Terrorismo? I bresciani temono di più la delinquenza comune

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Stazione di Brescia
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Le notizie sul terrorismo si susseguono sui media con cadenza quasi quotidiana. Ma a spaventare i bresciani non è tanto l’ipotesi di possibili attentanti nella Leonessa. Bensì la delinquenza comune. E’ quanto emerge dall’indagine condotta da BsNews.it, che – nella giornata di oggi – ha condotto una serie di interviste qualitative sulla percezione che i cittadini hanno della sicurezza.

Circa 50 le persone intervistate dall’inviata del sito, Caroline Adams, che si è mossa soprattutto nella zona della Stazione ferroviaria e del centro commerciale Freccia Rossa. E nelle risposte dei bresciani non sono mancate sorprese…

LA SICUREZZA SECONDO I BRESCIANI

I recenti fatti di Svezia e Russia hanno scosso le coscienze di molti. Ma il rischio di attentati non pare la principale preoccupazione delle persone intervistate, nonostante non siano mancati i segnali di allerta anche nella provincia di Brescia. Tra questi segnaliamo i casi della giovane italiana di buona famiglia indagata per terrorismo, del tunisino di Edolo che voleva organizzare un attentato in Italia oppure dei due stranieri che programmavano un attentato alla base militare di Ghedi.

Casi isolati, secondo i più. Perché a dichiarare una reale paura di attentati terroristici è stata soltanto una persona su dieci (“I giornali alimentano timori ingiustificati”, “Brescia non è Milano o Roma”, hanno detto in prevalenza gli altri nove). Mentre quasi l’80 per cento ha dichiarato – a vario titolo – di temere la delinquenza comune e ha invocato maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine (la pubblica sicurezza, lo ricordiamo, fa capo allo Stato e non ai Comuni, che pure spesso provano a sopperire attraverso la Polizia locale). Un dato significativo, anche se quasi certamente falsato dal fatto che le interviste sono state fatte in una delle zone più calde della città.

Più d’uno – in particolare –  ha lamentato la carenza di controlli nelle zone più delicate, qualche anziano ha indicato nel fenomeno migratorio la causa delle proprie paure, il 30enne Marco ha chiesto più telecamere, mentre per una coppia di giovani residenti “il problema principale del quartiere sono gli schiamazzi e le risse notturne”.

In pochi – tutti maschi – hanno detto invece di non avere alcun timore per la propria incolumità. “La vera questione è la mancanza di lavoro”, ha sottolineato qualcuno. Ma su tutti spicca la risposta di un distinto italoamericano a passeggio in via Vantini, che – alla nostra domanda – ha affermato candidamente: “Dopo aver vissuto a Detroit per vent’anni non ho più paura di nulla”.

 

 

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