MOSTRAMI UNA MOSTRA/9. Al Ken Damy le regine di Mauroner (guarda le foto)

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Rubrica Mostrami una mostra, a cura di Enrica Recalcati. Il meglio sulle esposizioni di Brescia e provincia.
Rubrica Mostrami una mostra, a cura di Enrica Recalcati. Il meglio sulle esposizioni di Brescia e provincia.

di Enrica Recalcati – Eros Mauroner, fotografo, espone in Corsetto Sant’Agata, 22 nello Spazio Contemporanea del Museo Ken Damy.

Ventitré ritratti di donne non più giovani, immortalate in pose parallelamente riconducibili a famosissimi quadri, che riproducono regine, contesse, nobildonne o madonne.

Un’idea maturata dopo un primo ritratto alla madre di un amico: «Il ritratto fotografico mostra una persona per come è e anche per quello che vorrebbe essere, il suo sogno, il suo possibile. Gli occhi, lo sguardo, sono la porta che si apre sui mondi e le emozioni, che ognuno porta con sé».  Eros mi parla del suo lavoro, di fotografo e insegnante, di come dopo il primo scatto, sia balenata la consapevolezza che non doveva finire lì e dell’aiuto dell’amico Vincenzo Genna, operatore e animatore in alcuni istituti geriatrici, dell’hinterland milanese.

Folle il progetto, se si pensa alle difficoltà possibili e reali, legate ai permessi, alla burocrazia e al prevedibile delicato e difficile approccio con le signore.  Donne anziane, spesso malate, quando il tempo e gli anni, portano via non solo l’energia e la vitalità, ma anche la cognizione, la memoria, l’orientamento spazio-temporale.

In un contesto complesso e dal carico umano così intricato, Eros Mauroner è riuscito a ordire una trama, tessuta di sguardi, di sorrisi, di emozioni profonde.

Ogni ruga, atteggiamento o posa racconta una storia personale, un vissuto, nel bene e nel male, che traspare limpido, splendente, dalle immagini visibili in mostra.

«Con l’amico Enzo – mi spiega l’autore – abbiamo giocato con loro, abbiamo proposto loro una serie di ritratti della storia dell’Arte, ognuna ha scelto in libertà il quadro che voleva interpretare.  Poi abbiamo allestito le scene, come per gioco, con molte imperfezioni, come in tutte le cose vere, le nostre modelle sono state strepitose, hanno partecipato con dignità e fierezza».

Il progetto vuole portare i visi delle donne anziane e dei ritratti famosi a ritrovarsi insieme in un luogo senza tempo, una dimensione in cui si possano rivedere e riamare.

Il ritratto dipinto, di principi, imperatori, regine, condottieri, papi era sempre realizzato per l’eternità affinché venisse tramandato ai posteri.  Con l’avvento della fotografia tutti, o quasi tutte le classi sociali, hanno potuto beneficiarne.

Tutte le immagini sono per l’eternità, restano, trasformando il ricordo, in sensazione tangibile.

Mi soffermo rapita e leggo i cartellini accanto ai ritratti: Madame De Barry, Madame Latouche, La Dama con l’ermellino di Leonardo Da Vinci, Caterina Segredo Barbariga, La Donna velata di Raffaello, Ballerina spagnola con mantillia e pizzo, un Dürer in Ritratto di donna veneziana, la Duchesse De Polignac, L’annunciata di A. da Messina, il famosissimo Vermeer de La ragazza con l’orecchino di perla, Annette contessa di Vergennes in costume orientale, Una donna velata di Angelica Kaufmann.  Sono i particolari che mi affascinano, nello stupore mi colpiscono, impossibile essere indifferenti.

Noto la luce negli occhi in queste donne che a modo loro raccontano una vita, le pieghe della pelle, le rughe, il segno edematoso di un orologio tolto solo in quell’attimo, poco prima dello scatto. Quanta bellezza, senza tempo, senza età o luogo. Solo lo stupore abbraccia lo sguardo nello sguardo.

La mostra aperta fino al 18 marzo, dal giovedì al sabato dalle 15.30 alle 19.30, è da vedere.

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