Commercio, Davide contro Golia: ecco la sintesi degli interventi del dibattito promosso da BsNews

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Davide e Golia: negozi di città e giganti della grande distribuzione, questo il titolo del dibatto che si è tenuto oggi – dalle 17.30 – nella sede della Fondazione Micheletti. A promuoverlo BsNews in collaborazione con la fondazione guidata da Aldo Rebecchi.

DI SEGUITO LA SINTESI DEGLI INTERVENTI (IN ORDINE DI INTERVENTO)

 

ANDREA TORTELLI (DIRETTORE BSNEWS.IT)

Ringrazio tutti gli ospiti: il padrone di casa Aldo Rebecchi, i due Alessandro (Belli e Benevolo) che sono opinionisti storici di BsNews e gli autorevoli interlocutori del mondo del commercio che sono qui. Da qualche settimana dirigo BsNews.it: l’obiettivo è fare un sito che diventi sempre più interlocutore della politica, dell’economia e delle forze vive del territorio, come negli anni Sessanta.

ALDO REBECCHI (FONDAZIONE MICHELETTI):

Questo dibattito – dal titolo Davide contro Golia – l’abbiamo immaginato quando siamo venuti a conoscenza dell’apertura di Elnos, su cui il sindaco di Brescia Emilio Del Bono non ha mancato da subito di esprimere la propria contrarietà, ribadendo l’intenzione di investire per sostenere il commercio nel centro storico. Ma cosa bisogna fare? Come resistere al fiorire di grandi centri commerciali? Come contrattaccare? Ne parliamo oggi con quattro figure autorevoli. 

ALESSANDRO BELLI (BRESCIACITTA’GRANDE):

L’obiettivo deve essere il risveglio dei negozi di città. Dobbiamo immaginare di costruire un tavolo a quattro gambe, come le proposte che vorrei avanzare in questa sede. La prima idea è quella di unire le forze per aumentare la massa critica (nella pubblicità, ma non solo) e di ottenere maggiore flessibilità nelle concessioni. La seconda è investire su prodotto e su packaging personalizzati come avviene nelle realtà all’avanguardia. La terza priorità che individuo, quindi, è quella di raddoppiare i canali di vendita con l’e-commerce, mentre l’ultima è quella di fare un percorso di collegamento fra negozi e centri commerciali, copiando ciò che quest’ultimo settore dà di buono (dai parcheggi all’ambiente confortevole). In particolare il percorso che una persona compie, passeggiando fra negozio e negozio nel centro città, deve essere comodo: deve potersi sedere se il tragitto è lungo (panchine e arredo urbano), deve poter entrare e uscire dai negozi anche se è in carrozzella o anziano, deve poter parcheggiare la propria bici in un posteggio sicuro.  Il centro cittadino deve diventare davvero vivibile, un "centro commerciale all’aperto".

ALESSANDRO BENEVOLO (URBANISTA):

Brescia è tra le province lombarde quella con il maggior numero di centri commerciali: ciò che è succede qui, è accaduto 20 anni fa negli Usa. Da architetto osservo che i nuovi centri sono tutti di rara bruttezza, sono sempre più vicini alle arterie viabilistiche e non hanno alcuna relazione con il territorio che li circonda. Sull’altro versante, invece, va precisato che i negozi di città a Brescia non sono solo quelli del centro, ma di una pluralità di centri. I negozi di città, come ha detto Belli, possono convivere con i centri commerciali se diversificano, mentre nella Leonessa si è tentato a inseguire il centro commerciale sul suo terreno. La prima questione è quella dell’accessibilità: Brescia ha 10mila posti auto a ridosso del centro, nessuna città italiana ha questa dotazione. La pedonalità non va vista come un handicap, ma come una opportunità nell’ottica dello slow shopping. Inoltre bisogna puntare sulla prossimità: nel centro di Brescia ci sono 13mila abitanti e devono avere attività che svolgono un servizio per loro, a parte che nel quadrante Nord Ovest. Infine bisogna puntare sull’assortimento: oggi è casuale, e questo stride se messo a confronto con lo studio millimetrico dei centri commerciali. Ed è un problema anche che siano scomparse le locomotive come i cinema e la Standa. Su questo pronte bisogna fare di più e una delle sfide può essere quella di sfruttare la Crociera di San Luca facendola diventare una grande galleria commerciale. Infine un’opportunità può arrivare dalla creazione di zone omogenee commerciali, come una volta era Corso Mameli che era la via dei Merciai o come è piazza Duomo, che è diventata la piazza dell’aperitivo.

