Bozzoli, l’attività non riparte. Cresce la preoccupazione dei lavoratori

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Futuro incertissimo per i 13 lavoratori della Bozzoli di Marcheno. La fonderia valtrumplina – divenuta tristemente famosa per la misteriosa scomparsa del titolare l’8 ottobre del 2015 e il rinvenimento dieci giorni più tardi del cadavere di un operaio in circostanze che gli inquirenti non sono ancora riusciti a chiarire – non riesce a far ripartire l’attività. Gli effetti del lunghissimo sequestro a cui l’autorità giudiziaria ha sottoposto gli impianti, sbloccato soltanto il 27 gennaio scorso, si fanno purtroppo sentire pesantemente. A sottolinearlo è la Cisl in una nota ai giornali che riportiamo in forma integrale.

SE LA PRODUZIONE NON RIPARTE LA CASSA INTEGRAZIONE È BLOCCATA. E senza ripresa produttiva non c’è la possibilità di attivare per i dipendenti alcuna forma di ammortizzatori sociali. Stefano Olivari, il sindacalista della Fim Cisl che segue da mesi la vicenda i cui si sono venuti a trovare i lavoratori, ne parlerà questa mattina in un incontro con la direzione aziendale, “per fare il punto – spiega – e capire dal punto di vista industriale quali sono le prospettive”.

LAVORATORI IN ASSEMBLEA. Al termine dell’incontro è in programma l’assemblea dei lavoratori. “Le strade si fanno sempre più strette –aggiunge Olivari – ma ci stiamo muovendo anche sul fronte degli istituti di credito per verificare la possibilità di un aiuto di carattere economico, in attesa della definizione della cassa integrazione, che consenta ai dipendenti di far fronte alle necessità di mantenimento. Non è facile ma non lasceremo soli gli operai di questa azienda finita in una voragine giudiziaria che sembra avere compromesso irrimediabilmente produzione e mercato”. 

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