Tav: ambientalisti, antagonisti, grillini e Comuni presentano ricorso al Tar per bloccarla

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Il Coordinamento No Tav Brescia-Verona ha promosso un ricorso al Tar collettivo impugnando il decreto n. 50 del 22 febbraio 2016. Questa azione collettiva ha avuto l’adesione, oltre che del Coordinamento No Tav Brescia-Verona, di più di 50 soggetti tra Associazioni, Aziende, Privati Cittadini ed Enti Religiosi aventi sede nazionale o nei comuni bresciani e veronesi interessati.

Le Associazioni aderenti sono: Comitato Cittadini di Calcinato, Comitato Castelnuovo Futura, Comitato Parco delle Colline Moreniche del Garda, Legambiente Onlus – associazione nazionale, Medicina Democratica-movimento di lotta per la salute onlus, Consorzio delle Colline Moreniche del Garda, Terra Viva Verona. Ha aderito tra gli enti locali il Comune di Medole e tra i soggetti a carattere religioso l’Istituto Don Calabria di Verona.

Inoltre, hanno aderito cinque parlamentari del Movimento Cinque Stelle che hanno trasferito il proprio ufficio parlamentare presso la casa di un espropriando di Calcinato: Vito Crimi, Tatiana Basilio, Ferdinando Alberti, Claudio Cominardi, Girgis Sorial.

Con il decreto il Ministero dell’Ambiente ha determinato la positiva conclusione dell’istruttoria di verifica di ottemperanza del progetto definitivo del lotto funzionale Brescia – Verona della linea AV/AC tratto Milano – Verona alle prescrizioni poste con il progetto preliminare approvato dal CIPE con delibera n. 120/2003. In sostanza, il Ministero ha dato il via libera al CIPE per l’approvazione del progetto definitivo e per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera che consentirà l’espropriazione delle aree interessate dal tracciato.

Ma secondo gli ambientalisti il decreto presenta vari vizi, che riportiamo di seguito:

1) violazione dei trattati europei in materia di appalti: libertà di stabilimento, libera prestazione di servizi, divieto di restrizioni del movimento di capitali;
2) richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia della Comunità Europea per violazione delle norme sull’affidamento dei lavori pubblici;
3) mancata o tardiva sottoposizione del piano generale dei trasporti e quindi del progetto alta velocità alla Valutazione di Impatto Ambientale (VAS);
4) assenza, nella Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), della valutazione dell’opzione zero (utilizzare, migliorandola, la struttura ferroviara esistente) o di opzioni alternative;
5) mancata conformità del progetto definitivo a numerose prescrizioni del CIPE imposte con il progetto preliminare approvato nel 2003;
6) compromissione del Laghetto del Frassino, oasi naturalistica di elevata importanza e sito UNESCO, il quale rischia il prosciugamento a causa dei lavori in galleria.
7) mancata analisi dei rapporti costi-benefici;
8) richiesta di dichiarare costituzionalmente illegittimo il decreto legge n. 133/2008 (decreto Berlusconi che ha revocato la revoca delle concessioni ai general contractors disposta dal governo Prodi)
9) mancata valutazione delle prescrizioni imposte dalla Commissione VIA (valutazione impatto ambientale);
10) nullità del contratto intercorrente tra Rete Ferroviaria Italiana e general contractor per contrarietà a norme imperative, quali sono le norme sull’affidamento mediante gara d’appalto.

“Riteniamo – si legge nella nota dei NoTav – che, al di là del risultato giuridico di questo ricorso, che sappiamo essere esposto a pressioni politiche ed economiche fortissime, debba essere considerato l’enorme risultato politico: per la prima volta si è creato un fronte comune compatto di enti locali, consorzi, associazioni e privati che hanno detto un chiaro no a quest’opera inutile, devastante e costosissima. Un treno definito ad alta velocità quando sappiamo benissimo che per questioni meramente tecniche non raggiungerà mai i 300 chilometri orari (per distanze brevi tra una stazione e l’altra e tempi insufficienti di accelerazione e frenata); quando sappiamo benissimo che l’Unione Europea (v. direttiva europea per l’alta velocità), non ci ha mai imposto l’alta velocità e che il corridoio ferroviario richiesto C’E’ GIA’ ed è la linea storica esistente la quale, con un adeguamento tecnologico potrebbe supportare fino a 130-150 treni in più e sulla quale già viaggiano la Freccia Rossa e Italo”.

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