Le campionesse dello sci in visita alla Nikolajewka

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Grande prestazione, oggi, per campionesse dello scii bresciano. Stamane, infatti, Daniela Merighetti con le sorelle Nadia ed Elena Fanchini hanno fatto visita alla residenza sanitaria Nikolajevka, in città. Un appuntamento molto gradito dagli ospiti della struttura (60 residenti disabili gravi o gravissimi, altrettanti nel diurno), che hanno partecipato con grande entusiasmo all’incontro con le tre sciatrici, sottoponendole a una raffica di domande e complimenti per poi farsi firmare autografi e sfidarle a una competizione virtuale sulle piste bianche, attraverso la consolle di videogioco Nintendo Wii (una pratica molto utilizzata per stimolare le capacità motorie e lo spirito di competizione, come sottolinea la dottoressa Silvia Ongaro).

L’incontro tra malati e personaggi noti dello sport non è un fatto isolato in via Nikolajevka. Da lì, infatti, sono già passate le delegazioni del calcio femminile e del basket, oltre allo schermidore Andrea Cassarà. E presto arriveranno anche la pallanuoto e i campioni del Brescia Calcio. A convincerli, una coppia di volontari impegnati da anno per migliorare la vita dei malati di sclerosi multipla: Rita Amadini e il figlio Oliviero Pasquali. “Negli anni mi sono affezionata a molti”, spiega Amadini, “è una soddisfazione indescrivibile vedere la gioia e l’entusiasmo dei ragazzi e degli altri ospiti quando vedono da vicino i loro campioni preferiti”.

Nikolajevka, ovviamente, ha accolto volentieri l’entusiasmo dei due volontari, dando casa alle loro iniziative. “Per noi i legame con le associazioni del territorio e con i volontari è importante”, chiarisce il direttore Giuliano Sormani, “non vogliamo essere una comunità chiusa, ma un luogo di apertura, di inclusione e di incontro tra i nostri ospiti e il resto della società”. Non a caso la residenza punta molto sulla tecnologia (anche con un software proprietario sviluppato da un volontario) per cercare di far dialogare con il mondo malati che spesso riescono a muovere soltanto un dito o addirittura gli occhi.

Ma il progetto più ambizioso della struttura, nata negli anni Settanta, è quello di rendere più funzionali gli spazi dedicati agli ospiti, costruendo un nucleo unico per il residenziale e recuperando la parte vecchia per la residenzialità leggera. Un progetto da 6 milioni di euro: tre finanziati con fondi propri, la restante parte da contribuiti e raccolte fondi (in particolare degli alpini, dal cui impulso nacque la scuola). Tutto ciò che non potrà il buon cuore dei cittadini, lo faranno i mutui.

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