Valsabbina, azionisti in campo: assemblea e cambio dei vertici per tutelare i risparmiatori

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Un’assemblea per chiedere la trasformazione di Banca Valsabbina in Spa o, in alternativa, l’adozione di un sistema di governance più “democratico”, con il rinnovo contestuale dei rappresentanti nel Cda. A chiederlo è il neonato Comitato Soci Valsabbina, che stamattina si è presentato ai media con una conferenza convocata al Caffè della stampa di piazza Loggia, in città. Presenti i quattro promotori: Aurelio Bizioli, Mariano Rainone, Giorgio Paris e Gino Toffolo, che hanno dichiarato di aver già raccolto, in una manciata di giorni, una cinquantina di adesioni on line (www.comitatosocivalsabbina.it). E che ora puntano diritti a quota 2mila adesioni.

“Dopo anni in cui il valore è cresciuto continuamente”, ha sottolineato Bizioli, “in pochi mesi si è scesi da 18 euro a 4,60 euro per azione. Ma soprattutto, a fronte di 300mila azioni in vendita, c’erano ordini d’acquisto – in gran parte dalla stessa banca – solo per 70mila. Noi nasciamo partendo da questa situazione”, ha aggiunto, “con la proposta di organizzare un’assemblea che tocchi alcuni temi determinanti per il futuro dell’istituto”.

Innanzitutto la proposta di trasformare la banca da popolare in società per azioni in cui il potere dei soci è determinato anche dal peso che hanno rispetto al totale. “Oggi chi compra 300mila azioni azioni ha lo stesso potere di chi ne possiede 200, con l’aggravante che venderle è poi molto difficile”, ha chiarito il commercialista valsabbino, “mentre investitori e fondi avrebbero un maggiore interesse ad acquistare le azioni di una Spa. E si darebbe una risposta positiva a molti piccoli risparmiatori valsabbini che oggi vorrebbero vendere, ma non possono”.

Quanto all’obiezione che con il passaggio ad Spa i soci perderebbero potere, invece, Bizioli ha ricordato che “l’ex direttore Barbieri è diventato presidente con i voti di soli nove soci, quelli dei consiglieri, mentre in una banca popolare sarebbe opportuno che un cambio di governance passi dall’assemblea”.

Un’assemblea, però, con regole diverse. “Se proprio non vogliamo fare di Valsabbina una Spa”, ha incalzato Bizioli, “almeno mettiamo regole più democratiche, perché l’attuale statuto è l’esempio di come un gruppo dirigente si possa nella sostanza blindare. Non è accettabile che in consiglio sieda gente che viene confermata da decenni e che ha un’età media elevatissima. Inoltre per votare un’alternativa a quelle proposte dal consiglio bisogna cancellare i nomi dalla scheda prestampata e scrivere a mano quelli degli altri. Servirebbe un sistema di voto su liste contrapposte, con una rappresentanza anche per le minoranze e scadenze triennali che non riguardino solo tre consiglieri per volta”.

Con queste premesse ci si avvicina alla prossima assemblea, in cui dovrà essere rinnovato il mandato di Barbieri e altri due consiglieri. Ma non saranno soli. Perché il Comitato fa sapere di voler raccogliere le adesioni per presentare in assemblea una proposta alternativa all’attuale, chiedendo anche “chiarezza sulle vicende legali che vede coinvolta la banca in relazione alla vicenda Carife”.

Quanto, invece, all’idea di una class action proposta dallo studio Zanvettorbruschi, il Comitato è scettico. “Non è tra le nostre idee”, ha spiegato l’avvocato Paris, “forse è una strada legittima, ma non la riteniamo opportuna, perché l’obiettivo non è tanto quello di recuperare qualche migliaio di euro sulla singola posizione, ma fare un intervento radicale di trasformazione della banca per riportare valore ai soci”.

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  1. In effetti, uno che diventa Presidente con nove voti e che prima era il Direttore Generale non è un bel segnale nè di trasparenza nè di correttezza nè della volontà di cambiare radicalmente qualcosa.

  2. Il passaggio a Spa con voto non più capitario ma in base al “peso” dei pacchetti azionari detenuti consegnerebbe però deciisoni e controllo nelle mani di pochi che con un patto di sindacato blinderebbe proprio il passato. Per intenderci, se proprio la famiglia Caggioli (quella del mitico Professore giàPresidente per trent’anni, a sua volta figlio dell’altrettanto mitico fondatore della Banca per altrettanti anni) è il primo socio ed azionaista di riferimento della Valsabbina, fate un po’ voi…

  3. Prosegue la cavalcata dell’opinionista con foto, ma con toni un po’ piu’ smorzati e, questa è la vera novità, piu’ costruttivi del solito (qualche letterina è forse arrivata?) …. visto che non è riuscito ancora ad entrare nella cabina di regia della banca per cooptazione, questa volta ci vuol provare motu proprio. Auguri.

  4. I vertici, cioè tutto il Consiglio di Amministrazioone, il Presidente e tutti dirigenti dal Direttore Generale in giù. Sarebbe normale, ma siamo in Italia.

  5. Come qualcuno già accenna, la tasformazione in Spa è una strada da percorrere solo dopo aver ben verificato quale reale cambiamento possa determinare. Come mi accennava un socio presente all’ultima assemblea, ai pochi che esprimevamo voti contrari per alzata di mano veniva chiesto alla fine di lasciare le proprie generalità: per corretta formalizzazione o per qualche altro motivo ? E poi, se (Legge di Pareto docet) l’ 80% del capitale è in mano a 20% dei soci, sarà dura cambiare governance, inidirizzi, strategie e via dicendo. E magari è poprio quel 20% di soci che si appresta, con molta calma, ad acquistare a man bassa sul mercato…

  6. La trasformazione in spa porterebbe ad accrescere il ruolo dei grandi azionisti, a detrimento delle ragioni dei piccoli. Il ragionamento dell’opinionista non è condivisibile.

  7. La prospettiva bizioliana è di tipo dipietrista: far casino, agitare le acque, diffamare e andare sui giornali con suo bel faccione. Attenzione: i giornali amici, come questo. Ma deve essere successo qualcosa in questi ultimi giorni poichè se ne sta zitto.

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