Brescia zona critica per il terrorismo. Lo dice il direttore della scuola di polizia

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Brescia è una delle zone critiche italiane per il terrorismo internazionale. Sono parole che non possono passare inosservate quelle pronunciate dal direttore centrale per gli istituti d’istruzione della Polizia di Stato Vincenzo Roca.

Una frase che sa anche si mandato per i 200 agenti in prova del 195° corso allievi alla scuola Polgai di Brescia che stamattina hanno giurato fedeltà alla Repubblica italiana, ai quali Roca ha ricordato che la Polizia di Stato ha guadagnato legittimazione rispondendo ai bisogno del territorio. E la protezione dal terrorismo è uno di questi bisogni.

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UN COMMENTO

  1. No alla paura, siamo in buone mani e il terrorismo si vince senza cambiare le proprie abitudini, e magari aprendo gli occhi un po’ di più

  2. Cerrrto. Il biancovestito dice che il terrorismo si vince con l’ammmmore. Il rignanese dice “Il terrorismo si vince con la cultura”. Ecco. Tutti gli imbesuiti innammmmorati gireranno armati di libri impegnati e riproduzioni di opere d’arte (o film di benigni). Allora sì VENCEREMOS! VENCEREMOS! …enfrentemos primero a la muerte
    traicionar a la patria jamás. Auguri. IH

  3. Rimpatriando tutti i clandestini sarebbe già un buon inizio per liberarci dagli invasori e non solo. L’Europa ha l’obbligo di aiutarci a farlo.

  4. Secondo una recente indagine, quasi la metà degli italiani pensa sia meglio non andare all’estero, non viaggiare e non prendere l’aereo a causa del terrorismo. Rischiamo in realtà molto di più quando scendiamo le scale di casa. Il danno creato dalla paura é di gran lunga più grande del terrorismo ed il modo migliore per combattere paura e terrorismo é continuare a vivere come prima, con la gita di vivere. Chi soffia sulla paura fa il gioco dei terroristi: é quello che vogliono, che le persone siano condizionate dalla paura per radicalizzare i conflitti.

  5. alà al bar alà al bar… la destra estrema avanza in tutta europa , presto le cose cambieranno anche in questo paese che pensa prima ai gay e poi forse a rimpatriare tra qualche anno chi non ha titolo per restare nel paese dei balocchi voluto dalla sinistra , ve ne andate a casa tutti entro l’ anno ! alà al bar hein liter

  6. La Storia, evidentemente, insegna poco e la memoria è cortissima. Pochi anni fa, il nostro Paese è stato tormentato da attentati e stragi indiscriminate (Brescia ne è stata colpita pesantemente), abbiamo vissuto quella che è stata definita “strategia della tensione” per poi scoprire (in realtà, per chi non avesse avuto il prosciutto sugli occhi, fu chiaro fin dall’inizio) che tutto era controllato, favorito e diretto da apparati dello Stato, nient’affatto “deviati”, allo scopo di spingere i cittadini a chiedere ordine, disciplina e governi forti attraverso i quali contenere e reprimere duramente le forti istanze di cambiamento espresse dai movimenti e, soprattutto, di impedire l’accesso al governo di un Partito Comunista che, per quanto da tempo addomesticato, era ancora visto come una minaccia dai nostri padroni d’oltreoceano. Oggi lo scenario internazionale ed il quadro politico interno sono molto diversi, ma non è necessario essere dei veggenti per prevedere che fra non troppo tempo la situazione sociale sarà a dir poco esplosiva: Stato sociale pressoché azzerato, pensioni da fame, lavoro scarso e sempre più precario, ipersfruttato e malpagato, grandi parti della società ridotte in miseria. Prima o poi il capro espiatorio dell’immigrazione come causa di tutti i mali non funzionerà più è per controllare, zittire e reprimere le più che probabili rivolte ci sarà, come in passato, bisogno di uno Stato forte, di polizia onnipresente e onnipotente, di paura diffusa. Ieri a giustificare tutto erano gli stragisti fascisti, magari spacciati per anarchici, domani saranno i “feroci islamici”. Già oggi è evidente quale mano, dalla guerra in Afghanistan contro l’URSS al macello in corso della Siria, stia dietro alla nascita e alla diffusione del cosiddetto “terrorismo islamico”. In sostanza, niente di nuovo sul fronte occidentale (e nemmeno su quello orientale).