ALESSIO MERIGO (DIRETTORE CONFESERCENTI):

Rispetto al problema il problema ha preso direttrici diverse. Pensiamo all’esempio dell’e-commerce. L’80 per cento delle vendite on line passa da Amazon e Ebay: quello nativo è perdente. Nè è possibile pensare che con Elnòs il problema dei centri commerciali sia finito, perché questa nuova apertura obbligherà i concorrenti a rilanciare. Partendo da un numero: a Brescia la media è di 500 metri quadrati di superficie commerciale per abitante, a Roncadelle di 12mila: un vero record. Di certo dobbiamo fare i conti con un contesto di crisi dei consumi e di aumento della competizione. E la risposta non può essere: di là si parcheggia, di qua si cammina. Abbiamo commissionato un’indagine a Swg: il 50 per cento dei bresciani si muove solo in auto. La vera questione è in che misura le amministrazioni considerano il commercio un valore. In passato ci siamo opposti a Ztl e pedonalizzazioni: tra un po’ partirà quella di Corso Zanardelli, spero ci porterà vantaggi, ma temo non lo sarà. Di certo il commercio del centro non può vivere di prossimità, serve un bacino più ampio. Di certo nella sfida dei prossimi anni le amministrazioni cittadine giocheranno un ruolo determinante.

CARLO MASSOLETTI (PRESIDENTE DI ASCOM):

Raramente mi succede, ma sono d’accordo con Alessio Merigo. Sono state dette molte cose, ma vorrei sottolineare che il problema del far rete i commercianti se lo sono posto da tempo, così come quello di offrire nuovi servizi e quello della comunicazione: il 90 per cento delle attività del centro, ad esempio, sono sui social. Certo bisogna lavorare su quello che succede fuori dal negozio e bisogna affrontarlo insieme all’amministrazione. E ancora i commercianti devono puntare sull’assortimento. Ma secondo me Golia rischia di morire prima che Davide lo centri con la fionda. Elnòs è una realtà già vecchia e superata: oggi la prospettiva non può più essere quella del 1992, quando è stato concepito. Inoltre vedo molte realtà a rischio, dalle Rondinelle al Freccia Rossa. Anche il fatto che Lonati si sia fermato su Sant’Eufemia non mi pare una scelta casuale. L’unica realtà con prospettive diverse, forse, è l’Outlet di Rodengo Saiano, che nel tempo si è costruito un’immagine diversa.

TONI MASSOLETTI (STAFF DEL SINDACO):

Negli ultimi sei mesi, nel raggio di 70 chilometri, hanno aperto tre centri: Arese, Elnòs e Scalo Milano, che credo sia l’unico modello innovativo. Di certo Brescia è in controtendenza rispetto al mondo, dove vanno molto le realtà low cost e low price oppure gli shopping glamour. Inoltre vorrei porre l’attenzione su un fatto che in centro sono sparite completamente categorie merceologiche importanti: non abbiamo più negozi di elettronica, realtà dimensionate negli articoli sportivi oppure negozi di giocattoli? Oggi l’amministrazione comunale ha una grande responsabilità. Dobbiamo continuare a lavorare per tenere la città pulita e ben illuminata, dobbiamo volerle un po’ bene tutti. Dobbiamo continuare con le iniziative, magari diversificando. La questione parcheggi va affrontata, anche se dobbiamo smentire che piazza Vittoria sia troppo cara: abbiamo fatto uno studio e, nell’arco dell’intera giornata, è meno costosa di tutte le realtà delle città limitrofe. L’obiettivo di fondo, comunque, è che Brescia rimanga il capoluogo della provincia, un ruolo che negli ultimi anni aveva perduto. 

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  1. Ero presente a questo dibattito organizzato dal Giornale BS e non ho capito perché si sia fatto un dibattito sul COMMERCIO senza la presenza di UN COMMERCIANTE ma solo presenza di dirigenti delle associazioni di categoria, politici, qualche mezzo intellettuale – insomma nessuno dei presenti mi sembra che abbia mai avuto una attività commerciale e si discuteva di commercio ! Io penso che il giornale abbia sprecato un’ opportunità – Perché c’ero io ? Perché sono uno curioso. PUNTO !

