Il comitato ambientalista contro la Loggia: no alle “squadrette antirom”

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Critiche dalla Lega, critiche da sinistra. E’ questo il risultato dello sgombero parziale del campo sinti di via Orzinuovi: chiesto dalla giunta Del Bono un anno fa e diventato effettivo (su decisione del Tavolo per la sicurezza e l’ordine pubblico) nei giorni scorsi. Dopo le accuse di inattività del Carroccio, infatti, arrivano quelle del Comitato contro le nocività che accusa la giunta di Palazzo Loggia di aver messo in campo “squadrette antirom come ai tempi della giunta Corsini”.

ECCO IL TESTO INTEGRALE


Il Comitato Spontaneo contro le Nocività, fin dalla sua nascita, ha avuto come obiettivo il contrasto alle nocività dell’ambiente e quindi ha combattuto con successo lotte che avrebbero portato ad ulteriori avvelenamenti del territorio: il caso più recente ed importante è stato lo stop definitivo alla discarica di amianto di via Brocchi a Brescia fra San Polo e Buffalora.

Altro importante obiettivo del Comitato è stata l’avversione verso ogni forma di nocività sociale, come risulta chiaramente dallo manifesto costitutivo, ove ne viene sancita la natura antirazzista e antifascista; è proprio per questa avversione a tutte le nocività sociali che non possiamo tacere contro l’ennesimo atto di prevaricazione e barbarie che è stato perpetrato martedì 26 luglio scorso.

È bene qui ricostruire in sintesi quanto è avvenuto quel giorno:

Alle 6 del mattino più di un centinaio di militari di diverse “forze dell’ordine” fra vigili comunali, carabinieri e polizia di stato sono entrati nel campo dei Sinti di via Orzinuovi a Brescia seguiti da ruspe ed in esecuzione ad una ordinanza del sindaco Emilio Del Bono hanno dato inizio all’abbattimento di una quindicina di capanni, strutture di appoggio alle roulotte del campo, necessarie per rendere più vivibile la quotidianità degli abitanti altrimenti costretti negli angusti spazi delle roulotte.

La tremenda imputazione che ha preceduto gli abbattimenti è stata quella di abuso edilizio, accusa ridicola se si pensa allo scempio del territorio sia nazionale che provinciale operato per fini esclusivamente speculativi e se si considera che, invece, gli “abusi edilizi” imputati ai Sinti sono la risposta alla esigenza di una vita minimamente dignitosa.

Il campo è stato completamente blindato con divieto di accesso o di uscita a chiunque, nemmeno la stampa ha potuto esercitare il diritto di cronaca, i fotografi sono stati tenuti fuori dal recinto e volontari e solidali sono stati bloccati “per evitare che corressero pericoli”.

Alcuni abitanti del campo risultano inoltre indagati proprio per la costruzione di queste strutture mentre, secondo testimonianze dei Sinti presenti, un altro residente, è stato maltrattato, ammanettato e portato via dopo aver protestato vibratamente contro l’azione della Polizia Locale.

L’intervento ha gettato nel panico gli abitanti del campo, panico accompagnato dalla rabbia per l’incomprensione di tanto accanimento.

La gravità degli accadimenti del 26 luglio è accentuata dal fatto che l’operazione ha avuto l’approvazione e l’appoggio organizzativo del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza – il comitato cui sono demandate le competenze in materia di antiterrorismo.

Quanto avvenuto martedì ci rimanda ai tempi bui delle giunte di Rolfi-Paroli e di Corsini, quando fu tolta la corrente all’intero campo per indurre una famiglia ad andarsene con il conseguente decesso di un bambino che fino ad allora era sopravvissuto grazie all’applicazione di una macchina elettrica; quando venivano abbattute integralmente le abitazioni di famiglie non considerate degne di abitare nei campi; quando zelanti guardie comunali, forse sicure di interpretare il pensiero della giunta, prelevavano giovani mendicanti minorenni e li portavano o in cima al monte Maddalena o in aperta campagna in aree sconosciute e lì li abbandonavano con intenti pedagogici.

Ai tempi delle giunte di Rolfi e Corsini operavano delle squadre specializzate in materia di Rom e Sinti, le famigerate “squadrette antirom”; sembra proprio di essere ritornati a quei tempi, ma forse le squadrette non sono mai state sciolte e non c’è mai stata discontinuità rispetto al passato.

Del resto la giunta attuale non è nuova a certe scelte opportunistiche, anche in campo internazionale.

Questa è oggi Brescia, che nei depliants turistici si presenta come “antica città ospitale della Lombardia”.

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