Cane ucciso da due pastori, gli animalisti contro i giudici: assoluzioni ingiuste

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“Ingiustizia”. E’ poco natalizio il comunicato stampa che l’Enpa, ente nazionale protezione animali, ha inviato ai media sul caso del cane ucciso da due pastori in una località della Valcamonica. Nella nota, infatti, gli animalisti se la prendono con i giudici “colpevoli” di aver assolto “chi ha compiuto un gesto atroce”. Ricordiamo che la difesa aveva sottolineato che i due pastori avevano agito per difendersi dall’animale, che stava mettendo a rischio la loro incolumità e quella del nipote 12enne. I giudici hanno creduto a loro.

ECCO IL TESTO DEL COMUNICATO

Apprendiamo con dispiacere quanto sentenziato ieri mattina nelle aule del Tribunale di Brescia. Un dispiacere che questa volta, però, fa un po’ più male del solito.

Per questo motivo le nostre considerazioni saranno diverse…non ci addentreremo in analisi giuridiche riportando leggi che sicuramente troverete su molti articoli, c’è già chi, certamente più esperto di noi semplici volontari, si sta battendo per questo…non paventeremo azioni di protesta, badate bene, non stiamo dicendo che ce ne staremo buoni e zitti, solo non è questo il momento.

L’Ente Nazionale Protezione Animali, tra le altre mille attività, da sempre opera in prima linea per la sensibilizzazione della popolazione e rimaniamo basiti di come ancora oggi accadano episodi di questo tipo. Rimaniamo però ancora più attoniti di fronte alle decisioni di coloro che ricoprono, o quantomeno "dovrebbero ricoprire" un ruolo fondamentale in queste vicende. Coloro che ieri hanno catalogato l’uccisione di un cane come "un fatto che non sussiste". Ed è proprio a loro che vogliamo rivolgerci, con queste poche righe.

Sì, perché dopo anni, decenni di impegno da parte di tutti i volontari di tutte le associazioni animaliste del Paese fa davvero tanta rabbia assistere impotenti a questa ennesima ingiustizia…perché di ingiustizia si tratta!

Ingiustizia verso il cane Moro, che resterà un’altra morte impunita, ma ingiustizia anche verso chi si è esposto in prima persona documentando quanto stava succedendo, ingiustizia verso chi ha scelto di testimoniare, e infine un’ingiustizia verso tutti coloro che si impegnano, ogni giorno con il proprio esempio, sacrificando tempo e risorse, perché credono in qualcosa, in questo caso nel rispetto e nella tutela di ogni forma di vita. A che scopo tutto questo, se poi chi per primo dovrebbe applicare leggi ottenute dopo anni di fatica, vanifica il tutto con un "il fatto non sussiste"?

Ora, signor giudice, quello che ci sfugge in tutto ciò è cosa, esattamente, non sussista…e dopo tutto questo sfogo l’unica conclusione alla quale siamo giunti è che forse la sola cosa che non sussiste è la volontà di cambiare questa mentalità che persiste nella nostra Provincia, mentalità che sembra vincere ancora una volta, lasciando impunito chi ha compiuto un gesto atroce.

Concludendo, ci auguriamo che queste nostre parole non cadano nel vuoto, ma possano lasciare a tutti qualcosa a cui pensare.

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