  2. In effetti Massoletti ha ragione.Troppe le attività che se ne sono andate dai centri storici.Con le mutande e abbigliamento che senso ha continuare a frequentare il centro storico?

  3. E intanto i commercianti agonizzano.Golia rischia di morire prima che Davide lo colpisca in fronte?E il milione di persone entrate in un mese?

  4. Io c’ero: un dibattito sopra la media per qualità degli interventi…. Giusta ‘obiezione dell’assenza dei commercianti, ma erano già tanti i relatori… Piuttosto mi è sembrata un po’ debole la posizione del Comune di Brescia……

  5. E’interessante la riflessione di Benevolo che evoca, come una volta già accennavo, il marketing relazionale, cioè quello che sta soppiantando il markenting tradizionale e classico (cioè quello del mik 4 P di Kotler: prezzi, prodotti, punti vendita, e attività promozionale). E’la capcità di riunire persone in un luogo (può esere fisico, ma lo sono oggi anche la rete internet ed i social media) per far condividere esperienze, socializzare e dove poi ovviamente fare anche acquisti, capacità che prevale su altre strategie. E’l’idea di fondo dei sempre più mega centri commerciali dove c’è però tutto di tutto alla nausea. Ma lo è anche, ed invece, quella delle nicchie omogenee di offerta (purchè percepità a valore aggiunto qualitativo) come appunto oggi Piazza Duomo con l’aperitivo “per tutte le età” od un pranzo veloce che non sia il banale ed indigesto fast food. Insomma, idea e soluzione interessante dove serve giustamente la “mano” pubblica, cioè il Comune.

  6. Io ero presente e ho trovato il dibattito molto interessante.E francamente devo dire che la risposta dell’amministrazione non mi è affatto dispiaciuta.Chiusura totale a qualsiasi richiesta di elnos,e investimenti continui sulla città tra iniziative e attenzione al centro in generale.E soprattutto grande ascolto verso una categoria che oggi soffre in maniera particolare.Ripeto,f inalmente un dibattito serio e costruttivo.

  7. Alla fin della fiera, l’idea di ragionare su alcune porzioni di centro storico come “centri commerciali naturali”, può essere una sintesi efficace.

  8. Alla fin della fiera, l’idea di ragionare su alcune porzioni di centro storico come “centri commerciali naturali”, può essere una sintesi efficace.

  9. Alcune precisazioni. Ho insistito sul problema del percorso, ma non come riassunto nel testo sopra riportato. Parlavo del percorso tra negozio e negozio,( non tra negozio e centro commerciale) in un’area cittadina, che inizia dal parcheggio che il cittadino deve trovare e pagare ( a differenza dei Centri commerciali, dove o sono disponibili ampi spazi o rimborsano il costo ), della possibilità di passeggiare, di entrare e uscire dai negozi sia per persone giovani che per anziani o portatori di handicap; percorso urbano confortevole, con aree di riposo ; per chi arriva in bicicletta, posteggi bici sorvegliati e sotto possibile pensilina ; arredo urbano confacente. La proposta di integrare il modo di vendita tradizionale con e- commerce non lo propongo solo come vendita e consegna, ma mi pare indispensabile realizzare un sito della singola attività e del gruppo che aiuti la vendita e la promozione al banco e la pubblicità in generale In città e sui social devo capire cosa vendo, che tipo di “su misura” posso realizzare e che, se vieni in centro nella mia area, (sopratutto per stranieri ) puoi goderti le bellezze di Brescia antica.

  10. Io c’ero e l’ho capita come il trascrivente: è ovvio che il percorso di avvicinamento che lei ha citato è metaforico e riguarda i negozi e il centro commerciale. C’era anche scritto su un foglio che ci è stato distribuito!

  11. Ottimo il livello dei relatori, meno quello degli interventi del pubblico. In particolare non ho capito quello che ha fatto lo spot alla propria piattaforma di ecommerce, mi è sembrato molto fuori luogo.

