Giornalisti precari, interrogazione da Brescia al parlamento con i grillini

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Con una nota i deputati di Brescia del Movimento 5 Stelle sottolineano di aver presentato un’interrogazione sulla situazione dei giornalisti precari in tutto il Paese, partendo proprio dalla Leonessa. A Brescia, si legge, i giornalisti pubblicisti sono 831, e con i professionisti si supera il migliaio. Sette su dieci sono autonomi. Il 40 per cento dei freelance non percepisce reddito, dei restanti il 70 per cento non arriva a 10mila euro al mese.

ECCO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO

Il M5S ha a cuore l’informazione libera e indipendente, non condizionata da gruppi di interesse politici, economici, finanziari. Allo stesso modo ritiene che la qualità dell’informazione dipenda fortemente dalle condizioni materiali ed economiche dei giornalisti, spesso costretti a lavorare per pochi euro “a pezzo” o persino gratis. Nei giorni scorsi i portavoce bresciani hanno presentato un’interrogazione a prima firma Claudio Cominardi per conoscere la posizione e le iniziative del Governo sul fronte della grave crisi che interessa l’Inpgi, sia per garantire dignità, diritti ed equo compenso a freelance e collaboratori. Nel 2014 quattro freelance su dieci hanno percepito un reddito pari a 0 euro. Dei restanti, 7 su 10 hanno dichiarato un reddito inferiore a 10.000 euro lordi annui. Si consideri che nel 2014 il numero degli autonomi sul totale dei giornalisti italiani era il 67% e che il loro guadagno è mediamente 6 volte inferiore a quello dei dipendenti.

Il gap tra pochi cronisti garantiti e una moltitudine di precari senza tutele è uno scandalo che va sanato, garantendo emolumenti dignitosi ed eventualmente prevedendo l’obbligo di tracciabilità di tutti gli articoli, per agevolare i controlli e far emergere il lavoro non retribuito. I giornalisti autonomi presenti nella sola Lombardia erano, nel 2014, 9.107 (40%). A dicembre 2015 erano iscritti all’elenco pubblicisti della Lombardia 13.839 giornalisti, di cui molti 831 nella sola provincia di Brescia.

Per quanto riguarda l’Inpgi, secondo la Corte dei Conti senza interventi seri il patrimonio della cassa dei giornalisti potrebbe addirittura azzerarsi nel 2030. Una prospettiva che stride con i 230 mila euro annui percepiti dalla presidente dell’Inpgi Marina Macelloni. La risposta del Governo alla nostra interrogazione (15 settembre 2016) è consistita in un generale rimando al Ddl Editoria in discussione, nel quale, però, non sono presenti misure chiare contro lo sfruttamento di chi produce informazione.

I portavoce M5S bresciani Cominardi, Alberti, Basilio, Crimi, Sorial

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  1. Ma chi l’ha scritta questa interrogazione? (errori vari)? Un pubblici
    sta a zero reddito? E’ perfettamente inutile; che vuole fare il governo se l’acqua è bagnata ed il fuoco scotta? E poi…dei restanti il 70 per cento non arriva a 10000 euro al mese?!?

  2. Perchè dovrebbero diventare tutti dipendenti? Considerando che i giornali cartacei nel giro di un decennio spariranno, che l’informazione ormai è mondiale con internet, che tutto corre veloce, per i giornalisti non rimane che insistere sul copyright e i diritti d’autore sugli articoli, naturalmente da vendere come professionisti, al pari di un architetto, ingegnere, commercialista, facendo regolare fattura. Poi, come sempre, dipende dalla fortuna e dalle conoscenze riuscire ad entrare nel giro che, come anche nei settori citati, non è facile. Anche persone ben preparate e brave, nei settori dell’architettura, fiscali, ingegneristico, fanno fatica e spesso nemmeno entrano nel giro, proprio perchè sono caste. Ma allora bisognerebbe riformare anche queste. Intanto trovo assurdo che vengano tutti assunti, anche perchè i giornali non potrebbero pagarli. Quanto alla cassa giornalisti, è un ente in via di estinzione, se non lo si riforma in termini di libera professione. Per anni hanno campato sui finanziamenti pubblici e sulla stampa pilotata dai partiti. Altro che libera stampa….

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