’esercizio di questa attività si discosta da questo semplice modello essendo presente in molti casi un addetto che fornisce assistenza ai clienti, proponendo servizi di stireria, ritiro e consegna capi a domicilio, oltre a numerosi altri tipi di servizi che invece sono normati e che si configurano dunque come una forma di concorrenza sleale per le aziende di tinto lavanderia, ma mai sanzionati» commenta il presidente di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale Eugenio Massetti. Per esercitare l’attività di pulitintolavanderia oggi, ancor più che nel recente passato – come ricorda Confartigianato Imprese Brescia – è necessario possedere specifiche competenze tecniche sui materiali e sui prodotti, padronanza degli aspetti gestionali e conoscenza delle norme che regolamentano il comparto. Un mestiere che sta attraversando un periodo dettato da fondamentali novità sia legislative che tecniche: dall’obbligo formativo previsto dalle norme nazionali e regionali, al concetto che il cliente oggi richiede non solo un capo pulito ma attenzione e che il lavaggio rientri nella regola d’arte. Si ricorda che le nuove norme prevedono infatti l’obbligo di designare un responsabile tecnico in possesso di apposita idoneità professionale comprovata dai requisiti indicati dalla legge 84/2006. Per fare fronte alla situazione le lavanderie classiche, che anche in provincia di Brescia arrivano ad occupare il 70% donne, si è evoluta, offrendo un servizio sempre più accurato grazie all’esperienza professionale specifica, a tecnologie di lavaggio e stiro all’avanguardia, trattamenti personalizzati, di certo non paragonabili ai self service low cost. Artigiani che anche in questo settore, per resistere alla concorrenza spesso sleale, hanno puntato sulla specializzazione del servizio, ritagliandosi una nicchia specifica: dalla cura degli abiti da sera, a quelli da sposa, ai capi in pelle, tappeti, tende e così via. E poi con l’ampliamento degli orari, con apertura nella pausa pranzo o nella fascia serale, introducendo il sistema di ritiro e consegna a domicilio oppure proponendo in associazione un servizio di sartoria per le piccole riparazioni.

«Lavanderie 2.0: macchinari innovativi, norme ferree per il rispetto ambientale e della salute degli operatori, professionalità, cura del cliente. Solo l’artigianalità comprovata può vincere la sfida del futuro e contrastare fenomeni improvvisati. Si tratta di un importante passo verso il riconoscimento dell’attività, individuando i requisiti necessari per esercitare il mestiere con competenza, garantendo una reale tutela degli interessi dei clienti e dell’ambiente evitando l’improvvisazione di chi, finora, poteva aprire un’attività di lavanderia senza alcuna competenza specifica» conclude Massetti. 

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