  7. Le assicuro che non ho avuto necessità di Wikipedia per ricordare quanto accaduto in passato e per trarne insegnamenti validi anche per l’attualità. Sul cosa fare, credo che potremmo partire dal non dare credito a chi ha interesse a terrorizzarci, potremmo cercare di individuare i nostri veri nemici, invece di prendere acriticamente per buono ciò che vogliono farci credere; poi, ciascuno secondo le sue capacità, potremmo impegnarci affinché la Storia, invece di ripetersi, cambi strada. Lei che ne dice?

  8. BELLISSIMO IL MESSAGGIO PUBBLICATO STAMATTINA SUL SITO DI prima pagina E SCRITTO DAL sIG. GIOVANNI:”L’Italia dovrebbe dirigere la lotta contro l’ISIS in Libia.In Italia non si riesce a debellare le ISIS nostrane, mafia, camorra, ecc. dopo 70 anni. Quanto tempo impiegherà in Libia?” Ben detto Sig. Giovanni, fantastica domanda

  9. Nonostante l’insana voglia di certi ambienti, l’Italia non ce la fa proprio a farsi fare un attentato. Niente, ci stanno provando in tutti i modi. Sicuri che invadendo la Libia poi almeno una volta ci colpiranno? Magari mandando altri 300 militari in Iraq a difendere una nostra impresa, riusciremo ad attirare l’attenzione di qualche jihadista? Sembra proprio di no. Sarebbe davvero la manna dal cielo per una classe dirigente finalmente libera da ogni vincolo democratico formale. Cavolo, gli abbiamo anche servito il Giubileo farlocco, cos’altro vogliono di più? Che fortuna questi francesi, devono aver pensato un attimo dopo gli attacchi dello scorso novembre Alfano e soci. E invece niente, l’Italia non sanno neanche dove si trova sulla cartina. Ingrati. Eppure anche mediaticamente ce la stanno mettendo tutta. Qualche giorno fa, l’11 maggio, le prime pagine dei giornali aprivano con l’arresto di “tre terroristi”. Finalmente! Ecco la prova che anche l’Italia è in lotta contro l’islamismo, per la democrazia, l’illuminismo e il libero mercato. Le prove d’altronde erano schiaccianti: nel cellulare di uno dei tre terroristi c’erano foto del Colosseo. Cos’altro vuole la magistratura comunista? E infatti, per i giornali di tutto il paese i tre fermati erano jihadisti, senza ombra di dubbio, terroristi già col marchio, senza alcuna presunzione d’innocenza, senza possibilità di difesa. Due giorni dopo (due giorni dopo!) la magistratura comunista però rimetteva in libertà i tre, con la strabiliante giustificazione che una foto del Colosseo non è sufficiente per fare di un arabo un terrorista. Il 13 maggio però la notizia retrocedeva a fatto di cronaca, strapuntino giornalistico senza importanza. I “terroristi” rimanevano però tali. “I terroristi? Già scagionati” titolava il Corriere, che non contento non solo continuava ad affibbiare ai tre il marchio di terrorista, ma implicitamente dando la colpa alla magistratura per aver già scagionato i criminali. Come dire: la polizia arresta, la magistratura comunista scarcera, così poi quando ci colpiranno sapremo tutti di chi sarà la colpa. Del nemico interno, in evidente combutta con Al Baghdadi. E invece ancora niente, tutto tace. Questi maledetti non ci attaccano. Come si permettono? Bisognerà provvedere da noi…

  10. Quando si dice il caso… Oggi si viene a sapere che le armi utilizzate dal “terrorista” che ha colpito Parigi nel gennaio 2015 sono state acquistate da un estremista di destra (paracadutista, esponente di punta del servizio d’ordine del Front national e mercenario in Africa) collaboratore dei servizi segreti francesi. Ovviamente gli inquirenti non possono indagare oltre, perché sulla faccenda è stato posto il segreto di Stato. Non so perché, ma vicende del genere (servizi segreti, segreti di Stato, estremisti di destra, attentati) mi ricordano qualcosa.

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