Inceneritore green, Valotti ai grillini: pronti al confronto, su dati concreti

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Il presidente di A2A Giovanni Valotti risponde ai rappresentanti del Movimento 5 Stelle che l’avevano criticato per le sue affermazioni sul termoutilizzatore cittadino. Il numero uno di via Lamarmora, in una intervista, aveva detto che “l’inceneritore non fa male”, parole che i grillini, in una nota, avevano bollato come “balle”. Ora arriva la replica, che invita i rappresentati del movimento fondato da Beppe Grillo al confronto “fondato su dati ed evidenze”.

ECCO IL TESTO DEL COMUNICATO

Dispiace leggere il comunicato dei rappresentati del movimento Cinque Stelle… La mia storia ed il mio impegno, da tutti verificabile in oltre trent’anni di attività, è sempre stato al servizio delle comunità e fondato su di un rigoroso e riconosciuto metodo scientifico. Non ho mai fatto e non intendo fare attività politica. Ho tuttavia una concezione molto alta del ruolo della politica e delle responsabilità che la stessa ha nei confronti di tutti noi cittadini. Proprio per questo rinnovo il mio invito a tutti affinché le tematiche ambientali siano affrontate e discusse sulla base di dati ed evidenze scientifiche, attraverso analisi affidate a soggetti indipendenti.

L’Osservatorio sul Temoutilizzatore di Brescia, al quale a2a non partecipa, ha messo a disposizione di tutti noi dati scientifici a partire dai quali sarebbe opportuno discutere. a2a, da parte sua, ha messo a disposizione di tutti i cittadini, attraverso i totem installati in città, i dati giornalieri delle emissioni del termoutilizzatore. Tutti possono constatare come questi siano lontanissimi dai limiti consentiti dalla legge.

Tutte le analisi, indipendenti, dimostrano che i problemi ambientali di Brescia sono riconducibili a ben altre fonti di inquinamento, traffico veicolare e caldaie delle case non collegate alla rete di teleriscaldamento tra i primi. Tutte le città più "green" d’Europa hanno almeno un termovalorizzatore, un’alta percentuale di recupero di materia e zero discariche.

Non sono un difensore in astratto dei termoutilizzatori. Ben vengano nuove tecnologie, purché se ne dimostri la convenienza sul piano ambientale e la concreta fattibilità. Personalmente sono un ambientalista convinto e, nel mio ruolo di Presidente di a2a, ho condiviso con il nuovo Consiglio di amministrazione il principio della sostenibilità ambientale come pilastro della strategia aziendale.

Il nostro impegno su questi piani e’ formalizzato, attraverso numeri e progetti, nella politica e nel piano di sostenibilità recentemente approvato. Su questi, e sul contributo della nostra azienda alla tutela dell’ambiente, siamo e saremo valutati. Come è giusto che sia.

Rinnovo quindi, anche a nome di a2a, la nostra disponibilità ed il nostro interesse ad un confronto fondato su dati ed evidenze, con chiunque sia disponibile ed interessato. Nel frattempo continuiamo ad investire in ricerca, oltre che in un constante ammodernamento dei nostri impianti, in modo da assicurare a tutti i cittadini bresciani le migliori soluzioni disponibili per approvvigionarsi di energia e calore con il migliore impatto sull’ambiente.

Davvero credo sia responsabilità di tutti rappresentare la realtà, confrontarsi a fondo sui dati emergenti, ricercare insieme tecnologie sempre più efficienti. Per questo inviteremo nei prossimi mesi scienziati, ambientalisti, rappresentati politici di qualunque movimento o partito, ad iniziative aperte di confronto. Noi siamo disponibili e interessati ad ascoltare e raccogliere suggerimenti ed idee. Forse anche questo servirà a far comprendere che la svolta "green" di a2a non è di facciata, ma profondamente radicata nei valori e nella responsabilità di chi amministra un’azienda importante è storicamente legata alla nostra città.

