Profughi, Cas di Desenzano e Nuvolera sotto accusa: servizi inadeguati e sporcizia

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Centro accoglienza di Desenzano, foto dal sito Meltingpot.org - www.bsnews.it
Centro accoglienza di Desenzano, foto dal sito Meltingpot.org - www.bsnews.it
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Strutture sovraffollate, servizi inefficienti, condizioni igieniche non adeguate. Sono queste le accuse che il sito Meltingpot.org lancia ai Centri di prima accoglienza femminili di Desenzano e Nuvolera – gestiti dalla cooperativa sociale Olinda – attraverso un’inchiesta on line firmata da Riccardo Bottazzo e Stefano Bleggi.

“Chiuse a chiave in strutture sovraffollate. Senza nessuno che le informi dei loro diritti e le aiuti a preparare il futuro. Nessun corso di inserimento lavorativo, nessuna lezione di lingua italiana per aiutarle a capire la lingua del Paese che le ospita. Qualche volta senza elettricità, qualche posto senza acqua potabile. Adulti, minori, neonati, vittime di tratta, tutti senza distinzione. Tutti tenuti là, chiusi dentro quattro mura, al solo scopo di “fare reddito” per la cooperativa che gestisce l’accoglienza come un affare”, così si legge nell’articolo-inchiesta, che lancia accuse durissime – ovviamente tutte da verificare – nei confronti della cooperativa.

Gli autori sottolineano di aver chiesto di entrare nel Cas di Nuvolera, inutilmente (“cacciati in malo modo rifiutandosi categoricamente di darci qualsiasi informazione sulla gestione della struttura”). Ma di essere riusciti comunque a ricostruire il quadro grazie alle “dichiarazioni degli operatori che, come è già avvenuto in altri casi di mala accoglienza, ci contattano per raccontarci quando accade all’interno con tanto di foto, filmati e documenti”.

Emblematico il caso di Desenzano, in cui un’operatrice lo scorso ottobre dichiarava: “Quando ho fatto presente che nella struttura non c’era acqua, nemmeno per i gabinetti, mi hanno risposto che quelli sono africani e sono abituati a farla sotto gli alberi”. Inoltre “la cascina sarebbe accreditata per 21 posti, a fronte delle 34 presenze accertate” e “una delle cose peggiori rimane l’acqua. L’acqua che prima non c’era e che, quando è arrivata, è arrivata da un pozzo vicino, sporca e non potabile. Come testimonia l’analisi chimica che i nostri ex operatori, preoccupati dell’effetto che quella roba fangosa che usciva dal rubinetto, hanno commissionato ad un laboratorio e che la dichiara assolutamente non potabile”.

Quanto a Nuvolera, qui le donne sarebbero chiuse a chiave nella struttura (“Come fossero bambine dell’asilo, possono uscire solo se accompagnate da un operatore”), con l’aggravante “che pochi giorni fa (il 1 febbraio.ndr) la cooperativa ha buttato fuori una ragazza che aveva osato protestare” ed “era già accaduto qualche settimana fa con un’altra ragazza e anche in quel caso nessuna notifica, nessun documento che attesti i motivi della revoca”.

Accuse pesantissime. Da verificare.

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