Qualità dell’aria, Legambiente: Comune e Regione devono fare di più

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I picchi di inquinamento atmosferico registrati a Brescia negli ultimi giorni impongono con sempre maggiore forza il tema delle misure da prendere per alleviare un problema anche sanitario che potrebbe avere conseguenze drammatiche sulla qualità della vita dei nostri figli. Anche alla luce dei risultati dello studio MAPEC-LIFE, che evidenzia gli effetti tossici dell’esposizione a PM10, Legambiente Brescia chiede scelte molto più incisive e innovative, investimenti e un programma di promozione e educazione alla mobilità a piedi, ciclistica e con i mezzi pubblici.

 

LO STUDIO MAPEC-LIFE

Lo studio MAPEC-LIFE, finanziato dalla Comunità Europea e guidato dall’Università degli Studi di Brescia, ha rilevato e monitorato gli effetti cancerogeni degli inquinanti nell’aria sui bambini di età compresa fra 6 e 8 anni residenti nelle città di Brescia, Torino , Pisa, Perugia e Lecce. Lo studio è stato sviluppato e condotto durante la stagione invernale 2014/2015 e la successiva stagione primaverile/estiva 2015. Le conclusioni dell’analisi:

“il presente studio ha evidenziato la capacità della frazione ultrafine del particolato atmosferico (PM0,5) di indurre effetti tossici, mutageni e cancerogeni, se pur modesti, nelle cellule trattate in laboratorio. L’effetto biologico precoce, evidenziato nelle cellule buccali dei bambini come presenza di micronuclei, è risultato essere associato a:

  •  Stagione: l’effetto biologico misurato in inverno è sensibilmente maggiore rispetto alla primavera
  • Città: i bambini di Brescia hanno mostrato l’effetto maggiore, seguiti da quelli di Pisa, Perugia, Torino e Lecce;

    Nel considerare questi risultati, va tenuto conto che la stagione invernale 2014/2015 è stata caratterizzata da un livello medio di inquinanti aerodispersi relativamente basso, rispetto agli anni precedenti, probabilmente a causa di temperature miti ed elevata piovosità. Pertanto, è possibile che l’effetto biologico in altre stagioni invernali sia superiore rispetto a quello misurato nel presente studio”.

    Le conclusioni dello studio, condotto in una stagione invernale con PM10 medio pari a 45 μg/m3, non possono che essere considerate estremamente preoccupanti, se il valore medio di PM10 medio misurato a Brescia nel gennaio 2017 è stato pari a 55 μg/m3, e quello degli ultimi giorni di gennaio pari a 118 μg/m3.

    Quali sono le conseguenze all’esposizione a valori medi decisamente più alti rispetto a quelli misurati nello studio? E quali sono le conseguenze all’esposizione ai valori di picco elevatissimi per brevi periodi? È necessario che l’analisi venga ripetuta e diventi di routine, per essere efficace. È necessario inoltre che chi amministra la città e la Regione prenda atto della gravità della situazione e intraprenda finalmente una strada fatta di iniziative concrete e coerenti con l’obiettivo (che tutti a parole condividono) della riduzione drastica dell’inquinamento atmosferico. Legambiente ha proposto una serie di misure strutturali che chiediamo vengano finalmente fatte proprie dall’amministrazione comunale e regionale.

IL PROTOCOLLO ARIA

Il Protocollo Aria di Regione Lombardia è palesemente insufficiente e inefficace anche solo per alleviare i picchi emissivi primari di questi giorni, che sono solo la metà delle emissioni complessive. Nonostante la sua “timidezza”, la Regione non lo ha reso automatico e obbligatorio, diversi Comuni non lo hanno neanche adottato e altri lo hanno fatto in colpevole ritardo e con una malcelata riluttanza.

Regione Lombardia dovrebbe applicare alle disposizioni carattere permanente, obbligatorietà e costanti verifiche per dispiegare qualche effetto. Ad esempio, il divieto di circolazione riguarda solo alcune categorie di motori, solo dalle 9 alle 17, solo per alcuni comuni e con mille altre deroghe. Sul trasporto su strada si può e si deve fare sul serio, con misure emergenziali credibili e soprattutto con provvedimenti articolati e strutturali. Occorrono scelte molto più incisive e innovative, investimenti e un programma di promozione e educazione alla mobilità a piedi, ciclistica e con i mezzi pubblici. L’obiettivo finale deve essere un deciso cambiamento delle abitudini dei cittadini riguardo agli spostamenti in città, al momento troppo centrati sull’uso dell’automobile e troppo poco su trasporto pubblico, mobilità ciclistica e pedonale.

LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE LOMBARDIA E LEGAMBIENTE BRESCIA

A Brescia, come nel resto della regione, per i giorni di pesante accumulo degli inquinanti servono misure immediate di ben altro tenore in aggiunta a quelle reiterate, oltretutto con malcelata riluttanza, in questi giorni. Alcuni esempi:

– blocchi del traffico o almeno targhe alterne per i giorni feriali e senza deroghe;

LEGAMBIENTE BRESCIA

Via Ventura Fenarolo, 36 – 25122 Brescia e-mail: legambientebrescia@gmail.com

legambientebrescia.it lombardia.legambiente.it

– applicazione automatica per tutti i periodi di inversione termica del limite di 80 km/h sulla tangenziale sud e di 110 km/h sulle autostrade;

– istituzione temporanea di aree di interdizione al traffico. Pensiamo, in particolare, a fasce di protezione attorno agli edifici scolastici – Area B, Area Bambino – vietando il parcheggio in prossimità delle entrate, favorendo la messa in pratica di pedibus e bicibus e dell’uso della bicicletta;

– controlli severi a presidio di tutte le misure emergenziali;
– sostituzione del polverino di carbone come combustibile nella centrale di via Lamarmora;

– una seria politica di sostegno e promozione della mobilità pedonale e ciclistica e in favore del trasporto pubblico.

Soprattutto, chiediamo un’accelerazione dell’iter di elaborazione del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) e suoi contenuti coraggiosi. La sfida è cambiare gradualmente la Brescia attuale che, nonostante qualche passo in avanti negli ultimi anni, continua ad avere una ripartizione modale del tutto insoddisfacente. Brescia può essere, deve diventare, una città più moderna. L’obiettivo è proprio quello di migliorare la ripartizione modale del trasporto in città, che tra dieci anni, al 2026, dovrebbe veder scendere la quota degli spostamenti sistematici in auto al 50%, a vantaggio di una migliore fruibilità degli spazi urbani, di una mobilità più veloce ed efficiente, di minori incidenti ed emissioni nocive. E’ tutto a portata di mano, ma necessita di visione, strategia, concretezza. Basta ispirarsi alle scelte di mobilità – più intermodalità, più trasporto pubblico, più spostamenti a piedi e in bici, meno automobili – che sono già realtà in molti centri d’Italia e d’Europa, comunità non di automobilisti ma di cittadini.

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