Prof. Giovanni Valotti

Presidente a2a

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UN COMMENTO

  1. Prima ci si confronta, prima si analizzano i dati e poi si critica. È facile criticare sull'onda del passa parola. Date parola ai veri tecnici ed evita di cavalcare l'onda emotiva degli pseudo ambientalisti. Quando troverete un modo per ridurre alla fonte i pakage allora potrete parlare. È soprattutto potrete parlare nel momento in cui le registrazioni delle emissioni che, per legge, sono connesse con la sede arpa e non sono modificabili, rilevino sconfinamenti nei valori previsti in autorizzazione ambientale. In caso contrario sarebbe meglio tacere ed evitare di alimentare la paura nei cittadini

  2. Nel suo commento, lei ha centrato una delle questioni fondamentali: la riduzione delle confezioni. Ovviamente, in un sistema economico come il nostro si bada molto più al profitto delle imprese che al bene comune, quindi intervenire è difficile, ma molto si potrebbe fare. Per esempio tassando fortemente le confezioni più piccole: che senso ha acquistare un detersivo in confezioni da un litro o da un chilo o anche meno? In rare occasioni può essere utile (e in questi casi si può anche pagare di più), ma nella maggior parte dei casi è un vero spreco e lo stesso ragionamento vale per tantissimi prodotti non rapidamente deperibili. Lattine, bottiglie, barattoli potrebbero essere gestiti con una forte tassa restituibile quando il vuoto è reso: se ogni contenitore vuoto “valesse” 50 centesimi non se ne troverebbe nemmeno uno smaltito malamente. Si potrebbero premiare e rendere più attraenti con una riduzione dell’IVA i prodotti con vuoto a rendere ritirati, lavati e riutilizzati dai produttori/confezion atori. In alcuni comuni si è adottato un sistema più blando ma abbastanza efficace: per ogni vuoto (soprattutto le bottiglie in pet) conferito in apposite macchine raccoglitrici, si riceve un bonus di alcuni centesimi, accreditati su una tessera elettronica, che sarà scalato dall’imposta comunale sui rifiuti; lo stesso si potrebbe fare per altre categorie di rifiuti, premiando tangibilmente chi adotta comportamenti virtuosi. Fare affidamento sul buon senso è velleitario, agire sui portafogli funziona meglio, come dimostra la crescente quantità di persone che dovendo sborsare 10 cent. (sono ancora troppo pochi e certi negozi nemmeno li fanno pagare) per un sacchetto di plastica hanno cominciato a rispolverare le vecchie sporte della spesa.

  3. Vede, l'attenzione è deviata verso il muro contro muro fra le diverse posizioni. Nessuna delle due frange affronta il problema alla radice, e cioè la riduzione dei package e/o un packaging sostenibile. Questo consentirebbe agli inceneritori autorizzati di continuare il loro lavoro con gli indifferenziati ed i rifiuti speciali, anche perché l'investimento deve rientrare, e in uno stato di diritto non possiamo evitarlo. Secondo si semplificherebbe la catena del cernita e riutilizzo a monte. Terzo non avremo bisogno di nuove autorizzazioni per nuovi inceneritori. I posti di lavoro non si perdono in quanto tutto vanno avanti a produrre, mentre lo stato incentiva le aziende del packaging alla ricerca del sostenibile e disincentiva come dice lei le industrie che commissionano i package tradizionali

  4. Purtroppo è troppo difficile riuscire a partorire una politica industriale/energeti ca/ambientale che sia all'altezza della ns classe politica. I politici vogliono risultati immediati per la propria visibilità elettorale. Non interessa a nessuno la costruzione di una strategia a lungo termine. È questa è la conseguenza dei disastri della destra e della sinistra

  5. E chiudo, in tutto questo vediamo che da una parte, chi gestisce ci vuole far credere che dalla ciminiera si sintetizza l'aria delle Dolomiti, mentre legambiente e cinque stelle contestano qualcosa che è autorizzato secondo la politica energetica ed ambientale dello stato mettendo a rischio i posti di lavoro ed allontanando chi vuole investire. Cambiate modello di strategia invece di continuare con le barricate stile 68. Il mondo è cambiato mentre i politici sono peggiorati.

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