MOSTRAMI UNA MOSTRA/22. I tappeti di Zaleski vestono il Grande

Diciotto tappeti della collezione del finanziere Romain Zaleski sono esposti nel Ridotto del Teatro Grande fino al 4 giugno 2017

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Diciotto tappeti della collezione del finanziere Romain Zaleski sono esposti nel Ridotto del Teatro Grande fino al 4 giugno 2017, foto di Enrica Recalcati, www.bsnews.it
Diciotto tappeti della collezione del finanziere Romain Zaleski sono esposti nel Ridotto del Teatro Grande fino al 4 giugno 2017, foto di Enrica Recalcati, www.bsnews.it

di Enrica Recalcati –  Diciotto esemplari tra i meravigliosi 1325, sono esposti nel Ridotto del Teatro Grande fino al 4 giugno 2017.

Il finanziere franco-polacco Roman Zaleski vorrebbe donare a Brescia, tramite la Fondazione Tassara, la sua incredibile collezione di tappeti e arazzi.  Una raccolta così preziosa da essere considerata la più completa del mondo.

“Serenissime Trame” tra Brescia e Venezia, Tappeti della collezione Zaleski, offre alla città di Brescia l’opportunità di poter condividere la straordinarietà di questa raccolta la cui vastità in soggetti, trame e provenienza ha un pregio quasi inestimabile.

L’evento è collegato all’esposizione museale in corso a Venezia nel palazzo tardo gotico della Ca’ d’Oro, dove insieme a 26 antichi tappeti, capolavori del Quattro e Cinquecento, fanno bella mostra dipinti del Rinascimento italiano provenienti da vari musei.

Rubrica Mostrami una mostra, a cura di Enrica Recalcati. Il meglio sulle esposizioni di Brescia e provincia.
Rubrica Mostrami una mostra, a cura di Enrica Recalcati. Il meglio sulle esposizioni di Brescia e provincia.

La mostra, in anteprima italiana, presenta 18 tappeti “transilvani” databili fra il Cinquecento e il Seicento, offrendo un ideale viaggio storico-artistico dalla Venezia quattrocentesca, attraverso la Brescia cinquecentesca, fino alle regioni balcaniche europee del XVII secolo, dove questi esemplari furono ammirati e conservati.

Infatti “Transilvani” significa annodati anatolici che provengono dall’attuale Romania, quando era dominata dagli Ottomani.

Un assaggio, di grande appetibilità, che si spera diventi un museo permanente in Crociera San Luca o altra sede. Darebbe lustro alla nostra città, rendendola patrimonio di una manifattura di eccellente bellezza.

Della collezione fanno parte tappeti provenienti da India, Persia, Caucaso, Anatolia, Egitto, Spagna, rari esemplari cinesi e dalle oasi del Tarin: una ricerca durata trent’anni, un patrimonio rarissimo, che sarebbe un peccato perdere.

L’allestimento nel Ridotto del Teatro Grande è unico per colori e temi, con predominanza del “disegno a nicchia” dal forte valore simbolico. Trasmettono un antico nobile linguaggio, tema comune alle tre religioni abramitiche.

Tralci vegetali, lampade da moschea, arabeschi, epigrafi, piccoli rombi o esagoni.

Mi siedo per osservare meglio e mi sento rapita dal tappeto a sei colonne con nicchie azzurre e bordo a cartigli esagonali fioriti, così come vorrei calpestare a piedi scalzi il tappeto a doppia nicchia con medaglione e tralci radiali di giacinti e bordo con rosette.

Queste bellissime e rarissime trame si possono ammirare ogni sabato e domenica dalle 10 alle 21, ingresso libero.

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Diciotto tappeti della collezione del finanziere Romain Zaleski sono esposti nel Ridotto del Teatro Grande fino al 4 giugno 2017, foto di Enrica Recalcati, www.bsnews.it
Diciotto tappeti della collezione del finanziere Romain Zaleski sono esposti nel Ridotto del Teatro Grande fino al 4 giugno 2017, foto di Enrica Recalcati, www.bsnews.it

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  1. Ah, quindi Zalesky ha 1325 tappeti. Ma non ci sarà un po’ di polvere finita sotto questa migliaiata di tappeti di valore inestimabile ? Da “Il Foglio” on-line del 1 febbraio 2016 riprendo questa bella notiziola, arcinota nel mondo della Finanza :”Nel 2013 viene firmato l’accordo per il salvataggio della Carlo Tassara dell’imprenditore franco-polacco Romain Zaleski, grande amico, alleato e socio di Giovanni Bazoli. Cinque anni prima la sua società aveva un patrimonio di 11 miliardi con 5,3 miliardi di debiti e in portafoglio il 5,9 per cento della Banca Intesa. Il crac delle Borse ha trascinato con sé il finanziere dai piedi d’argilla che ha accumulato debiti per 1,2 miliardi con Intesa, mezzo miliardo con Unicredit, 200 milioni con Mps e 150 con Ubi. Il salvataggio consiste nel trasformare una buona parte dei crediti (650 milioni) in quote della Tassara. Insomma le banche diventano azioniste di una società tecnicamente fallita sperando che si riprenda, ma immobilizzando così una parte delle proprie risorse che sarebbero potute servire per prestiti ad aziende senza un glorioso passato, ma con un probabile avvenire.” E’anadta coì. Ma, da veggente, vedo qualche tappeto di un unico finanziere con 1.750 milioni di euro di debiti solo con quattro banche collocato là nelle segrete stanze ove si tenevano e si tengono i Consigli di Amministrazione di Intesa, Unicredit, Mps o Ubi…

  2. I tappeti caro Nostradamus sono circa 1350 e sono belli e di quelli ho scritto! I problemi economici di cui dici sarebbe meglio trascriverli in una rubrica più idonea! Io mi occupo di mostre e della loro bellezza!

    • Anch’io ho tre tappeti orientali, bellissimi e di grande valore: un Tabriz, un Kazak Daghestan ed un Isfahan. E li ho potuti comprare in quaranta anni di duro lavoro da dipendente con zero lire e poi euro di debiti con banche o finanziarie. L’etica degli affari e la finanza non hanno niente a che vedere con qualche milionata di euro di tappeti appartenenti ad un finanziere d’assalto, sponsorizzato tutta la vita da banche e banchieri, ora da collocare in una mostra permanente ? Dipende dalle opinioni. Infatti, a Volterra ho visitato di recente una nota e frequentatissima mostra degli strumenti di tortura. E il mio pensiero è inevitabilmente andato a torturati e torturatori più che ai mezzi di tortura…

    • MuSa sta, in realtà e nemmeno troppo sommessamente, non già per Museo di Salò evocando al contempo una delle divine creature custodi dell’arte e nate da Zeus e Mnemosyne, ma per…Mussolini a Salò. Alla larga da un luogo dove, con una valangata di pretesti più o meno artistici, si rispolverano alla chetichella e riverniciati a nuovo i miti più neri, cupi e sanguinari che hanno attraversato il Novecento. Follìa, per restare in tema, è proporre al pubblico un’ immagine di Adolf Hitler o un busto di Benito Mussolini pensando che l’arte “prescinda dalla storia” o possa essere usata come “strumento di riconciliazione e rivisitazione storica”.

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