Cave e discariche, la proposta del Pd: ripristiniamo la Consulta

0

Con una nota fiume il Partito democratico bresciano risponde al comunicato inviato da Aib in materia di cave e discariche lo scorso 12 febbraio. Nel comunicato, in particolare, il Pd propone di ripristinare la Consulta per le Attività estrattive di cava non più istituita a Brescia dal lontano 2004.

ECCO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO

Abbiamo letto con estrema attenzione il comunicato stampa esteso dall’AIB circa la non completa applicazione della normativa vigente in tema di recuperi ambientali in cui “…si invitano gli enti locali ad investire i proventi derivanti dagli oneri versati dagli imprenditori del settore cave, attività estrattive e discariche preferibilmente in opere di riqualificazione ambientale del territorio….”.

L’AIB, sottolineando come nell’ultimo decennio siano state versate risorse per oltre mezzo miliardo di euro, indica di non aver avuto evidenza di un reinvestimento in termini di riqualificazione ambientale. Il comunicato si conclude con un accenno alla disponibilità degli imprenditori “..disposti a versare purchè la loro attività possa continuare nel tempo..”, vedi ad esempio attraverso “..il nuovo Piano Cave Provinciale…” (i virgolettati sono tratti dal comunicato stampa di AIB). Di Comuni che nel tempo abbiano fatto cassa con gli oneri di escavazione non destinandoli prioritariamente ai recuperi ambientali ce ne sono sicuramente stati. D’altro canto ce ne sono moltissimi altri che avrebbero preferito evitare di avere sul proprio territorio cave e discariche. Così come avrebbero rinunciato volentieri sia a onerosi ricorsi con spesso di fronte le istituzioni autorizzatrici, sia ai comportamenti non proprio edificanti di alcuni operatori (fortunatamente non tutti), protagonisti di escavazioni e ritombamenti abusivi mai recuperati perché nel frattempo le ragioni sociali sono fallite. Riteniamo che sarebbe arrivato il momento non solo di far applicare completamente la normativa vigente in tema di recuperi ambientali, ma di riformarla.

A tal proposito non si contano più le proposte di modifica della Legge Regionale 14/1998 depositate in Regione Lombardia. La prima, di iniziativa popolare avanzata dalle allora giunte di centrosinistra di Rovato, Cazzago S.M., Ghedi, Montirone e Rezzato, risale all’ormai lontanissimo 2004. La proposta è stata poi aggiornata più e più volte dal gruppo consigliare del PD regionale ma mai è arrivata al voto in aula. In queste proposte si sottolineava l’ipotesi di un ritorno a proprietà pubblica del fondo cava recuperato e la necessità di certezze nei recuperi ambientali per esempio condizionando l’autorizzazione all’escavazione di un lotto solo dopo aver visto completato il recupero ambientale del lotto precedente.

Non ci inventiamo nulla, in Emilia-Romagna già è così. Sarebbe auspicabile anche un maggiore rispetto della pianificazione di settore: se nel piano cave è previsto un recupero ambientale “…a verde pubblico attrezzato e/o a uso naturalistico ricreativo…” come sono spiegabili le numerose domande di discarica insistenti su tali bacini estrattivi? Inutile poi chiedersi perché nell’immaginario bresciano troppo spesso “cava” corrisponda a “discarica”. A proposito di aspetti fiscali, ci chiediamo anche come sia possibile nel 2016 che molte cave bresciane in esercizio non siano accatastate correttamente e, di conseguenza, siano soggette in tantissimi Comuni ad aliquota IMU agricola. Eppure nel loro perimetro si svolge attività che con la coltivazione di foraggi o granoturco nulla ha a che fare. Questa illogicità da noi più volte sollevata è stata oggetto di pareri ufficiali dell’Agenzia delle Entrate. In base ad essi, finalmente, alcuni sindaci hanno deciso di muoversi per ripristinare un’equità fiscale doverosa nei confronti anche di tutti quegli altri imprenditori che pagano aliquote adeguate alle attività che svolgono. La continuità aziendale che AIB richiede per i propri associati del settore è certamente condivisibile, ma non può e non deve passare da una totale assenza di pianificazione. Auspichiamo che il prossimo piano cave provinciale (settore ghiaia e sabbia) sia realizzato dalla Provincia sulla base di una quantificazione oggettiva del fabbisogno di inerti provinciale. Cosa che non è stata fatta, ad esempio, con il piano 2005-2015 appena scaduto. Esso ha infatti autorizzato un volume di inerti di circa 70 milioni di metri cubi quando il fabbisogno bresciano (pre-crisi dell’edilizia) non superava i 40 milioni di metri cubi. Riteniamo che ci siano le condizioni perché il sistema Brescia sia in grado di prendere decisioni sostenibili a livello ambientale.

Lo si è visto anche recentemente con la cancellazione delle cave di prestito previste per la TAV dove la Provincia ha svolto appieno il proprio ruolo di coordinamento facendo dialogare gli enti locali con le rappresentanze imprenditoriali. Noi crediamo che la politica debba riappropriarsi del proprio ruolo decisionale cercando un equilibrio ove, però, l’interesse del particolare non debba prevalere sul generale. Avanziamo una proposta suffragata peraltro da un obbligo di legge: perché non ripristinare la Consulta per le Attività estrattive di cava non più istituita a Brescia dal lontano 2004? Quella potrebbe essere la sede più opportuna dove far dialogare i diversi interessi, sapendo che il piano cave uscente vede una percentuale di volumi non escavati notevolissima e che consiglierebbe estrema cautela nel prendere decisioni su nuovi volumi. In un Paese come l’Italia dove il consumo di suolo è uno degli scandali che tutti denunciano, ma contro cui pochissimi agiscono.

Dipartimento Ambiente Federazione PD Brescia

Comments

comments

1 COMMENT

LEAVE A REPLY