Valsabbina, il titolo cresce, ma resta l’incertezza

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Prosegue la risalita della quotazione delle azioni della Banca Valsabbina, un titolo azionario diffuso fra 40 mila risparmiatori con una forte prevalenza di risparmiatori bresciani. Le quotazioni di venerdì 18 novembre del mercato Hi-Mtf hanno fissato 136 scambi per 52 mila azioni ad un valore di 6.6 euro con una doppia chiave di lettura: un incremento di 2.00 euro rispetto al minimo storico sceso a 4.60 euro ai primi di ottobre; un decremento di 11.40 euro rispetto al valore di inizio anno, ma per gli azionisti sembra sia passato un secolo, quando il titolo quotava 18.00 euro.

Evidente dai dati ufficiali l’attivismo della banca. Dopo aver acquistato, nei primi mesi di quotazione sul nuovo mercato attivato a luglio, 200mila azioni (evidentemente con l’obiettivo di impedire o rallentare la discesa del prezzo), infatti, Banca Valsabbina nelle ultime quattro settimane è intervenuta con l’acquisto di 135 mila azioni, di fatto rischiando di ridurre il prezzo di scambio del titolo che, nel listino di questa settimana aveva raggiunto, prima della quotazione finale, un prezzo teorico di 8.50 euro. La banca, interpellata, ha tenuto a precisare che "non controlla il prezzo del mercato, ma favorisce gli scambi con acquisti o vendite a valere sul fondo a seconda dello sbilancio, in modo da massimizzare la liquidità del titolo, in tutta trasparenza".

La sensazione, come rilevano gli analisti del settore, è comunque che la quotazione sul mercato Hi-Mtf non abbia risolto i problemi di illiquidità del titolo che, a fronte di 35 milioni di pezzi in circolazione, vede ridotte quantità di scambio che determinano fluttuazioni considerevoli a fronte di ordini di acquisti/vendita di dimensioni limitate, ma con rilevanti variazioni di prezzo.

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UN COMMENTO

  1. Finalmente si scrive la parola giusta: illiquidità del titolo. Cosa del rsto ignota ai più che investono nel mercato mobiliare, sia azionario che obbligazionario consigliati “opportunamnete” dagli operatori di banche, reti di promotori, ecc.

  2. Una volta ci raccontavano di quanto fosse brutto e noioso avere il “posto fisso”: un sacco di gonzi hanno abboccato e oggi siamo qui a lavorare “a tempo indeterminato” (nel senso che ti licenziano quando vogliono e tu puoi solo stare zitto) se va bene, coi contrattini spazzatura dalle mille formulette, con i voucher, con le finte partite IVA o direttamente in nero. Più o meno gli stessi ci hanno raccontato di quanto fosse da poveracci risparmiare comprando titoli di Stato e quali grandi opportunità offra la prateria del libero mercato, del capitale senza regole, degli investimenti alla portata di tutti ed ecco qui che in molti piangono perché i loro soldi sono sfumati. Ci sarà qualcosa che non va in questo sistema? L’impressione è che a guadagnare siano sempre i soliti furbi, che infatti continuano a fare la bella vita.

  3. Eh, già. Con la scusa dei tassi a zero i “consulenti” hanno catapultato migliaia di illusi in buona fede sul mercato, in generale, del reddito variabile ed ancor più nel risprmio gestito o, peggio, sui prodotti finanziario-assicura tivi tipo polizze del Ramo III. Con l’incertezza così dei rendimenti attesi, della protezione del capitale investito, della liquidabilità degli investimenti sottoscritti. Ma la certezza dei costi, quelli sì, pesanti e non sempre trasparenti o chiari in quanto ad informazione data preventivamente. Così adesso in tanti hanno i mal di pancia e difronte ai risparmi che si sgretolano si sentono dire, dai cosiddetti esperti, che “…bisogna avere pazienza…prima o poi…si possono mediare i prezzi di acquisto…nel lungo termine…stia tranquillo”. Uno schifo.

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