Testamento biologico, Palazzolo è tra i primi comuni a introdurre (gratis) il registro Dat

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Testamento biologico
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(a.t.) Palazzolo è tra i primi Comuni della provincia di Brescia a introdurre il testamento biologico, o – a dir meglio – il registro Dat. Concetramente si tratta di un elenco certificato a cui una persona, dotata di piena capacità, potrà registrarsi per esprimere la propria volontà circa i trattamenti ai quali desidererebbe o non desidererebbe essere sottoposta nel caso in cui, per malattia o traumi improvvisi, non fosse più in grado di disporre il proprio consenso o il proprio dissenso informato.

Il provvedimento è stato approvato durante il consiglio comunale di inizio marzo, con il voto favorevole della maggioranza di centrosinistra, l’astensione di Lega e centrodestra e il solo voto contrario del consigliere Tarcisio Rugabotti, che ha definito la delibera come il preludio all’introduzione dell’eutanasia.

Ad oggi, nel comune guidato da Gabriele Zanni, – secondo un’indagine dell’associazione Maffeo Chiecca – ben  66 persone hanno già depositato presso un notaio le proprie volontà con un DAT. Ora farlo, attraverso il nuovo registro, sarà gratis per tutti.

Di seguito pubblichiamo il testo integrale del discorso con cui l’assessore competente, Nadia Valli, ha presentato la delibera.

ECCO IL TESTO

L’argomento che andiamo a discutere come ultimo punto della riunione è sicuramente un argomento molto delicato, che tocca profondamente le nostre convinzioni e ci interroga individualmente tutti sull’ultimo momento della nostra vita, la MORTE, argomento che sembra peraltro oggi diventato un tabù, forse l’unico rimasto nella nostra società (tanto che il nostro rapporto attuale con la morte a livello personale e sociale è segnato dal tentativo, più o meno cosciente, di rimuoverla, visto che utilizziamo diverse forme linguistiche per evitare di nominarla: é venuto a mancare, non è più tra noi, si è spento, è scomparso, non ce l’ha fatta).

Come giunta comunale abbiamo ritenuto doveroso presentare questa delibera, in attesa che il parlamento deliberi in materia, sia come nostra convinzione personale e morale, sia come opportunità offerta ai cittadini palazzolesi, visti i numerosi riscontri avuti sul territorio, uno per tutti le diverse centinaia di persone che hanno partecipato alle iniziative promosse dall’Ass. Maffeo Chiecca, attraverso la quale già 66 persone hanno depositato presso un notaio le proprie DAT. Esplicito da subito che cosa sono:

Documento con il quale una persona, dotata di piena capacità, esprime la sua volontà circa i trattamenti ai quali desidererebbe o non desidererebbe essere sottoposta nel caso in cui, nel decorso di una malattia o a causa di traumi improvvisi, non fosse più in grado di disporre il proprio consenso o il proprio dissenso informato. definizione del Comitato Nazionale di Bioetica .

Per l’approfondimento delle tematiche connesse sono stati molto proficui e interessanti gli incontri avuti con il dott. Angelo Lazzari, che è anche stato presente in commissione persona con precisazioni ed approfondimenti, disponibile a rispondere a diverse domande, soprattutto per quanto riguarda la proporzionalità delle cure.

Ma per avere un quadro di riferimento sul tema va fatta una premessa che riguarda i riferimenti legislativi
-innanzi tutto considerando dove sono già attive le DAT, in numerosi paesi stranieri per primi diversi stati degli Stati Uniti che legiferarono nel 1991 sul tema LIVING WILL, in Olanda il testamento biologico esiste dal 2001, in Spagna dal 2002, in Francia dal 2005, nel Regno Unito dal 2007, in Germania dal 2009.

– –Entrando quindi nel merito della delibera preciso che stasera dovremmo approvare un regolamento comunale per la tenuta del registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento più sinteticamente denominate con l’acronimo DAT.

quindi la nostra costituzione che all’art. 32 stabilisce che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge e che la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”
inoltre la carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea sancisce che il consenso libero e informato del paziente è un diritto fondamentale del cittadino afferente i diritti dell’integrità della persona
per ultimo, la convenzione sui diritti umani e la biomedicina di Oviedo del 1997 (refuso nella delibera), ratificata dal governo italiano con L. 145 del 28 marzo 2001, che sancisce all’art. 9 che i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che al momento dell’intervento non è in grado di esprimere la propria volontà, saranno tenuti in considerazione”

Il regolamento è composto da 8 articoli. 1- Il primo- istituisce il registro
2- il secondo – definisce i vari elementi: –

che cosa sono le DAT, potrà essere redatta dal Dichiarante in forma libera, oppure utilizzando il modello messo a disposizione dall’Ufficio dei Servizi Demografici (Mod. C), Tale documento dovrà essere debitamente compilato e sottoscritto, sia dal Dichiarante che dal/dai Fiduciario/

– le caratteristiche del registro, numero progressivo con indicazione del dichiarante e fiduciario

le caratteristiche del dichiarante, residente nel comune, maggiorenne persona in possesso della capacità giuridica e non

sia sottoposto ad alcun provvedimento restrittivo della capacità di agire
le caratteristiche del fiduciario, maggiorenne capace di intendere e volere



3- il terzo – come si presenta la DAT al comune, in busta chiusa firmata da dichiarante e fiduciario
4-il quarto – le caratteristiche e la modalità di tenuta del registro
5- il quinto- la revoca, modifica o rinnovo del registro
Gli ultimi tre articoli, 6-7-8, precisano che il registro non è pubblico, che l’iscrizione è gratuita e che la giunta ha facoltà di integrare il contenuto del regolamento con norme operative o gestionali.