  12. Altra precisazione. Dal Corriere Milano :” Disabili, shopping impossibile in 16OOO negozi “. Nei nuovi Centri Commerciali ci sono invece percorsi idonei, elevatori, ecc.per anziani, carrozzine e carrozzelle …Altro tema : utile un logo che evidenzi la capacità dei Commercianti di far squadra, di voler esprimere una cultura vicina al cliente,un servizio pronto e cortese, e , se possibile, uno sconto o un premio per acquisti plurimi. I bresciani sanno bene come un logo come Franciacorta abbia portato fortuna a tutta l’area e come sia stato facile, dietro a quel logo, illustrare storia e tradizioni. Vero quanto ha detto il bravo Benevolo, ripetuto poi dalle Associazioni, cioè che l’Amministrazione può e deve far da regista, rivedendo regole o usanze vecchio stile. Tutta la città, pubblica e privata può far molto.

  13. Non credo affatto che l’intervento di Rolando fosse fuori luogo… Giustamente è stata presentata un’iniziativa collegata al dibattito: un esempio di come si possa fare ecommerce “combattendo” con i colossi… Un sistema applicabile…

  14. Premesso che qualsiasi politicante e rispettiva forza politica favoriscano la piaga dei centri commerciali è da castigare elettoralmente, penso che i commercianti tradizionali abbiano molte possibilità per combattere e anche vincere la battaglia commerciale e (soprattutto) culturale contro questi mostri alienanti. Il problema è che per combattere bisogna avere una mentalità che raramente i commercianti dimostrano; intanto è evidente che non si può competere con la grande distribuzione se si vendono gli stessi prodotti e se si resta isolati. Se apri un negozio e ci vendi la pasta Barilla l’unico vantaggio che hai è che chi abita vicino al tuo esercizio non deve prendere l’auto per comprare un pacco di pasta, quindi potrai vedergliela ad un prezzo leggermente superiore al supermercato del centro commerciale, ma se c’è un supermercato nel raggio di un chilometro non hai alcuna chance e, oltre ai centri commerciali hai un sacco di negozi gestiti da stranieri che campano proprio di questo, evidentemente accontentandosi di guadagni inferiori. Dunque si tratta di differenziarsi, spendendo tempo ed energie per cercare prodotti non massificati e, soprattutto, riuscire a venderli ad un prezzo accettabile e non da gioielleria per ricconi (i ricchi sono sempre meno, più ricchi, ma pochi!). Per fare questo, bisogna accordarsi con altri negozi, magari in altre zone della città, che propongono la stessa tipologia di merce in modo da potere acquistare maggiori quantità dai produttori, il più possibile locali ma almeno nazionali, ad un prezzo che consenta di restare in linea, o quasi, con la grande distribuzione ma offrendo alta qualità. Certo, per fare questo, in qualsiasi ramo del commercio, non ci si può limitare a firmare l’ordine del rappresentante che ti arriva in negozio e aspettare che ti scarichino la merce: bisogna darsi da fare, mettere in campo abilità da “mercante” d’altri tempi, capire che la cooperazione è vincente rispetto alla competizione con chi fa il tuo stesso mestiere, sacrificare ore e giornate, amare il proprio mestiere e avere passione per ciò che si vende. Se si punta a “fare i soldi” e basta, vincono i centri commerciali e, in fondo, nella logica del libero mercato, del capitalismo, sarebbe giusto così.

  15. L’intervento di Ma sull’ aspetto prezzi e convenienza è In gran parte condivisibile . Ma per fortuna non esiste solo il prezzo. Importante il servizio, la credibilità del venditore, il ” su misura “, la assistenza post-vendita, la pubblicità, la comodità e l’accoglienza dell’ambiente del venditore,ec… È per questo che proponevo un..” Tavolo a quattro gambe” cioè più elementi che dovrebbero essere compresenti per far star in piedi una attività…un tavolo ben stabile!

