Pd regista, non attore solitario

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La rubrica delle lettere al direttore di BsNews.it
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Gentile direttore, alcune riflessioni, rivolte ai “dem”, su una settimana “vissuta pericolosamente”.

Andare al voto, con quel che resta dell’Italicum come uscito dalla Consulta non cambierà la situazione. Anzi, non può che peggiorarla. Tranne per chi vive nell’Iperuranio, siamo tutti d’accordo che ad oggi, nessun partito raggiungerebbe neanche lontanamente il 40% che consente di avere la maggioranza. Ci troveremmo con ogni probabilità quindi con un Parlamento composto da 1/3 PD – 1/3 M5S – 1/3 centrodestra. Il che significa, ad esempio, per il Pd passare dagli oltre 300 deputati attuali (che garantiscono la maggioranza, la tenuta del governo e il fatto che il premier sia dello stesso PD) a 200, seggio più seggio meno. Ma non solo: se è vero che nessun dem esulta nel ritrovarsi Alfano Ministro degli Esteri, dobbiamo comunque prendere atto che Salvini, Grillo e Berlusconi oggi sono all’opposizione. Il giorno dopo il voto con l’Italicum corretto, non vorrei ci trovassimo di fronte ad una nuova scelta forzata: governo con FI per non lasciare in mano l’Italia ai matti.

Abbiamo un Capo del Governo PD e un governo a maggioranza PD, che deve affrontare diverse questioni cruciali: disoccupazione giovanile in continua crescita, il capitolo della lotta alle povertà da rendere attivo, il jobs act da rendere più sociale, regolamentare i voucher, una battaglia europea affinché si apra la stagione della crescita e si chiuda quella del rigore e dei rimproveri a suon di zerovirgola.

Abbiamo un Segretario (del partito di maggioranza che esprime il Capo del Governo), che deve permettere che le cose di cui sopra siano possibili, che deve indicare l’agenda politica, coordinare il lavoro dei tanti amministratori di piccole e grandi città, occuparsi di far tornare alle sedi i migliaia di dem italiani che la tessera non la fanno più.

Massimo Reboldi, Pd
Massimo Reboldi, Pd

Mi chiedo: non è forse il caso che il Governo resti in carica il più a lungo possibile evitando di precipitare verso elezioni anticipate il cui risultato potrebbe assumere tratti drammatici? E che il segretario Renzi faccia il Segretario, fino a scadenza naturale (fine 2017) impegnandosi a ricompattare il PD, di cui detiene la leadership, oneri e onori? Risulta chiaro che se invece prevalesse la volontà di avventurarsi in elezioni anticipate, il passaggio congressuale sarebbe doveroso: per capire quantomeno come presentarci, cosa dire e che Italia abbiamo in mente.

E c’è un PD da ricostruire e da ripensare. E’ necessario che una volta per tutte si ponga si fine all’illusione di potercela fare da soli. Scelta che, come abbiamo già visto con il Referendum, è fallimentare. In questo senso mi sembra opportuno il suggerimento di Franceschini: modificare quel che resta dell’Italicum assegnando il premio alle coalizioni consentirebbe non solo di potersela giocare per raggiungere il 40%, ma di far uscire il PD dall’angolo e rimetterlo al centro delle forze sociali, progressiste, di sinistra e moderate. Tornerebbe ad essere il regista, e non l’attore solitario che recita monologhi, di un più ampio arco politico che condivida l’obiettivo della lotta alle disuguaglianze, della salvaguardia dell’ambiente, della tutela del lavoro dei diritti sociali e civili, che in Europa contrasti l’austerità e spinga per politiche espansive. Proprio perché nell’Europa ci crediamo.

Massimo Reboldi

membro Segreteria Provinciale PD – Brescia

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