La vittoria di Mottinelli, la città e la sfida delle periferie

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(a.tortelli) Rosso vince, nero perde. Per molti, alla vigilia, le elezioni provinciali erano una partita alla roulette. Ma non per il presidente Pier Luigi Mottinelli che – raccontano le voci – durante un pranzo aveva previsto tutto: il successo del Pd, il calo di Forza Italia e anche quello dei cosiddetti dissidenti peroniani. Aveva ragione. Ed è lui, Mottinelli, il vero vincitore di queste votazioni.

Con il voto, infatti, Mottinelli ha scongiurato il rischio anatra zoppa (cioè di fare il presidente come espressione di una minoranza politica), ma ha anche allargato notevolmente il proprio bacino di sostegno. Con lui c’è innanzitutto il Pd, che da solo potrebbe bastargli. Ma rimangono anche, al confine dell’alleanza, quattro consiglieri con cui dialogare su ogni tema: i tre di Forza Italia (a partire da Alessandro Mattinzoli) e, Mariateresa Vivaldini (che già lo sosteneva). Sul bordo, ma non tra i nemici, si colloca anche l’eletto della lista che unisce sinistra e ambientalisti, che peraltro alle urne ha goduto anche del sostegno interessato di porzioni del Pd. Mentre l’opposizione dura contro di lui – e soprattutto contro i suoi alleati forzisti – ha perso un pezzo importante, anche in vista dell’imminente resa dei conti negli Azzurri bresciani.

Ma il voto suggerisce anche altro. Ad esempio che per Mottinelli rimane decisivo l’asse con la cosiddetta città estesa, da sempre uno dei feudi elettorali del centrosinistra. La Loggia è il maggiore azionista del Broletto, se la si guarda in ottica di città metropolitana (aggregazione, peraltro, ben lungi dal venire dal punto di vista politico). E la vera sfida di Mottinelli – che nei primi due anni di mandato ha raccolto consensi superiori alle più rosee attese – sarà quella di continuare a giocare su più tavoli: mantenendo buoni rapporti con la città (il tema più scottante rimane quello ambientale), ma anche facendo in modo che il Broletto diventi davvero la “casa dei Comuni”: cioè dando risposte soprattutto alla periferia di una provincia troppo vasta, che stavolta non è stata in grado di contare.

Basta incrociare i dati degli eletti con le loro residenze per verificarle l’equazione: all’allontanarsi dal capoluogo diminuiscono proporzionalmente le possibilità di essere eletti, e dunque di incidere nelle decisioni. Un errore di sistema, che la buona politica deve correggere. Mottinelli lo sa: non a caso sta già lavorando sulle aggregazioni per area. E sa anche (pur puntando già lo sguardo oltre Brescia) che, nel 2018-2019, con il probabile ritorno all’elezione diretta, alcuni territori – come la sua Valcamonica – torneranno ad acquisire ben altro peso negli assetti dell’ente.  

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  1. forse errate visto che il centrodestra se si fosse presentato unito avrebbe vinto, ma FI ha deciso con il suo segretario Mattinzoli, di regalare la maggioranza al PD,,, chissà il perché…..

  2. Il centrodestra se si fosse presentato unito avrebbe preso 7 seggi su 16 (17 considerando che il presidente è Pd e quello sarebbe rimasto in carica)…

  3. Sarà che qualcuno aveva avanzato la candidatura di Vigilio Bettinsoli….. e allora son suonate le trombe e sè fatto di tutto per perdere.

  4. Sembra il sofisticato commento di un esperto politologo ad una tornata elettorale dove i cittadini sono stati chiamati alle urne per eleggere i loro rappresentanti, ma in realtà è solo l’analisi di una partita a scacchi giocata tra politici di mestiere che hanno impiegato giorni e mesi in dispute, accordi, negoziazioni finalizzate solo (e risulta ben chiaro nell’analisi) alla dimensione nela gestione del potere e dei suoi equilibri. Desolante, pertanto, il richiamo…alla buona politica difronte ad una montagna di incongruenze quasi surreali mentre il pensiero va alla sovranità popolare, al consenso, all’esercizio democratico nella gestione della cosa pubblica.

  5. Condivido le valutazioni di Andrea Tortelli che mi paiono molto pertinenti. Mi permetterei di aggiungere un aspetto politico, per me fondamentale. Del tipo: perde una destra divisa e vince un PD bresciano ed una coalizione di centro sinistra e di civismo uniti. Scontato? Per nulla, se solo consideriamo il problematico (per non dire di più…) quadro nazionale del PD e dintorni. A Brescia (così in Lombardia ed a Milano con Sala) ci si è mossi in una direzione ben diversa. E l’unità non è mai una formula, ma è una politica. Anche la stessa vicenda del Referendum, pur combattuta, a Brescia non è stata deflagrante. Scontato? Anche questo per nulla. Infatti la dialettica non è andata oltre certi limiti di contrapposizione. Merito indubbio di chi ha condotto la propria battaglia per il sì. Ma, ritengo, anche di chi, come il sen. Paolo Corsini , si è schierato in un certo modo e con un riconosciuto equilibrio per il no. Gli ultrà delle opposte tifoserie ( e financo di certi circoli PD) forse non se ne sono accorti, ma…pazienza. Intanto parlano di questo i buoni risultati anche delle Provinciali. Questo conta. Un sincero augurio al già-neo presidente Mottinelli ed agli eletti.

  6. Auguri agli eletti dagli eletti per l’eccelsa alchimia politica messa in atto e finalizzata al nulla del nulla, cioè ad un Istituzione di secondo livello con poche competenze e zero risorse nonchè bilanci pesantemente in rosso da risanare possibilmente con nuovi multavelox ? Complimentoni da tutti i bresciani.

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