Certamente a livello personale le DAt richiedono un percorso di elaborazione e una Riflessione sui propri valori morali di riferimento, sulle proprie preferenze e sulla propria concezione degli scopi della medicina, e certamente un tema chiave che si pone in modo trasversale a tutte le questioni etiche di fine vita è quello della proporzionalità dei trattamenti, (sui quali si è espresso in modo chiaro in un’intervista di qualche anno fa Ignacio Carrasco de Paula, allora presidente dell’Accademia Pontificia provita.)

ma come amministrazione abbiamo il dovere di offrire delle opportunità che possono essere accolte o meno dai cittadini.

chi è il funzionario accettante qual è il luogo del deposito

 

Consenso informato

Come ha recentemente confermato anche la Corte costituzionale, il consenso si configura oggi quale

«vero e proprio diritto della persona e trova fondamento nei principi espressi nell’art. 2 della Costituzione, che ne tutela e promuove i diritti fondamentali, e negli artt. 13 e 32 della Costituzione, i quali stabiliscono, rispettivamente, che “la libertà personale è inviolabile”, e che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”» (Corte cost. sent. n. 438 del 23 dicembre 2008) 1.

La volontarietà dei trattamenti sanitari è inoltre affermata in una serie di altre fonti giuridiche: dal diritto internazionale (Convenzione di Oviedo peraltro non ancora ratificata dall’Italia) a quello Europeo (Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, in vigore dal primo dicembre 2009), dalla legislazione (leggi 833 e 180 del 1978) alla stessa deontologia medica (Codice rinnovato nel 2006), fino ad essere riconosciuto dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione (sia civile che, in forma più limitata, penale).

Convenzione di Oviedo

Convenzione sui diritti umani e la biomedicina. Costituisce il primo trattato internazionale riguardante la bioetica, e rappresenta un pietra miliare per lo sviluppo di regolamenti internazionali volti a orientare eticamente le politiche della ricerca di base e applicativa in ambito biomedico, e a proteggere i diritti dell’uomo dalle potenziali minacce sollevate dagli avanzamenti biotecnologici. Promossa dal Consiglio d’Europa attraverso un comitato ad hoc di esperti di bioetica, e firmata a Oviedo il 4 aprile 1997 nell’ambito di una solenne cornice diplomatica, la Convenzione è stata integrata da tre protocolli aggiuntivi: (a) un protocollo sul divieto di clonazione di esseri umani, sottoscritto a Parigi il 12 gennaio 1998; (b) un protocollo relativo al trapianto di organi e tessuti di origine umana, sottoscritto a Strasburgo il 4 dicembre 2001; (c) un protocollo addizionale riguardante la ricerca biomedica firmato il 25 gennaio 2005 a Strasburgo. La Convenzione non è stata adottata da tutti i paesi dell’Unione Europea: Gran Bretagna, Germania, Belgio, Austria e altre nazioni non l’hanno sottoscritta, mentre altri paesi – tra cui Francia, Svezia e Svizzera – l’hanno sottoscritta ma non ancora recepita. L’Italia ha recepito la Convenzione attraverso la legge del 28 marzo 2001 n. 145, ma non ha ancora predisposto gli strumenti per adattare l’ordinamento giuridico italiano ai principî e alle norme della Convenzione e dei Protocolli. La Convenzione è strutturata in 14 capitoli, per un totale di 38 articoli, preceduti da un preambolo che riporta i motivi ispiratori della Convenzione; tra questi ha particolare rilievo il concetto che un uso improprio della biologia e della medicina può minacciare la dignità e i diritti dell’uomo. Alcuni articoli, che riguardano essenzialmente il divieto di manipolazione genetica dell’uomo, la discriminazione su basi genetiche e l’uso di embrioni umani per la ricerca, non sono passibili di restrizioni e assumono quindi carattere di veri e propri principî incondizionati., recentemente, la Corte di Cassazione, Sezione Prima Civile, sentenza 16/10/2007, n. 21748, ha espressamente rilevato che «sebbene il Parlamento ne abbia autorizzato la ratifica con la legge 28 marzo 2001, n. 145, la Convenzione di Oviedo non è stata a tutt’oggi ratificata dallo Stato italiano», specificando al contempo però che «da ciò non consegue che la Convenzione sia priva di alcun effetto nel nostro ordinamento» in quanto «all’accordo valido sul piano internazionale, ma non ancora eseguito all’interno dello Stato, può assegnarsi (…) una funzione ausiliaria sul piano interpretativo: esso dovrà cedere di fronte a norme interne contrarie, ma può e deve essere utilizzato nell’interpretazione di norme interne al fine di dare a queste una lettura il più possibile ad esso conforme».

La Convenzione di Oviedo, trattato internazionale non ancora ratificato in Italia ma utilizzato come ausilio interpretativo, stabilisce che «i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione» (art. 9). Il codice di deontologia medica, che non ha forza di legge ma vincola i componenti della professione, stabilisce che di fronte ad un paziente non in grado di esprime le sue volontà, il medico «deve tenere conto nelle proprie scelte di quanto precedentemente manifestato dallo stesso in modo certo e documentato». Ed il codice deontologico dell’infermiere aggiunge che «L’infermiere, quando l’assistito non è in grado di manifestare la propria volontà, tiene conto di quanto da lui chiaramente espresso in precedenza e documentato».

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