Province senza soldi, i cinquestelle: il Pd è causa e piange miseria

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Vito Crimi
Vito Crimi

«Non ci sono soldi per le province lombarde. E così, dopo essere stati già espropriati del diritto di voto, i cittadini si vedono azzerare anche i servizi», a dirlo sono i parlamentari bresciani del Movimento 5 Stelle Claudio Cominardi, Ferdinando Alberti, Vito Crimi, Giorgio Sorial, Tatiana Basilio e Giampietro Maccabiani. Che motivano anche il rifiuto a sottoscrivere l’appello lanciato dal presidente della Provincia Pier Luigi Mottinelli e raccolto da tutte le altre forze politiche.

«Ora i presidenti dei consigli provinciali presentano esposti alle procure per denunciare l’assenza di fondi. – attaccano i deputati del M5S – La situazione è grave e non la vogliono risolvere. Riteniamo che questa iniziativa sia l’ennesimo fumo negli occhi per i cittadini, un altro strumento di distrazione di massa. Questa classe politica, della quale i presidenti delle province sono la massima espressione (non eletti dai cittadini ma “nominati” dai loro stessi compagni di partito, i consiglieri comunali), ha fallito su tutta la linea.»

E ancora: «Era necessario abolire completamente i consigli provinciali, dai Presidenti alla macchina amministrativa, mantenendo invece i fondi destinati ai servizi. Avevano una grande occasione per mantenere le promesse fatte in campagna elettorale: abolire, davvero, le province, ma alla fine hanno varato una riforma catastrofica: senza copertura costituzionale, senza una ripartizione delle competenze e senza le risorse economiche opportune a far fronte ai servizi che prima erano di competenza delle province. Altro che abolizione delle province: hanno abolito le risorse!»

«Il presidente della provincia di Brescia Mottinelli tra i firmatari dell’esposto – concludono i grillini – oggi dichiara il suo pieno sostegno a Renzi, cioè è la causa di questa situazione. siamo alla farsa. Le province sono ancora lì, con i loro costi e la loro macchina amministrativa da sfamare. Ad essere sparite sono le risorse (ridotte e in alcuni casi azzerate) necessarie a garantire i servizi ai cittadini. Hanno causato questa situazione e oggi piangono miseria. Ancora una volta ci ritroviamo a ripeterlo: ve lo avevamo detto.»

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  1. La Legge Del Rio si sta palesando ciò che si temeva leggendone l’impianto: azzerare le risorse senza indicare sin nei minimi dettagli la ripartizione completa delle precedenti competenze tra Regioni e Comuni e senza pensare alla zavorra dei costi fissi delle strutture preesistenti, sta portando al caos istituzionale ed all’impossibilità di restituire ai cittadini quel minimo di servizi che ancora sono previsti. Insomma, un classico all’italiana: si parte a caso, si va avanti a tentoni e non si arriva mai all’obiettivo prefissato. Con l’aggravante delle responsabilità politiche che pesano totalmente sul defunto Gioverno Renzi e sul suo erede naturale cioè il Governo Gentiloni. Brutta storia.

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