  16. Anche se l’ora e’ molto tarda dopo aver letto un po’ di commenti devo dire che anch’io ho ascoltato con molta attenzione gli argomenti presentati dai relatori che ho largamente condiviso e dato il grande attaccamento che ho per la nostra citta che penso di conoscere bene e a fondo anche per l’aspetto commerciale, visto che ogni giorno, come tanti altri commercianti ed artigiani, apro e chiudo la saracineca del mio negozio, e cerco di inventarmi qualcosa per continuare a tenerlo aperto; alla fine di una conferenza comunque interessante, ma nella quale fra tante belle teorie anche sotto l’aspetto urbanistico, di suggerimenti e soluzioni concrete per il commercio in Citta ne ho percepite poche, per cui, nell’entusiasmo di condividere in molti punti l’argomento presentato in apertura da Sandro Belli e in modo particolare sull’utilizzo dell’E commerce, ho chiesto la parola prima della conclusione del convegno, proprio per sottolineare che l’ecommerce adottato dai negozianti facendo rete o sistema, come si preferisce visto che di questi termini si abusa, ma in realta si fa ben poco… potrebbe dare dei risultati. Oggi l’ecommerce anche per piccole e medie attivita commerciali abbinato ad un’adguata presentazione on line della propria attivita commeciale cosi come avviene in tante grandi citta del mondo, e come anch’io da tanti anni propongo sia come operatore dell’immagine, ma anche commerciante, puo essere una buona soluzione da adottare. Se questo puo essee considerato uno spot, magari anche un po’ naif, ben venga, anche questa e’ un’arte…2fcryfvs

  17. Vista l’insonnia, come breve integrazione del mio precedente commento devo dire che mi e’ dispiaciuto non poco constatare che ad un incontro cosi interessante e ben organizzato per i Commercianti, per discutere e trovare soluzioni ai loro seri problemi, proprio i Commercianti siano stati quasi totalmente assenti e disinteressati. Speriamo che questo non sia un nuovo sistema di fare rete…. Altrimenti piu che rete sara’ autogol e partita persa di Davide contro Golia! Un risultato che nessuno vuole vedere mai quindi….Occhio.

  18. Evidentemente i commercianti non credono che le persone presenti possano suggerire e men che meno trovare, allo stato dei fatti, le soluzioni ai loro problemi.

  19. Vorrei ribadire che, purtroppo, la maggior parte dei commercianti non ha affatto lo spirito necessario per competere con la grande distribuzione anche perché molti si improvvisano tali per mancanza di alternative, magari si ritrovano due soldi ereditati o risparmiati e pensano bene di aprire un’attività, senza capire che sono indispensabili competenze elevatissime per reggere la concorrenza. Porto un esempio che conosco (non faccio nomi per evitare pubblicità): quanti negozi di scarpe ci sono? Quanti di questi si differenziano davvero dalla proposta della grande distribuzione? Quanti commercianti di calzature sono anche artigiani o lavorano insieme ad artigiani? Ebbene, proprio dalle nostre parti c’è chi ha successo perché mette in campo competenze e professionalità che la grande distribuzione non avrà mai e il tutto a prezzi assolutamente competitivi. Il titolare vende e produce calzature e si è accorto che, mentre la qualità delle materie prime utilizzate continuava a diventare sempre più scadente il prezzo, ad esempio, delle polacchine e dei prodotti finiti in generale saliva sempre di più, contemporaneamente ad una corsa al ribasso che, per rimanere competitive sul mercato, ha costretto le aziende a delocalizzare le produzioni e a utilizzare materie prime di qualità sempre più bassa. Ma la sua esperienza insegna che questa non è l’unica strada, dimostrando che è ancora possibile, anche se difficile, fare impresa rispettando ambiente, lavoratori e clienti finali: dopo avere coinvolto alcune aziende del mantovano (che erano in difficoltà proprio per questa situazione del mercato) ha iniziato a lavorare per abbattere i costi finali del prodotto, togliendo il più possibile i passaggi inutili. Per quanto riguarda le scarpe, infatti, più dell’85% del prezzo al pubblico è costituito solamente dai passaggi di filiera: un’esagerazione, ma è lo stesso per un’infinità di altri prodotti. Il primo passo è stato abbattere i costi di distribuzione, rivoluzionandone il sistema e puntando sulla vendita diretta da parte del produttore stesso. Facciamo un esempio pratico di giusto prezzo delle polacchine: un paio di tipo industriale, quelle di una marca molto famosa che si può trovare in tutti i negozi (e fatto in Vietnam), mediamente può arrivare a costare intorno ai 140 euro. Solitamente il prezzo viene composto in questa maniera: 90 euro sono di soli passaggi di filiera, 25-30 euro sono per la presenza della marca e i restanti 20-25 euro sono di costo del prodotto. E’ evidente quindi che, per puntare sulla bellezza e soprattutto sulla qualità del prodotto, è necessaria una vera rivoluzione di questo sistema, che abbassi i costi di filiera. Lui l’ha fatta questa rivoluzione: saltando diversi passaggi e non dovendo mettere marche sul prodotto riesce a fare pagare un prodotto di altissima qualità intorno ai 100 euro, da sottolineare con una qualità imparagonabile. Innanzitutto per quanto riguarda i materiali: si utilizzano pelli conciate in modo naturale, senza l’utilizzo del cromo, che peraltro è un fattore di allergia da contatto. Ovviamente in questo modo il processo è più lento, ma non fa male alla salute di chi indossa la scarpa. La cosa interessante è che, grazie all’abbattimento dei costi di filiera, è in grado di remunerare equamente il lavoro e avvalersi di materiali di primissima scelta, tanto il costo finale verrà sempre più basso di quello industriale, con tanti benefici in più per il tessuto socioeconomico, per l’ambiente e per chi indossa le scarpe. Ovvio che per avere questi risultati non basta affittare dei locali, comprare della merce, metterla in vetrina e aspettare che qualcuno la compri.

