Immigrati e lavoro, una domandina ai sindacati (e ai partiti)

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Sandro Belli, imprenditore e opinionista di BsNews.it
Sandro Belli, imprenditore e opinionista di BsNews.it

di Sandro Belli – Da anni il sindacato, con le sue graduali conquiste e le sue “vivaci” pressioni ha creato garanzie, assistenza e sicurezza per i lavoratori contribuendo alla realizzazione di un sistema di welfare complesso e protettivo di alto livello, anche se decisamente costoso. Ciò che si è venuto a creare, nei confronti di immigrati e in genere di cittadini stranieri è un po’ paradossale. Per cercar spazio nel mondo del lavoro o nelle attività commerciali o artigianali lo straniero è disposto a rinunciare a varie comodità, garanzie e protezioni (zero welfare)  riuscendo solo in tal modo a offrire beni e servizi a basso prezzo e creando indubbie difficoltà a chi è protetto ed “in regola”.

Un esempio. Nei bar di vicinato tutto costa meno nei locali gestiti da orientali, che, oltretutto sono sempre aperti, per più di dodici ore. Pare che nel retro i gestori dormano nel locale, anche se è senza finestre e molto piccolo. Ma il servizio sembra ottimo. La giovanissima cinesina (in regola?) che serve in tavola, per tutte le dodici ore sorride.

I pochi bar rimasti nella zona, gestiti da italiani, sono in piena crisi e non riescono a competere con prezzi ed orari così irraggiungibili. Le cameriere “in regola” costano molto di più: le pause, le ferie e l’orario giornaliero, la tassazione non sono confrontabili. Il sindacato che meritevolmente ha favorito negli anni il benessere, i diritti e le protezioni dei lavoratori oggigiorno non può che farsi carico di combattere contro questa insostenibile disparità. È pensabile? Non può certo respingere l’immigrato o boicottarlo!

È sicuramente consapevole che facendo pressione per portare lo straniero ad essere pienamente “in regola” alzerebbe a tal punto il suo costo o il costo dei suoi prodotti che  ne determinerebbe l’ uscita dal mercato. Diminuire le garanzie sindacali e, conseguentemente, il costo del lavoratore italiano per ristabilire un equilibrio, non è pensabile. Tollerare il lavoro in nero degli stranieri, l’evasione  o le gravi mancanze di sicurezza o igiene oggi largamente presenti non è accettabile.

Brescia e la sua provincia non sono affatto diverse dalle altre zone d ‘Italia. La insostenibile competitività sta diventando esplosiva e genera reazioni anche violente sopratutto nelle aree dove la crisi è più grave, sia nel settore dell’artigianato e delle piccole attività industriali ed agricole, sia nel lavoro dipendente. La politica ondivaga per natura, non riesce ad esprimere comportamenti coerenti e costanti.  Che fare?

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  1. Non essendo un tuttologo spesso chiedo di ascoltare le proposte di altri, specialmente se competenti. Mi pare un problema di difficile soluzione, ma non più rimandabile

  2. In effetti manca la sintesi finale, ma la riflessione non è banale. La mia idea è che l’unica via sia quella (molto anglosassone) di mettere un’asticella legale bassa, valida per tutti e da rispettare. Mentre l’asticella della qualità va collocata molto più in alto, finanziata e sostenuta con investimenti culturali.

    • Sono d’accordo con l’asticella legale bassa all’anglosassone perchè funzione come mi ha raccontato di recente un conoscente rientrato dall’Inghilterra dopo aver fatto vari lavori da dipendente e da lavoratore autonomo. Datori di lavoro e dipendenti, pur con varie tipologie di contratti ed in diversi rami d’attività, beneficiano di vantaggi tangibili nel rispettare e far rispettare le leggi vigenti e le norme, in particolare fiscali e contributive. Il tutto con una tracciabilità capillare di entrate e uscite obbligatoriamente su conti correnti, controllabili e controllati. Mediamente più legalità, meno evasione, più certezze e garanzie sono risultati non da poco in Paesi dove tra l’altro, soprattutto i giovani, trovano impieghi e lavori con molto meno difficoltà che da noi. In Italia siamo in grave ritardo con la sensazione che alcune logiche perverse, giustificative, furbesche e sommerse, sintetizzabili nell’espressione “l’importante è che giri l’economia”, finiscono con il danneggiare tutto e tutti, italiani ed immigrati. Non a caso siamo tuttora “timbrati” a livello mondiale come uno dei Paesi a maggior tasso di illegalità, evasione fiscale, economia sommersa e corruzione. Soluzioni ? Dalla cima: metter mano radicalmente a riforme strutturali su fisco (maggiori entrate) e contenimento della spesa pubblica (minori costi).

