Sinistra italiana: chiudere subito la terza linea dell’inceneritore

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L'inceneritore di A2A

Chiusura immediata di una delle tre linee dell’inceneritore, giudicata “del tutto superflua”. A chiederlo – con una nota che non riporta nomi in calce – è il “coordinamento provvisorio” (sic) di Sinistra italiana, movimento a cui sono vicini anche esponenti della maggioranza di Palazzo Loggia. Nel comunicato, inoltre, si chiede l’eliminazione totale dei cassonetti, affermando che “il nuovo sistema comporta un sensibile aumento della tariffa e non riduce la produzione pro capite dei rifiuti”.

IL TESTO INTEGRALE

Rifiuti e inceneritore a Brescia. La posizione di Sinistra italiana.
Visto il dibattito suscitato negli scorsi giorni dalla diffusione dei dati relativi ai rifiuti conferiti all’inceneritore cittadino reputiamo opportuno intervenire ribadendo i principi che hanno ispirato Sinistra italiana nel suo agire amministrativo ed offrire alcune soluzioni possibili alla situazione di difficoltà ambientale che segna la nostra città capoluogo.
Gli inceneritori hanno impatti ambientali diretti e indiretti soprattutto sui territori immediatamente circostanti. L’impianto di incenerimento A2A di Brescia è nato e ha ragion d’essere unicamente per smaltire i rifiuti urbani non ulteriormente differenziabili prodotti localmente, in virtù del principio di prossimità. Si tratta dell’impianto più grande d’Italia e uno dei più grandi d’Europa. Questa dimensione distorce sensibilmente il ciclo dei rifiuti locale, regionale e forse anche nazionale, che deve essere orientato verso il recupero di materia e l’economia circolare. Il risparmio energetico e lo sviluppo continuo di tecnologie in grado di produrre e distribuire calore senza attivare processi di combustione consentirebbe già oggi di soddisfare il fabbisogno di calore della città anche con una riduzione significativa dei rifiuti inceneriti. Pertanto, ci auguriamo che avvenga subito un riequilibrio.
Negli ultimi anni il TU di Brescia ha bruciato i seguenti quantitativi (RSU residui della città nel 2016 circa 74 mila tonnellate): 2014: 739,567 – 2015: 686,576 – 2016: 725,155
Un impianto sovradimensionato che brucia, mescolati nelle tre linee, circa 730 mila tonnellate di rifiuti urbani e speciali (ovvero di origine industriale, commerciale e agricola), di cui meno della metà provenienti dal bacino provinciale. Al momento quindi risulta snaturata la funzione dell’inceneritore stesso. Il tutto in un’area particolarmente critica per la qualità dell’aria, già sanzionata con condanna definitiva della Corte di giustizia europea, e con un impianto di incenerimento che emette ogni anno circa 300 tonnellate di ossidi di azoto, il 15% del totale cittadino, precursori del PM10, anche grazie ad un sistema di abbattimento dei fumi poco efficiente.
La città di oggi e di domani deve investire sull’efficienza energetica degli edifici, al fine di diminuire la domanda di energia termica, e sulla produzione di calore con tecnologie come le caldaie a condensazione e le pompe di calore. Tutto questo ovviamente coadiuvato da un più forte orientamento a favore delle fonti energetiche rinnovabili.
Le nostre proposte

Per evitare la “rotta di collisione” in cui si trova il sistema Brescia di gestione dei rifiuti e rimetterlo nella giusta direzione, richiamiamo alcuni punti di riferimento ormai ineludibili rispetto all’evoluzione europea e nazionale della normativa, della cultura ambientale e sanitaria, delle pratiche sociali e industriali più innovative:
1. I rifiuti, in particolare per il nostro Paese, rappresentano il “giacimento minerario” più ricco da cui attingere materie prime seconde da rigenerare in nuovi prodotti, per cui sempre meno possiamo permetterci di sprecarli. Da qui lo sviluppo necessario di una raccolta differenziata spinta dei rifiuti urbani, attraverso il “porta a porta” e una tariffazione che premi i cittadini virtuosi, nonché lo sviluppo di tecnologie per il recupero di materia, anche per i rifiuti speciali.
2. In particolare nel bacino padano, e a Brescia ancora di più, bisogna ridurre drasticamente tutti i processi di combustione per riportarsi sotto i limiti di concentrazione degli inquinanti che tutelino la salute delle persone, in particolare dei bambini. A Brescia l’inceneritore, che già oggi ha dimensioni sproporzionate rispetto alla produzione di rifiuti indifferenziabili, va gradualmente ridimensionato ai “reali fabbisogni” locali, escludendo da subito l’importazione di rifiuti da fuori provincia, palesemente incompatibile con gli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria.
In concreto, per quanto riguarda il futuro dell’inceneritore di Brescia questi punti di riferimento si traducono necessariamente in alcuni vincoli:
Incenerimento di rifiuti urbani provenienti rigorosamente ed esclusivamente dal bacino provinciale, come prevede, peraltro, il piano rifiuti della Provincia di Brescia e la normativa nazionale ed europea.

In fase transitoria si può pensare ad una quota aggiuntiva di rifiuti speciali pari ad un massimo del 30% degli urbani, preferibilmente reperiti in ambito provinciale, ed escludendo comunque rifiuti palesemente riciclabili e rifiuti con codice a specchio (pericolosi/non pericolosi). Sarà opportuno fissare un limite alla capacità di incenerimento ben al di sotto del quantitativo bruciato nel 2016 e un rapporto tra speciali e urbani inceneriti al massimo di 1 a 3.

Nell’immediato, la chiusura di una delle tre linee, del tutto superflua e da mettere in riserva per casi di emergenze impiantistiche o di manutenzione sulle altre linee.

Pur introducendo la raccolta domiciliare per tre frazioni, il nuovo metodo di raccolta dei rifiuti in città contraddittoriamente mantiene i cassonetti stradali per la frazione organica e l’indifferenziato. Nei giorni scorsi abbiamo avuto conferma che, come avevamo previsto, prima ancora di raggiungere tutta la città, il nuovo sistema comporta un sensibile aumento della tariffa e non riduce la produzione pro capite dei rifiuti. Solo l’eliminazione dei cassonetti stradali e l’adozione del sistema integrale porta a porta consente di raggiungere obiettivi di rilievo. Fondamentale è l’applicazione della tariffazione puntuale, impossibile da applicare con il sistema misto.

E’ evidente che su questi punti va aperto un confronto serrato sia con il Comune di Brescia, che ospita l’impianto e che con quello di Milano controlla A2A, sia con la Regione Lombardia, le cui decisioni in merito alle nostre richieste dimostreranno il grado di attenzione alla salute dei bresciani.
Il coordinamento provvisorio di Sinistra Italiana Brescia

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