Il vescovo Monari saluta la stampa: “Giovani e donne sono la sfida della chiesa bresciana”

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Luciano Monari, vescovo di Brescia
Luciano Monari, vescovo di Brescia
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(a.t.) “Il vostro lavoro permette alla società di funzionare meglio, perché aiuta i cittadini a comprendere meglio la società e a fare scelte consapevoli. Lavorando vi sottomettere alla sovranità di dio, se lo fate come dio comanda: onestamente, senza inganno e con il cuore pulito”. Con queste parole – durante la messa – il vescovo di Brescia Luciano Monari ha accolto i giornalisti bresciani in occasione del tradizionale appuntamento con i media per la festa di San Francesco da Sales, patrono della categoria.

Un appuntamento – quello del centro Paolo VI – inusuale rispetto alla tradizione. Innanzitutto perché a tenere banco è stato soprattutto il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, che ha fatto una lunga “predica” sul rapporto tra professione giornalistica ed etica. In secondo luogo perché per Monari si tratta forse dell’ultimo pranzo annuale con i giornalisti bresciani: il 28 marzo, infatti, il vescovo compirà 75 anni e – come vuole il diritto canonico – rimetterà il proprio mandato nelle mani del papa.

Tra i passaggi più significativi del breve saluto di Monari è da segnalare quello relativo ai rammarichi. E il vescovo, confermando grande umiltà e senso critico, non ha mancato di sottolineare di aver fatto troppo poco sul fronte dei giovani e delle donne. “Nella diocesi ravviso due emergenze”, ha detto, “i giovani e le donne. I modelli di esistenza cristiana di oggi sono profondamente diversi da quelli del passato: oggi sono incapaci di cogliere le istanze di giovani e donne. Per questo abbiamo bisogno di nuovi spazi e nuove forme per loro, o meglio: sono loro a doverci indicare la strada”.

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  1. Che faccia tosta il Monari, oppure che distacco oceanico dai problemi che la sua chiesa bresciana e lui hanno creato ai bresciani… Ma tanto lo sappiamo che è stato vescovo delle cortesie e delle chiacchiere perchè i problemi veri non li ha mai affrontati. Speriamo che se ne vada alla svelta e non venga un altro incapace, cosa molto probabile, visto il livello medio dei preti e quello del buon francesco (chiacchiere per i media e per far credere e basta…). Via lì8 per mille e tutti in povertà. Poi si comincia a ragionare. Non riflettere sempre a pancia piena e senza pensieri come fanno loro…

  2. Un pessimo vescovo per una provincia laboriosa, troppo tollerante e generosa verso il clero, e distratta sui guai che preti e vescovi che mantengono, creano alla gente. E da vescovo figlio d’arte e senza ai ne’ parti si e’ naturalmente scelto i collaboratori del suo calibro: pessimi e incapaci.

  3. Quando finalmente anche la stampa ignorerà questi parassiti della società? Quando finalmente la politica prenderà il coraggio di eliminare tutti i privilegi e i soldi che il povero cittadino è costretto a dare per mantenere gente del genere? NESSUNA forza politica intanto propone di eliminare l’8 per mille. Perchè?

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