  3. Nel mio paese c’é un negozio di parrucchiera per donne gestito da un proprietario cinese che fa lavorare 3 ragazze italiane che dicono di essere molto contente per come vengono trattate: pagate regolarmente, in regola, mentre il proprietario precedente (italiano) le pagava, poco, in nero e poi dichiarava nelle spese costi che non aveva.
    Il servizio é ottimo e decisamente economico e rilasciano sempre la ricevuta.

  4. All’anonimo gussaghese sarebbe troppo facile dire che un’eccezione conferma la regola, anche se preferirei che queste eccezioni fossero così numerose da non essere più eccezioni.
    L’ idea di Andrea di “abbassare l ‘asticella legale ” mi pare interessante, anche se andrebbe specificata nei dettagli.
    Il solito prolisso ma spesso attento Stradivarius risolve il problema con una duplice riforma.
    Il tema mi pare più sottile. Un eccessivo divario fra l’essere ‘in regola ‘ ed il non esserlo spinge il bisognoso, specialmente se senza residenza o cittadinanza, a farsi spazio nell’irregolarità e nella corruzione. Cioè l’alto livello e il conseguente costo della posizione ” legalmente in regola, sindacalmente in regola, fiscalmente in regola, burocraticamente in regola ” rende così complesso, incomprensibile, costoso l’approccio al lavoro e al commercio “in regola “, che si pensa sia meglio svicolare. Se si pensa che quasi tutte le attività hanno una trentina di incombenze, licenze, certificati,obblighi è facile capire quanta sia la differenza è i diversi oneri a carico di un “regolare” e di un ” in nero ” !!

    • I dipendenti in nero, i pagamenti in nero, non sono affatto eccezioni nel nostro sistema produttivo. Valgono circa il 30% del PIL. Lavorare in nero e pagare in nero é la base della concorrenza sleale. Se non si pagassero in nero i dipendenti anche gli immigrati verrebbero pagati come gli italiani e non vi sarebbe concorrenza sleale nemmeno tra lavoratori.

    • pagare in nero i dipendenti, non fare fatture e dichiarare spese inesistenti sono un’eccezione solo nel mondo dei sogni del sandro.

    • La riforma che auspico significa rendere “obbligatoriamente conveniente” pagare tasse e contributi previdenziali (modello Gran Bretagna) anzichè lasciare che si faccia di tutto e di più per evaderle, eluderle, aspettare sanatorie, depenalizzazioni, condoni, indulti che prima o poi arrivano (modello Italia). A valle si riducono lavoro nero, economia sommersa, ecc.

  5. Abbassare l’asticella concretamente per me significa: tasse più basse, nessun vincolo sugli orari, vincoli Asl (quelli sull’altezza dei soffitti e le misure dei bagni, per capirci) e quant’altro ridotti, burocrazia azzerata. Ma se non rispetti quei parametri minimi la paghi cara… Un po’ come avviene nei paesi anglosassoni…

  6. Ok. Ma il sindacato, responsabile nel bene e nel male di alti costi, vincoli e rigidità nel mondo del lavoro,….che deve fare ? Cercar di abbassare l’asticella dei diritti acquisiti ( a volte eccessivi, come ad es., se confrontato coi cinesi, ( anche cinesi in Italia) il numero dei giorni di ferie ) ?? Non mi pare praticabile. Dovrebbe aumentare il controllo sull’illegalità e la corruzione ? Mi pare improbabile che il sindacato a cui “sfuggono” i furbetti del cartellino riesca a fare seri controlli, oltretutto rischiando un drammatico scontro con i controllandi, i disperati provenienti dall’Africa o dai ghetti, a cui dovrebbe contestare varie irregolarità

  7. Se abolissimo tutti coloro che sbagliano, scomparirebbe mezza Italia. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico ! Combattere le truffe dei furbetti, la corruzione negli apparati pubblici, gli sprechi e il degrado è un dovere anche del sindacato.

  8. Trovo estremamente urgente fissare dei paletti di legalità al di sotto dei quali chiunque non può andare. E questo vale anche per colf e badanti. Paletti che tengano conto della dignità delle persone, che non paghino mille euro la badande che sacrifica il giorno e la notte per accudire un malato che, con un’infermiera, costerebbe il triplo. Fissati questi paletti si potrebbe finalmente agire ad “armi pari” e quindi anche gli italiani potrebbero finalmente fare tutti quei lavori che i benpensanti dicono che rifiutano (certo, senza tutele e sottopagati vorrei vedere loro…) e si potrebbe finalmente definire il vero fabbisogno di manodopera straniera in Italia…

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