Atena, l’unione fa la forza. Anche nel campo della formazione

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L’obiettivo, messo nero su bianco, è quello di raddoppiare i fatturati in cinque anni. E non si tratta di un desiderio trasposto in un grafico colorato per impressionare i giornalisti. Perché l’azienda inventata nel 2003 da Paolo Naoni – imprenditore del settore formazione con una passione per il design e per il giardinaggio – il “raddoppio” l’ha già centrato quest’anno. Il 2016 di Atena, infatti, si è (quasi) chiuso con un fatturato di 10,6 milioni di euro contro i 4,8 del 2009 e un utile di 1 milione e 700 mila euro, oltre tre volte quello dell’anno precedente.

Risorse che verranno in buona parte reinvestite sul territorio bresciano, dove stanno la testa e il cuore della società. Una realtà che conta oltre 60 dipendenti (di cui 15 assunti nel 2016), 600 collaboratori (tra docenti e relatori), 4.800 aziende clienti, 4mila eventi e 30mila persone formate nel solo 2015.

La sede cittadina di via Codignole – fatta di ampie vetrate e di comode poltrone Barcelona ad accogliere gli studenti – è il centro di una costellazione fatta di una ventina di filiali sparse per l’Italia, soprattutto nel Nord Est. Le prossime aperture arriveranno in Veneto, a Cagliari e a Pesaro. Ma uno degli investimenti più significativi sarà indirizzato ancora su Brescia, dove – in via Dalmazia – nel 2017 aprirà Atena 2.0. Un laboratorio di 400 metri in cui “sperimentare nuove soluzioni e nuove modalità formative che vadano incontro alle esigenze di imprese e privati, anche nel mare magnum del libero mercato”.

Atena si occupa anche di sicurezza e di progetti su fondi regionali, ma si tratta di attività marginali. Il core business sono i fondi Formatemp, che gestisce per conto di agenzie di lavoro interinale distribuendo formazione qualificata ai disoccupati. Ma una fetta importante del fatturato arriva dai fondi interprofessionali, che la società bresciana traduce in formazione per conto delle aziende, per legge tenute a versare circa 30 euro all’anno per ogni assunto. Un tesoretto che oggi si perde in gran parte nelle maglie delle procedure burocratiche dell’Inps e che Atena punta a far diventare sempre più centrale nelle proprie attività.

Il trend di crescita per i prossimi anni è tracciato. Già nel 2017 i fatturati dovrebbero salire a 12,9 milioni, per poi balzare a 15 (2018), 17,1 (2019) e 19,3 entro il 2020, anno in cui il margine dovrebbe schizzare fino a quota 12,5 milioni (6,2 Ebt) anche in virtù di una crescita dei costi decisamente contenuta (da 5 milioni a “solo” 6,3).

In questo quadro – come detto – a tirare la volata saranno i fondi interprofessionali. Il salto è avvenuto già nel 2016, con il triplicamento del fatturato rispetto al 2015 (da 1,2 milioni a 3,5). Ma a regime, nel 2020, questa voce dovrebbe valere ben 6,7 milioni. Come? Semplicemente intercettando i bisogni delle aziende (anche per il tramite dei consulenti del lavoro), aggregandoli e offrendo loro formazione di qualità più elevata grazie ad economie di scala.

“A fronte di circa 2,6 milioni di risorse maturate”, spiega Naoni, “quest’anno abbiamo erogato formazione per quasi il doppio: il moltiplicatore è sempre di due o tre volte le cifre impegnate. Purtroppo oggi metà delle risorse accantonate all’Inps dalle aziende non finisce in formazione e la parte rimanente si traduce ancora poco in formazione finanziata in forma aggregata. Il risultato”, chiarisce, “è che quasi tre quarti delle imprese non sfrutta a pieno le proprie opportunità: uno spreco che nella sola Leonessa vale diversi milioni di euro all’anno”.

Un rammarico che è di business, ma anche di sistema. “Gli aggregatori politici, di categoria e degli ordini non hanno interesse a unire davvero le energie”, sottolinea il numero uno di Atena, “perché ciò significherebbe rinunciare a porzioni di autonomia e ad equilibri che nulla hanno a che fare con l’efficienza. Vale per Brescia come per l’Italia”, chiosa, “soltanto superando le logiche personali e politiche possiamo costruire valore per i territori”.

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