Brescia sale dal decimo al settimo posto nella classifica italiana delle smart city

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È di ieri la pubblicazione dello Smart City Index 2016, l’ultimo rapporto che fotografa il grado di efficienza e integrazione delle tecnologie nelle città di tutta Europa. In altre parole: che calcola quanta "smartness" (=intelligenza) c’è nelle aspiranti "smart city". Un documento utile per valutare i risultati di un lavoro che impegna Brescia da anni, con un approccio di sistema e un’attenzione ai cittadini più deboli che ha sempre caratterizzato le iniziative smart della nostra città; e che, svolgendosi principalmente nell’ambito del "virtuale" e del "dematerializzato" non è facilmente visibile o misurabile quotidianamente.

Brescia guadagna tre posizioni rispetto all’ultimo rapporto datato 2014, e passa dal decimo al settimo posto nella graduatoria delle 116 città italiane analizzate.

Un bel risultato, che dimostra come la strada dell’innovazione con una visione lungimirante e di lungo periodo ripaghi anche in tempi brevi. Tra le novità del rapporto 2016, infatti, c’è l’ampliamento degli indicatori monitorati: alle infrastrutture di rete, ai sensori, alle applicazioni e ai servizi a valore aggiunto per i cittadini si sono infatti aggiunti parametri più politici come la vision, le strategie, la vivibilità e la smart citizen: un’espressione sintetica che racchiude da un lato la consapevolezza e la richiesta di partecipazione dei cittadini alla vita e alle decisioni del proprio Comune e, dall’altro, gli strumenti che le istituzioni mettono a disposizione per il dialogo, l’ascolto, la co-progettazione.

Tra i nostri punti di forza permangono la gestione di un piano dell’energia urbana con il continuo efficientamento del teleriscaldamento a cui si aggiungono aspetti più tecnici come l’integrazione (tra piattaforme, tra dati, ecc.) in cui Brescia è definita nell’index una "campionessa", o come  la "vivibilità digitale" cioè la crescente facilità di accesso ai servizi anche on line e in mobilità per rendere più semplice la vita di ogni giorno.

Ancora di più, dunque, ci sentiamo di affermare con forza che l’innovazione non è un processo solo tecnologico, ma un lungo cammino di crescita culturale. Di più: concetti fondanti della smart city come trasparenza, efficienza, sostenibilità e inclusione possono migliorare la vita dei cittadini solo se entrano a far parte di un dibattito culturale profondo, pervasivo e alto su un senso nuovo e partecipato di immaginare per domani una città migliore di oggi.

Come abbiamo scritto nell’ Agenda Digitale Urbana, il documento di programmazione per l’innovazione del Comune di Brescia – e perciò ciclicamente sottoposto ad aggiornamenti o, come si dice in linguaggio informatico, "upgrade"-

Il vero successo dell’agenda digitale urbana non saranno la costruzione di database, l’innesto di sensori mobili sulla qualità dell’ambiente, la rilevazione costante dei dati sulla mobilità e l’integrazione efficace dei mezzi di trasporto pubblici bensì un senso diffuso e sincero da parte dei bresciani di abitare in una città dove nessuno è escluso dal cambiamento, dove i processi sono chiari e trasparenti, dove ogni cittadino è responsabile della cosa pubblica, può contribuire, progettare, dibattere, partecipare, costruire, controllare, migliorare.           

 Smart City Index 2016 conferma che, nel percorso verso un’innovazione virtuosa, le città medie sono in crescita. A guidare la classifica, nei primi dieci posti, sono ben quattro: Parma, Trento, Brescia e Reggio Emilia.

Una curiosità: nelle città più smart sono numerose gli assessori donne (a Trento è Chiara Maule, a Reggio Emilia Valeria Montanari, che abbiamo ospitato agli Smart meeting 2015). Forse una coincidenza; o forse la conferma che quando c’è da fare un gioco di squadra complesso e sfidante come quello dell’innovazione urbana, sociale e del tessuto imprenditoriale le donne, semplicemente, lo fanno meglio!

L’index si chiude con un occhio ai casi di successo internazionali, da cui prendere spunto per i prossimi anni. Tra questi, è segnalato Expo’ 2015: un prototipo evolutissimo di cittadella smart di cui abbiamo parlato approfonditamente nelle scorse settimane al primo Smart Meeting 2016 proprio con Cisco, che ha curato l’infrastrutturazione smart del sito di Expo’.

Rispetto alle altre realtà europee, l’Italia si conferma un’eccezione. In parte dovuta a carenze infrastrutturali nazionali, tra i quali vale la pena ricordare il ritardo e la confusione su un piano nazionale di aggiornamento delle infrastrutture di connettività (banda larga, reti in fibra e altre tipologie di connessione in area urbana e non), la mancanza di investimenti certi e pianificati nell’innovazione (basti pensare che i progetti approvati con il primo bando nazionale sulle smart cities del 2012 sono ancora in attesa del finanziamento vinto), nonché una generale carenza culturale sull’efficienza e l’innovazione, comune tanto agli enti quanto alle realtà imprenditoriali, dai piccoli ai grandi.

L’altra caratteristica che dell’Italia fa un caso unico è la necessità di conciliare la presenza delle infrastrutture tecnologiche con un patrimonio architettonico unico al mondo: un matrimonio, quello fra monumenti  e affreschi da un lato, e apparati, cavi sotterranei e grandi antenne dall’altro, non sempre facile da realizzare. Ma, come dimostrano i molti progetti realizzati in questi ultimi anni a Brescia, da Fuori Expo’ a Kilometro della bellezza, dall’ampliamento del Wi-Fi urbano all’estensione della dorsale in fibra alle scuole, l’innovazione urbana è un patrimonio collettivo a cui ogni realtà del territorio dà sempre più valore.

 

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  1. E in Europa come siamo messi? Nel 2016 dobbiamo ancora pagare fior di soldi per la connessione a internet. Ridicoli!

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