  20. Ero a questo incontro-convegno organizzato da BSNEWS e certamente l’intervento di Rolando è stato abbastanza trasversale e Rolando lo conosciamo bene tutti: da 30 anni promuove Brescia attraverso la sua associazione BEATLESIANI d’ ITALIA – unica nel mondo – a GRATIS e per PASSIONE… Certo anche lui è un po’ BORDERLINE, ma per fortuna che esistono anche i borderline (e spesso io mi sento così…) perché sono fra i pochi a fare, fare, fare per passione e se poi arriva anche qualcuno che va un po’ fuori tema per me va benissimo. Questo è il mio pensiero e so benissimo che Rolando fa e ha fatto sempre per passione! Quindi… bravo ROLLI. Al di là delle proposte – concrete o fantasiose – da oltre 30 ANNI tu sei uno che sa cosa vuol dire TIRARE SU UNA SARACINESCA di UN NEGOZIO… TUTTE LE MATTINE! Mi sento di scriverlo senza problema alcuno: purtroppo chi parla di commercio in Italia troppo spesso non ha mai avuto un’attività commerciale, ma si basa soltanto su dati, ricerche, analisi che sono spesso troppo teorici!

  21. “Curioso” che nessuno abbia citato gli oneri di urbanizzazione tanto cari alle amministrazioni locali (in modo birpartisan)che sono il nocciolo della questione a Brescia e in Lombardia.
    Non è un caso se siamo la terra più depredata fiscalmente da Roma e allo stesso tempo abbiamo il record di centri commerciali per lo più inutili. Fatevi e facciamoci delle domande

  22. Dibattito vivace sul tema e anche un po fuori tema. Si è a volte perduto il senso del dibattito che riassumo : c’è un malato ( il commercio cittadino che, senza esagerare come è stato detto pare in stato di “morte civile del commercio “) e si prova non tanto a fare diagnosi ( troppe e troppo ripetute ) ma a proporre terapie. Ho provato a proporre quattro punrti ( le quattro gambe del tavolo) : pluralità di attività sinergiche ; affiancamento di e-commerce al lavoro al banco ; prodotti personalizzati o su misura ; percorso e ambiente e arredo urbano.Chissà se qualche spunto utile nascerà dal confronto.

  23. Non si è detto, in questo scambio di opinioni sui ” mostri ” , una cosa importante e drammatica : se i Grandi centri commerciali vengono dismessi e/o abbandonati, come il caso devastante di San Gervasio, oltre a mostri in vita divengono anche mostri dopo morte !!

  24. Ma con sei figli, famiglia, mega azienda da condurre e seguire, questo Sandro ci stupisce: dove troverà tutto il tempo per dedicarsi a dispute su centri commerciali, piani regolatori, referendum confermativi, applicazioni civiche, saggia consulenza alla Giunta Del Bono ? Personalmente vorrei farlo partecipare, come testimonial, nelle sessioni formative che da un po’ tengo come docente ai quadri direttivi di in una grande impresa di servizi a livello nazionale sul tema “Time management”. Dalla teoria alla pratica, supportandole con i concetti di efficacia ed efficienza: ci può stare il “caso Belli” ?

  25. Vista la sua gentile curiosità la informo che sto studiando il Sancrito per meglio capire le Upanisad. Per contro confesso che ammiro molto di più chi riesce a essere protagonista o super specialista in un unico ambito, piuttosto che chi, pur sinceramente, cambia frequentemente materia… Namaste.

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